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Quando crescere all’asilo nido è proprio un Arcobaleno

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I genitori della piccola Agata raccontano tre splendidi anni di esperienza

Staccarsi dai propri figli, specialmente quando sono poco più che neonati, è sempre difficile per un genitore. Ma quando si trova una struttura come l’asilo nido l’Arcobaleno, la separazione diventa crescita ed è tutto più facile.

Giulia Nerli e Michele Masotti, quasi al termine del percorso della loro Agata all’asilo Arcobaleno, vogliano raccontare la loro esperienza e ringraziare le maestre con una bella testimonianza.

Questa sera il servizio completo nell’approfondimento in coda al Tg.

“L’Asilo Nido è un’esperienza unica, a nostro avviso una tappa fondamentale come occasione di crescita per tutta la famiglia. Il nostro ingresso al Nido si è distinto per un inserimento armonioso, “fin troppo facile, sembra che Agata ci sia sempre stata!”, per usare le parole delle educatrici. Difatti e fortunatamente questo momento che segna il primo vero distacco da quelle che sono le figure primarie di attaccamento è stato ben accettato dalla nostra bambina.

Parliamo volutamente di “nostro” poiché la dimensione comune, non solo del bimbo dunque, è ciò che ha segnato la nostra esperienza triennale. Punto cardine di ogni struttura educativa è difatti (o dovrebbe essere) il coinvolgimento di tutta la famiglia del bambino che viene accolto, l’intessitura di un rapporto con questa, affinché il primo entusiasmante tratto nel viaggio della socializzazione e della vita stessa possa essere seguito di concerto, condividendo la stessa metodologia educativa.

Proprio la comunicazione nido-famiglia diviene essenziale affinché avvenga una costruzione del Sé il meno possibile frastagliata ,ove non si disperdano più modelli educativi che, se non coordinati, possono creare disagi.

All’Asilo Nido L’Arcobaleno di questa co-educazione ne hanno fatto un punto di forza al fine di perseguire lo stesso obiettivo che è la crescita emotiva, sociale e cognitiva di ogni bambino. Il dialogo è sempre stato centrale e così il confronto quotidiano; ciò non è affatto scontato e il pericolo che le strutture educative siano, si passi il termine, “parcheggi per infanti” può concretizzarsi.

Già all’inizio le nostre emozioni e le nostre aspettative non sono state deluse. Abbiamo intrapreso questo viaggio con la consapevolezza che un ambiente stimolante potesse gettare semi su quel terreno fertile che è ogni bambino. Nel nostro piccolo orticello chiamato Agata i fiori non hanno tardato a germogliare, perché abbiamo avuto la fortuna di incontrare le migliori “seminatrici” possibili. Educatrici motivate, sorridenti, animate da una voglia di fare toccabile con mano, con un atteggiamento di ascolto mai giudicante e sempre aperto al confronto, un atteggiamento che non lascia neanche per un attimo trapelare un briciolo di comprensibile stanchezza.

Il secondo anno, data l’età, si è caratterizzato per le numerose attività che si sono intensificate e seguendo il filone dell’anno precedente, “la natura” (con l’utilizzo di materiali per stimolare i sensi), il progetto educativo si è dunque occupato di cibo. Hanno manipolato alimenti, fatto pigmenti naturali dove hanno intinto frutta e verdura, divenuti quindi i loro timbri per colorare fogli e tessuti.

In giardino poi, si sono improvvisati piccoli giardinieri con semi e piantine; all’inizio di quest’anno il giardinaggio è stata un’altra occasione di laboratorio comune tra erbe aromatiche e fiori. E tale attività è proseguita anche con i ragazzi dell’istituto Caselli di Siena, favorendo così un ulteriore ponte tra la comunità-asilo e la comunità cittadina.

Questo secondo anno è stato per noi l’inizio di alcune problematiche personali di salute; ed è qui, va detto, che abbiamo più che mai sentito l’appoggio delle educatrici, specie nel monitorare Agata, attente a che le difficoltà suddette non si ripercuotessero nella sua serenità.

Occorre rimarcare che ciò è possibile solo con persone che non intendono il loro lavoro come una mansione da sbrigare, dove attenersi semplicemente a regole scritte senza alcun travaso emotivo proprio, senza inventiva, senza altri apporti personali dettati dall’esperienza e dall’amore per i bambini. Per essere chiari il più possibile: qui si respira un voler bene.

L’asilo si è confermato un terreno fertile e stimolante su tutti i fronti. A diciotto mesi, ad esempio, abbiamo trovato Agata a contare le mollette per stendere i panni; fino a dieci! Ciò lo ha imparato dalle attività di routine come l’appello mattutino; contando insieme gli”strappini” delle scarpe per toglierle e rimetterle: uno, due e tre, contando insieme. Ogni momento, insomma, è buono per incentivare la conquista dell’autonomia ed insegnare il più possibile, in questo caso, anche le basi della matematica!

In sostanza, all’Asilo l’Arcobaleno si cerca di fare la cosa più difficile e per ciò più importante dell’intera esistenza: rendere questi piccoli esseri umani autonomi attraverso un attento e amorevole processo di crescita.

Ed è per questo che quando diciamo ad Agata che il prossimo anno dovrà andare alla “scuola dei grandi”, lei risponde crucciata che è piccola e che vuole andare sempre a “Vico Alto”.

A dire la verità anche noi forse ci sentiamo ancora piccoli all’idea che lei lasci “Vico Alto” per la “Scuola dei grandi””.