All’Università per Stranieri di Siena seminario sul genocidio: “Una parola nata nel 1944 che parla anche alle tragedie di oggi”

Studiosi a confronto sulla storia e sul significato del termine. Paris: “Gli esperti vedono in Gaza un genocidio in corso”. Montanari: “Dovere dell’università contribuire scientificamente al dibattito pubblico”

Di Lorenzo Agnelli | 9 Marzo 2026 alle 20:00

Un confronto sul significato di una delle parole più tragiche e controverse della storia contemporanea. All’Università per Stranieri di Siena si è tenuto il seminario “Genocidio. Storia di una parola e di un concetto”, un incontro aperto alle studentesse e agli studenti dell’ateneo e alla cittadinanza per riflettere sull’origine del termine, sulla sua evoluzione e sul suo utilizzo nel dibattito politico e giuridico contemporaneo.

Il seminario si configura come un dialogo interdisciplinare che, attraverso una prospettiva genealogica, ricostruisce la formazione storica del concetto di genocidio e le trasformazioni che ne hanno ridefinito il significato nel tempo. Una riflessione che guarda anche alle tragedie del presente, fino a quanto sta accadendo nella Striscia di Gaza.

Alla discussione hanno partecipato il rettore dell’ateneo Tomaso Montanari, Massimo Arcangeli, docente di linguistica italiana all’Università di Cagliari, Agnese Fusaro, docente di storia dell’arte musulmana dell’Università per Stranieri di Siena, e Orlando Paris, docente di semiotica e teoria dei linguaggi dello stesso ateneo.

Proprio il professor Orlando Paris ha sottolineato come l’incontro sia stato pensato per ricostruire il percorso storico e culturale della parola “genocidio”, coniata nel 1944 dal giurista polacco Raphael Lemkin, e per capire come continui a essere uno strumento interpretativo per leggere le forme più estreme di violenza.
Secondo il docente, il dibattito contemporaneo non può prescindere anche dalle valutazioni della comunità scientifica internazionale. “Oggi la più grande associazione di studi sul genocidio – spiega – vede in Gaza un genocidio in corso, come sottolineato in una risoluzione dell’agosto 2025. I massimi esperti di genocidio hanno quindi indicato che ciò che accade nella Striscia rientra in questa definizione”.

Paris ha evidenziato anche il paradosso storico e morale che molti studiosi stanno analizzando: il fatto che un popolo che ha subito il genocidio nel Novecento possa oggi essere accusato di riproporre quella stessa logica. “Dopo la seconda guerra mondiale – osserva – pensavamo di aver costruito gli strumenti per riconoscere e prevenire queste tragedie. Filosofi e psicologi hanno lavorato proprio per individuare i segnali che potessero avvisarci in anticipo. E invece oggi ci troviamo di fronte a un genocidio sotto i riflettori del mondo, con una società civile internazionale che appare attonita e incapace di intervenire”.

Al centro del seminario anche il ruolo dell’università nel dibattito pubblico. Il rettore dell’Università per Stranieri Tomaso Montanari ha spiegato che l’obiettivo dell’incontro non è affrontare il tema esclusivamente dal punto di vista giuridico o storico, ma partire dal linguaggio e dal modo in cui le parole vengono utilizzate nel discorso pubblico.

“Parliamo con uno studioso di linguistica molto attento all’uso contemporaneo delle parole e alla loro proiezione mediatica – ha spiegato Montanari – perché credo che sia parte del dovere delle università dare un contributo scientifico al dibattito pubblico con i propri strumenti”.

Il rettore ha ricordato inoltre la posizione già espressa dalla comunità accademica dell’Ateneo senese. “Come università – ha aggiunto – lo abbiamo affermato in un documento approvato dal Senato accademico e dall’assemblea universitaria, allineandoci alla comunità internazionale di giuristi e storici: quello in corso è un genocidio. Non serve una condanna della Corte internazionale per riconoscerne la natura: la Corte ha già ritenuto plausibile che ci sia un genocidio, mentre le eventuali condanne riguarderanno i responsabili. La definizione è contenuta nella Convenzione sul genocidio e gli elementi, purtroppo, ricorrono tutti”.

Lorenzo Agnelli

Giornalista pubblicista iscritto all'ordine dal 2020. Esperienza nel ruolo prima come corrispondente locale dalla Val d'Orcia e poi all’interno della redazione di Radio Siena Tv. Prendere parte alle discussioni e conoscere a fondo i fatti sono stati i fattori scatenanti della sua personale passione verso il giornalismo, concentrandosi principalmente sui fatti di cronaca che riguardano la collettività, come la politica e le sue incoerenze, materie da spiegare e rendere accessibili a tutti. Ama la città in cui lavora, Siena, e la sua terra, la Val d’Orcia, luogo capace di offrire bellezza paesaggistica ma anche umana, difficile da spiegare, ma che non si stanca mai di raccontare.



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