Mps, fase decisiva per l'aumento di capitale da 2,5 miliardi. L'ad Lovaglio cerca gli investitori

Si cercano i 900 milioni di euro della ricapitalizzazione che non verranno iniettati dal Tesoro: la situazione

Di Redazione | 5 Ottobre 2022 alle 20:31

Sono giorni cruciali questi per l’aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro di Mps, che disegnerà il futuro della banca senese. L’amministratore delegato Luigi Lovaglio sta lavorando da settimane pancia a terra per trovare investitori disposti a sottoscrivere i 900 milioni di euro della ricapitalizzazione che non verranno iniettati dal Tesoro, il cui contributo non può eccedere 1,6 miliardi di euro per i vincoli in materia di aiuti di Stato.

Il tema degli impegni di sottoscrizione è stato oggetto di una riunione al Mef a cui hanno partecipato dirigenti del Tesoro, le banche del consorzio di pre-sottoscrizione e lo stesso Lovaglio. Il banchiere non avrebbe dato né numeri, né nomi sugli impegni e sulla copertura dell’aumento, confermando però la ferrea volontà di far partire l’operazione il 17 ottobre, secondo una tempistica strettissima che richiede l’approvazione del prospetto da parte della Consob, probabilmente giovedì prossimo, e l’esercizio della delega da parte del consiglio. C’è chi parla di mal di pancia e nervosismo tra le banche, che lamentano di non avere ancora indicazioni sulla copertura di un aumento molto rischioso, alla luce della storia travagliata della banca e di un contesto di mercato difficile. Senza contare che anche le trattative con Anima sulla rinegoziazione degli accordi commerciali nel risparmio gestito, da cui potrebbe scaturire una partecipazione all’aumento fino a 150-200 milioni da parte dell’asset manager, sembrano al momento impantanate e il possibile contributo dell’altro partner di Mps, Axa, stando ai rumor, si starebbe restringendo attorno ai 100 milioni.

Il Tesoro, secondo quanto riferito dal Messaggero, sarebbe in pressing su casse previdenziali, fondazioni, banche e assicurazioni per creare una rete di sicurezza attorno a Mps. Da parte del sistema bancario si raccolgono, dietro le quinte, solo ‘no’ a una eventuale sottoscrizione dell’aumento mentre un intervento del Fitd è precluso da vincoli statutari. Possibile che un chip si raccolga dalle casse di previdenza e Fondazioni anche se i tempi per deliberare sono stretti. Nessun commento da Unipol e Generali, indicate come possibili ‘contributori’, anche se per il Leone si tratterebbe di una inversione a U rispetto alla recente riduzione di una quota definita “non strategica”. Nei prossimi giorni si vedrà se Lovaglio, che alla guida del Creval ha raccolto la fiducia di una gruppo di fondi e investitori, sarà in grado di calare l’asso e riuscire in un’impresa certamente non facile. Senza i soldi dell’aumento, che la delega consente di chiudere entro il 12 novembre, non possono essere finanziati i 3.500 esuberi messi a piano e architrave del progetto di rilancio messo a punto dal banchiere. Su Mps si aprirebbe una fase di grande incertezza, in cui la palla passerebbe alla Bce. Senza una proroga per l’esecuzione dell’aumento (al momento Mps rispetta i minimi di capitale), potrebbe essere necessario un nuovo soccorso dello Stato, con un nuovo burden sharing degli obbligazionisti. In Borsa Mps ha chiuso in calo dell’1,3% a 23,66 euro mentre Anima è salita dell’1% a 3,23 euro sulle indiscrezioni per un possibile aumento della quota di Poste, su imput del Mef, per tutelarne autonomia e italianità.



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