Grande partecipazione e attenzione altissima all’incontro organizzato da ConfCommercio di Siena per fare chiarezza sulle novità introdotte dalla legge regionale 61 del 2024 in materia di strutture ricettive extra-alberghiere. Sala conferenze da tutto esaurito nella sede senese, a dimostrazione della forte preoccupazione che attraversa un comparto strategico per l’economia provinciale, territorio fortemente vocato al turismo.

All’assemblea hanno partecipato numerosi operatori di bed and breakfast, affittacamere e case vacanze, coinvolti direttamente dagli effetti della nuova normativa che impone, per le strutture già esistenti, il cambio di destinazione d’uso da residenziale a turistico-ricettivo entro la fine di giugno, salvo proroghe e modifiche annunciate proprio in questi giorni.
A spiegare la posizione dell’associazione è stato il direttore commerciale Daniele Pracchia, che ha voluto innanzitutto chiarire quale sia il vero nodo della preoccupazione del comparto imprenditoriale: “Per come è scritta oggi la legge, queste strutture o cambiano destinazione d’uso oppure devono chiudere. Chiedere questo in piena stagione turistica è assurdo: vorrebbe dire il primo luglio prendere i turisti e mandarli via”.
Una prospettiva che, per Confcommercio, avrebbe conseguenze pesantissime sul piano economico e d’immagine.
Il direttore commerciale ha riconosciuto che nelle ultime ore si registrano segnali di apertura da parte della Regione, con l’ipotesi di una proroga: “È giusto evitare una scadenza nel cuore dell’estate, ma non basta. Serve rimettere mano sia alla legge sul turismo sia a quella urbanistica”.
Il problema, infatti, si trasferirebbe direttamente sui Comuni, chiamati a intervenire su piani regolatori, piani strutturali e piani operativi, procedure complesse e con tempi lunghi.
Un tema che diventa ancora più delicato nei centri storici e nei comuni patrimonio Unesco: “A Siena, San Gimignano, Pienza o in Val d’Orcia – spiega Pracchia – bisogna capire come conciliare il cambio di destinazione d’uso con i vincoli della Sovrintendenza e con le norme di tutela dei siti Unesco. Non può essere un automatismo”.
Secondo l’associazione, resta inoltre un nodo giuridico: “La legge interviene in modo retroattivo su attività autorizzate negli anni sulla base delle norme regionali vigenti all’epoca. Questo aspetto, a nostro avviso, non è stato esaminato dalla Corte costituzionale”.
Le ricadute sul territorio sarebbero rilevanti: “In provincia di Siena ci sono oltre 1200 strutture extra-alberghiere. Una loro chiusura ridurrebbe l’offerta turistica e colpirebbe anche l’indotto: lavanderie, fornitori per le colazioni, servizi collegati”.
Da qui la richiesta di atti concreti: “Aspettiamo il nero su bianco – conclude Pracchia – perché finché non ci saranno provvedimenti formali vigileremo. L’obiettivo è evitare che restino solo promesse e permettere alle imprese di continuare a lavorare”.
Un incontro partecipatissimo che ha mostrato, ancora una volta, quanto il tema degli affitti turistici e delle strutture extra-alberghiere sia centrale per l’economia senese e quanto forte sia la richiesta di chiarezza normativa e tempi compatibili con la stagione turistica