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Mistero di Ustica, da Siena potrebbero arrivare risposte sul giallo del suicidio dell’uomo radar
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Mistero di Ustica, da Siena potrebbero arrivare risposte sul giallo del suicidio dell’uomo radar

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I resti del maresciallo addetto al radar la notte di Ustica sono all’istituto di medicina legale dell’università di Siena dove verranno analizzati

A distanza di 37 anni si indaga ancora sulle misteriose morti di persone che la notte della tragedia di Ustica (27 giugno 1980)  videro qualcosa che ancora nessuno ha svelato. A riportare la notizia è il quotidiano Il Tirreno di Grosseto.

Sono infatti all'istituto di medicina legale delle Scotte di Siena i resti del maresciallo dell’Aeronautica Mario Alberto Dettori, esumati, dopo quasi trent’anni.

Scrive Il Tirreno: era il 30 marzo 1987 quando il maresciallo dell’Aeronautica fu trovato morto, appeso a un albero in una piazzola sulla strada delle Sante Mariae che guarda verso l’Ombrone a Istia. Dettori la notte della strage dell’Itavia era in servizio alla base di Poggio Ballone. Gli occhi fissi sui tracciati radar, quella notte probabilmente vide qualcosa che gli fece dire alla moglie e alla sorella, la mattina successiva alla strage di Ustica, che nel cielo sopra Grosseto "era stata sfiorata la terza guerra mondiale".

Dettori vide cosa accadde al DC-9; tornato a casa, sconvolto, disse alla moglie che quel giorno era “successo un casino”. “Qui vanno tutti in galera”, disse Mario alla moglie Carla. E poi, il giorno dopo, a sua cognata Sandra: “Siamo stati a un passo dalla guerra. C’era di mezzo Gheddafi.”

Dettori viene mandato in Francia per un avvicendamento di 6 mesi alla base aerea di Cap Martin ma rientra in anticipo, viene messo in prepensionamento. Tornato dalla Francia comincia a comportarsi in modo strano, ha - per la prima volta in vita sua - frequenti mal di testa, è convinto di esser spiato; una perizia medica gli diagnostica una sindrome da stress post-traumatico. Poche settimane dopo viene ritrovato da un collega dell’aeronautica impiccato a un albero lungo il greto del fiume. Il corpo venne seppellito l’indomani, senza autopsia. “Al funerale aveva provveduto l’Aeronautica, anche ai fiori a nome dei parenti”, dichiarerà la cognata ai giudici.

Dettori dalla sera della tragedia di Ustica non era stato più lo stesso, ma mai - secondo la figlia Barbara - si sarebbe ucciso. E infatti, proprio sulla base dell’esposto presentato dalla donna, la Procura ha deciso di riaprire un caso che altro non è se non uno dei più grandi misteri d’Italia.

Un suicidio sul quale in pochi hanno creduto, e che, pur con tutte le differenze, ha tante analogie con quanto avvenuto a David Rossi.

I resti del maresciallo sono all’istituto di medicina legale dell’università di Siena dove verranno analizzati. A distanza di trent’anni si cerca quello che allora, nel 1987, non fu ritenuto importante sapere. Ovvero se Dettori si sia ucciso o se invece dietro alla sua morte si nasconda altro. Barbara Dettori, la figlia del maresciallo, ha presentato un esposto ai magistrati di via Monterosa, insieme all’associazione antimafia Rita Atria. Nell’esposto c’è semplicemente scritto che trent’anni fa, quando Dettori fu trovato morto, non fu disposta l’autopsia. Il procuratore capo Raffaella Capasso ha deciso di riaprire il caso. Con lei lavora a questo caso anche il sostituto Maria Navarro.

Ora sarà necessario aspettare i risultati delle analisi del medico legale Mario Gabbrielli che ha portato all’istituto senese i resti del maresciallo. Resti che potrebbero dare delle risposte, tra un paio di mesi. Poi, probabilmente, la Procura sentirà chi c’era quella notte a Poggio Ballone, dove già nei giorni dopo la morte di Dettori, in molti nutrivano dubbi sul fatto che il maresciallo si fosse ucciso.

Altre morti sospette sono avvenute di persone che la notte della tragedia di Ustica potevano aver visto qualcosa che non dovevano, e tutte queste persone sono legate a Grosseto. Delle famigerate morti sospette si è tornato a parlare anche grazie alla rinnovata attenzione riguardo l'incidente del 28 agosto 1988Ramstein, in Gemania, dove persero la vita tre militari (il tenente colonnello Mario Naldini, il parigrado Ivo Nutarelli e il capitano Giorgio Alessio) insieme a 67 civili che assistevano all’esibizione delle Frecce Tricolori. I feriti furono oltre 340. Secondo un'inchiesta interna condotta dall'aeronautica militare italiana, la strage dell'Airshow Flugtag fu causata da un errore umano.  Il rapporto ufficiale rimasto segreto per 25 anni, imputava il disastro ad una manovra errata compiuta dal solista, il caccia Pony 10 comandato dal pilota Ivo Nutarelli, durante il "cardioide", una figura complessa ma ripetuta centinaia di volte dai Top Gun delle Frecce.

Mario Naldini e Ivo Nutarelli erano in volo sullo stesso aereo la sera del 27 giugno 1980. Partito dalla base aerea di Grosseto per un'esercitazione, tra le 20:30 e le 20:45 l'F-104 con i due ufficiali a bordo "squocca" per ben due volte un segnale di pericolo, il codice 7700, "emergenza generale confermata". Pochi minuti dopo, la torre di controllo perde il contatto del DC-9 Itavia in rotta da Bologna a Palermo, che esplode e si schianta in mare. Cosa hanno visto Naldini e Nutarelli? Nessuno lo sa.

Nella sentenza-ordinanza Priore scrive che "di certo i due erano a conoscenza di molteplici circostanze attinenti al DC9 e a quei velivoli che volavano in prossimità di esso". "Ma, prosegue il giudice, "non v’era stato nel corso degli anni alcun segno di cedimento da parte dei due, se non qualche battuta, pronunciata in ambienti ristretti e che in breve tempo s’era estinta senza alcun seguito".