A Sette Giorni Fabio Giomi, il cassiere licenziato con il test del carrello: "La dignità vale più di un reintegro"

Sulla sua scelta e sulla sentenza interviene anche Mariano Di Gioia, segretario generale Filcams Cgil Siena

Di Simona Sassetti | 10 Gennaio 2026 alle 21:30

Dopo la sentenza che ha dichiarato illegittimo il suo licenziamento e ne ha ordinato il reintegro, Fabio Giomi ha scelto di non tornare al lavoro alla Pam. Una decisione maturata dopo un confronto con la famiglia e spiegata nel corso della trasmissione Sette Giorni, dove è intervenuto insieme a Mariano Di Gioia, segretario generale della Filcams Cgil di Siena.

“Ho deciso di non rientrare dopo un lungo consulto con la mia famiglia, con i miei figli e con i miei parenti – ha spiegato Giomi – che mi hanno sconsigliato di tornare in azienda e mi hanno invitato a cercare nuove opportunità lavorative. Effettivamente potrebbe essere la strada migliore, trovare un nuovo indirizzo lavorativo”.

Una scelta che arriva al termine di mesi complessi, iniziati a metà ottobre con il licenziamento legato al cosiddetto “test del carrello” e culminati con la vittoria in tribunale. Una vittoria che, come sottolineato più volte dal sindacato, non riguarda solo Giomi ma l’intero settore della grande distribuzione.

Dal punto di vista sindacale, la decisione è stata accolta senza polemiche. “È una scelta da rispettare – ha spiegato Di Gioia – non possiamo entrare nel merito delle vicende personali. Fin dall’inizio abbiamo diviso questa vertenza in due parti: la prima era tutelare Fabio per quello che gli era successo, la seconda era più generale. Quello che è successo a lui poteva succedere a tante altre persone”. Una battaglia che, secondo il sindacato, aveva fin dall’inizio un valore collettivo. “C’era da valutare una cosa più importante, ovvero la salvaguardia delle lavoratrici e dei lavoratori della grande distribuzione organizzata”.

Giomi ha chiarito che la sua decisione non è legata a singoli episodi, ma a una valutazione complessiva dell’ambiente lavorativo. “Sono state fatte delle considerazioni per cui forse l’ambiente non sarebbe stato dei più ottimali per continuare una vita lavorativa – ha sottolineato-. Uno deve lavorare sereno, lavorare in un certo modo. Intraprendere un’altra strada sembrava la soluzione migliore”. Alla domanda se abbia avuto paura di rientrare, Giomi ha preferito parlare di consapevolezza piuttosto che di timore: una riflessione su quale fosse, per lui, il contesto più adatto per ripartire.

Nel corso dei mesi, il caso ha avuto una forte esposizione mediatica, diventando rapidamente di interesse nazionale. Una visibilità che ha portato solidarietà, ma anche critiche, soprattutto dopo la scelta di non tornare in azienda. “Qualche critica l’ho letta – ha ammesso – ma se guardiamo alla storia del lavoro, vediamo che molti lavoratori, dopo il reintegro, scelgono comunque di andare a cercare un altro impiego. Non è un fatto così raro”. Secondo Giomi, il bilancio dei commenti resta positivo: “Ci sono state critiche, ma anche tanti commenti che appoggiano e comprendono questa mia decisione”.

Di Gioia ha sottolineato come, sui social, il dibattito sia stato acceso ma nel complesso equilibrato: “Molti hanno colto il senso della battaglia collettiva. E molti si sono messi nei panni di Fabio, provando a capire le difficoltà che avrebbe potuto incontrare tornando in quell’ambiente”. Una scelta che, per il sindacato, non ridimensiona l’importanza della sentenza. “Se mettiamo tutto sulla bilancia – ha detto Di Gioia – pesa di più il fatto che Fabio abbia fatto una scelta di umanità e di dignità”.

Giomi adesso resta con una convinzione, ovvero che la sua vicenda possa rafforzare altri lavoratori. “Chi si troverà in situazioni simili potrà fare riferimento al sindacato e muoversi seguendo questi passi. Questa sentenza è un punto fermo”.

Proprio per questo, lunedì è stata convocata una conferenza stampa per commentare nel dettaglio la decisione del giudice. “I riflettori su Fabio si spegneranno, ma non sulla pratica del test del carrello – ha spiegato Di Gioia –. Ora c’è una sentenza che entra nel merito della legittimità di quel licenziamento, e noi la analizzeremo anche con l’avvocato”.

In chiusura, Giomi ha risposto a una domanda netta: rifarebbe tutto? “Sì, certamente. Dopo la felicità per la sentenza, che è stato un riconoscimento importante, non solo rifarei tutto, ma forse con l’esperienza farei anche di più”.

Simona Sassetti

Nasce a Siena nel 1991, lavora a Siena Tv dal 2016. Ha scritto prima sul Corriere di Siena, poi su La Nazione. Va pazza per i cantanti indie, gli Alt-J, poi Guccini, Battiato, gli hamburger vegani, le verdure in pinzimonio. È allergica ai maschilismi casuali. Le diverte la politica e parlarne. Ama il volley. Nel 2004 ha vinto uno di quei premi giornalistici sezione giovani e nel 2011 ha deciso di diventarlo



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