Scotte, USB Siena attacca: "Infermieri da Arezzo per la Dialisi, fallita la programmazione"

Il sindacato denuncia la richiesta di prestazioni aggiuntive ad altre ASL per coprire i turni a Siena: "Modello emergenziale che mette a rischio personale e pazienti fragili. Servono assunzioni stabili"

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Attacco del sindacato USB PI Sanità Siena contro la gestione dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese. Sotto accusa la richiesta avanzata dall’AOU Senese all’Azienda USL Toscana Sud Est per reperire, tramite l’ospedale San Donato di Arezzo, infermieri disposti a coprire in attività aggiuntiva i turni presso il Centro Dialisi delle Scotte. Secondo la sigla sindacale, questa mossa certifica il definitivo collasso di un modello organizzativo ormai strutturalmente dipendente dalle emergenze, che scarica sui lavoratori e su un reparto ad altissima complessità assistenziale il peso di anni di tagli e mancata programmazione. Di seguito la nota di USB PI Sanità Siena.

“L’Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese chiede all’Azienda USL Toscana Sud Est, attraverso il presidio ospedaliero San Donato di Arezzo, di reperire infermieri disponibili a coprire turni in regime di attività aggiuntiva presso il Centro Dialisi delle Scotte che, vive, evidentemente, una grave crisi organizzativa che l’Azienda non riesce più a gestire con gli strumenti ordinari e se, per molto tempo, il peso delle carenze è stato scaricato sul senso di responsabilità del personale e con il ricorso sistematico ad attività aggiuntive e prestazioni straordinarie, oggi nemmeno questo basta più.

Questa scelta certifica il fallimento della programmazione aziendale. Ancora una volta si tenta di mettere una toppa su un problema ormai strutturale, continuando a governare la sanità pubblica con logiche emergenziali, cambiando il metodo ma non la sostanza e, invece di assumere personale e costruire un’organizzazione stabile si continua a rincorrere l’emergenza, spostando altrove il peso di una crisi che nasce da anni di tagli, mancata programmazione e carenza cronica di personale.

L’emergenza non è più un evento straordinario: è diventata il modello organizzativo dell’AOU Senese.

La situazione è ancora più grave perché riguarda un servizio ad altissima complessità assistenziale. I pazienti affetti da insufficienza renale cronica sono persone particolarmente fragili, la cui sopravvivenza dipende da una terapia salvavita che devono affrontare più volte alla settimana, spesso per tutta la vita o fino al trapianto di rene. L’assistenza in dialisi non si limita all’esecuzione di una procedura tecnica. Richiede competenze altamente specialistiche, continuità assistenziale, conoscenza del paziente e una relazione di cura costruita nel tempo. Considerare gli infermieri come semplici numeri da spostare dove serve significa non comprendere il valore della professionalità e mettere a rischio la qualità dell’assistenza.

Quando le soluzioni tampone diventano la regola, a pagare il prezzo sono tutti: i lavoratori, costretti a sostenere carichi sempre più pesanti; i pazienti, che vedono indebolirsi la continuità delle cure; e il Servizio Sanitario Pubblico, che perde progressivamente qualità, attrattività e credibilità.

USB denuncia da anni le conseguenze di un modello sanitario fondato sul contenimento della spesa anziché sull’investimento nelle persone. Le scelte della Direzione producono precarietà organizzativa, impoveriscono i servizi e scaricano sui lavoratori responsabilità che spettano esclusivamente all’Azienda.

La sanità pubblica non può continuare a reggersi sulla disponibilità, sul sacrificio e sul senso del dovere degli operatori. I lavoratori non sono una risorsa da utilizzare fino all’esaurimento per compensare le mancanze di chi ha il compito di programmare e organizzare i servizi.

USB chiede l’immediato rafforzamento degli organici, il riconoscimento delle professionalità e un’organizzazione capace di garantire sicurezza, qualità dell’assistenza e rispetto dei diritti dei lavoratori e dei cittadini.

 

USB continuerà a denunciare ogni tentativo di trasformare l’emergenza in normalità e a contrastare un modello di sanità che mette al centro i bilanci anziché le persone. Difendere il Servizio Sanitario Pubblico significa difendere il diritto costituzionale alla salute, la dignità del lavoro e un’assistenza realmente universale, accessibile e di qualità”.

 

 



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