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venerdì, 10 Luglio 2020
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Ausl Toscana Sud Est, rinnovati 136 contratti: due delibere per garantire i servizi e sostituire i turn over

I sindacati avevano scritto una lettera aperta al direttore sulle condizioni del personale

Rinnovati 136 contratti di somministrazione lavoro tra infermieri, ostetriche ed operatori socio sanitari. E’ il cuore di una delibera dei giorni scorsi, che vede l’Ausl Toscana sud est investire circa 1 milione e 300 mila euro per garantire il mantenimento di attività e servizi in tutto il territorio aziendale. La suddivisione in province è la seguente: 54 contratti per Arezzo, 41 per Siena e 41 per Grosseto.

A questo atto si affiancherà nei prossimi giorni una ulteriore importante delibera per la sostituzione di personale andato in pensione dal mese di agosto (o che ci andrà entro il 1 aprile 2020) per un investimento di 7 milioni di euro su base annua. Si tratta di 195 contratti (86 per Arezzo, 64 per Grosseto e 45 per Siena) che, insieme a quelli dell’altra delibera, sono una risposta alle temporanee carenze e uno step di programmazione anticipata,  finalizzata a mantenere adeguati livelli di servizio nei vari moduli di assistenza. L’Azienda si è quindi attivata percorrendo tutte le strade possibili in attesa che siano disponibili le graduatorie a tempo indeterminato predisposte da Estar.

“A questi importanti provvedimenti, il Dipartimento delle Professioni Infermieristiche ed Ostetriche affianca una costante attività di monitoraggio e di gestione flessibile delle risorse che abbiamo a disposizione – commenta il direttore Lorenzo Baragatti –. L’obiettivo è di garantire più presenza di personale di assistenza, laddove si registrino o si prevedano maggiori attività, garantendo periodi adeguati di riposo e ritmi lavorativi sostenibili. Si tratta di un lavoro certosino di programmazione che per l’intera Sud Est rappresenta un momento importante di organizzazione e sviluppo dei servizi”.

Sul tema FP CGIL ha reso nota una lettera aperta al Direttore Generale Usl Toscana Sud Est

“Abbiamo più volte sollevato il tema della mancanza di personale e più volte abbiamo cercato soluzioni, ben conoscendo i problemi legati alla necessità, cronica, di contenere le spese. Ad oggi però la situazione continua a degenerare ed il senso di rassegnazione mista a rabbia è ormai diffuso nel personale. Diffuso oltre l’immaginabile (ed il raccontato).C’e’ qualcosa che non funziona. La macchina si inceppa in qualche punto. Abbiamo ben presente il suo personale impegno, eppure non si riesce a percepire nella quotidianità lo sforzo di questa Direzione. Malgrado tutto, non arrivano segnali positivi ai lavoratori. Siamo al “tutti fanno tutto”; spesso un infermiere cambia “casacca” a seconda del giorno. Un giorno ferrista, un giorno gessista, un giorno triagista… cambia umore, in maniera indotta, ogni giorno. Un giorno sa di poter andare in ferie, il giorno dopo è incerto, il terzo giorno gli vengono negate. Stesso discorso vale per i tecnici sanitari, o per il personale tecnico/amministrativo, per i quali, nei corridoi, tutti i giorni viene raccontata una nuova versione sul proprio futuro. Incertezza. Questa è l’altra parola chiave, oltre a carenza. Nessuna certezza sulle strutturazioni orarie (l’orario di lavoro viene spesso “stirato” ed interpretato a piacimento) , sulla ciclicità dei turni, sull’accesso ai permessi. Non è un caso se abbiamo concentrato l’attenzione su questi temi in fase di confronto sull’orario di lavoro. Eppure ciò che chiedono i lavoratori e le lavoratrici sono risposte elementari. Una articolazione oraria certa (e contrattualmente coerente). Il diritto a conciliare il lavoro con la vita (ferie, permessi…). Il rispetto come professionisti ed individui che non possono essere “sballottati” a destra e a manca in base all’emergenza del giorno. Sui doveri, Direttore, pensiamo non sia necessario ricordarLe quanto siano ben chiari in tutte quelle donne e quegli uomini, che, malgrado tutto, continuano a mantenere al primo posto la volontà di aiutare gli altri, di tutelare la salute dei cittadini, spesso, troppo spesso, a scapito della propria”.

Elena Pianigiani

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