La vita di Albertina Giubbolini, maglierista e stilista colligiana assurta alle vette dell’Alta Moda negli ultimi decenni del Novecento, è stata ricostruita e raccontata nel corso di un evento voluto dalla Società degli Amici dell’Arte. Lo scorso 28 marzo, nel pomeriggio, la sala del Museo San Pietro di Colle di Val d’Elsa si è riempita di persone curiose di conoscere meglio questa eccellenza cittadina, le cui creazioni sono state apprezzate in tutto il mondo, divenendo il simbolo di eleganza, sobrietà e femminilità.
“Il merito di Albertina – come ha detto la giornalista Simona Pacini, alla quale è stata affidata l’organizzazione della serata – è proprio quello di aver portato la maglieria, una produzione fino ad allora povera, casalinga, di secondo piano, sotto i riflettori dell’Alta Moda. I suoi abiti sono stati indossati da star hollywoodiane come Joan Crawford, Audrey Hepburn e Bo Derek, tra le altre, ma anche da regine e principesse, che trovavano nell’atelier romano in Trinità dei Monti un ambiente umano e pieno di calore dove rilassarsi e trovare l’abito adatto alle loro esigenze.”
Albertina, coadiuvata dalla sorella Maura, aveva una parola per tutti, una creazione adatta a ogni donna. Ma il suo lavoro era l’atelier, non ha mai approfittato di inviti e occasioni mondane.
Nel corso della serata è stata ripercorsa anche la memoria colligiana legata al personaggio di Albertina, dal boom degli anni Sessanta, al Premio Arnolfo conferitole nel 1980, agli anni in cui è stata dimenticata, come ha ricordato Cosetta Marzini nel racconto “La strada di Albertina” letto da Maria Rosa Santucci.
Presenti anche la nipote di Albertina, Gioia Maria Scalvini, arrivata da Roma insieme alla madre Maura e al figlio Filippo. Grazie agli interventi dei familiari il pubblico ha potuto apprezzare un punto di vista diverso della figura della stilista colligiana, legato sia ai successi nell’Alta Moda, sia agli aspetti più personali.
Si è potuto apprendere, ad esempio, quale fosse il vero sogno di Albertina, che avrebbe voluto studiare medicina e fare la pediatra. Il padre però glielo impedì, permettendo invece al fratello di frequentare l’università. Albertina, spirito indipendente e carattere volitivo da imprenditrice, cercò allora la propria realizzazione lontana da casa. Nel 1951, a trent’anni, era a Napoli a dirigere un laboratorio di maglieria. Poco dopo si trasferì a Roma dove fu incoraggiata dallo stilista Emilio Schubert ad aprire un atelier tutto suo. Il resto è storia. Una storia che anche Colle di Val d’Elsa, grazie all’iniziativa degli Amici dell’Arte, la Società presieduta da Alessandro Malandrini, sta iniziando a conoscere e ad apprezzare.
L’ultima iniziativa dedicata da Colle ad Albertina risale al 2006, quando la Pro Loco e il Cennini Moda organizzarono una sfilata al Palazzone, replicando in parte l’evento tenutosi l’anno precedente a Roma, con la mostra “Un filo di lana lungo 60 anni” ospitata in palazzo Wedekind. Grazie al Cennini Moda sono stati messi a disposizione del San Pietro i pannelli raffiguranti alcuni degli abiti più rappresentativi firmati da Albertina che, non dimentichiamo, può vantare la presenza di ben dodici creazioni nella collezione permanente del Metropolitan Museum di New York e in altre importanti realtà internazionali.
Alla serata ha partecipato anche il vice sindaco Marco Speranza in rappresentanza dell’Amministrazione Comunale. La parte tecnica è stata curata da Roberto Martini, le riprese video sono state realizzate da Monica Bartalozzi.
L’evento del San Pietro è stato realizzato a una settimana di distanza dall’appuntamento della Corale Vincenzo Bellini del 22 marzo, nel corso del quale è stata dedicata una sfilata anche alle creazioni di Albertina.