Autismo, il Centro Dedalo richiama l’attenzione sulla consapevolezza: è un disturbo del neurosviluppo che accompagna la persona fin dalla nascita

Domani la giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo

Di Redazione | 1 Aprile 2026 alle 14:30

Autismo, il Centro Dedalo richiama l’attenzione sulla consapevolezza: è un disturbo del neurosviluppo che accompagna la persona fin dalla nascita

In occasione della Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo, che si celebra il 2 aprile, il Centro Dedalo di Siena richiama l’attenzione su un tema sempre più presente nella società e nel dibattito scientifico: la comprensione del disturbo dello spettro autistico e la necessità di una maggiore consapevolezza. A fare il punto su questo è la dottoressa Elena Margherita Presotto, neuropsichiatra infantile che collabora con il Centro Dedalo.

“L’autismo è un disturbo del neurosviluppo – spiega Presotto – si può nascondere con il disturbo dello spettro autistico, non si diventa autistici nel corso della vita. Oggi però la diagnosi arriva sempre più spesso in adolescenza o addirittura in età adulta, soprattutto nei casi più lievi”. Secondo recenti studi, in Italia circa un bambino su 77 nella fascia d’età tra i 7 e i 9 anni riceve una diagnosi di disturbo dello spettro autistico. Un dato che rende evidente quanto sia importante la sensibilizzazione su questo tema.

“Parliamo di uno spettro molto ampio – continua la neuropsichiatra – che comprende situazioni molto diverse tra loro. Non esiste solo l’immagine tradizionale del bambino con difficoltà evidenti nei contesti sociali. Ci sono anche forme più lievi, con capacità cognitive pienamente nella norma, in cui le difficoltà emergono soprattutto nei momenti di socialità o di frustrazione.”

Dal punto di vista clinico, il disturbo dello spettro autistico si manifesta principalmente su due grandi aree, “la prima riguarda il linguaggio e la comunicazione – spiega la dott.ssa Presotto – soprattutto la comunicazione non verbale. Nei bambini piccoli si possono osservare segnali come il fatto di non indicare con il dito ciò che desiderano, non salutare o non usare gesti comunicativi spontanei.” Crescendo, queste caratteristiche possono manifestarsi in altri modi, ad esempio chi ha un disturbo dello spettro autistico tende spesso a interpretare il linguaggio in modo molto letterale e può avere più difficoltà a cogliere ironia, battute o doppi sensi.” Il secondo asse riguarda invece il comportamento e gli interessi, “queste persone possono avere interessi molto specifici e un pensiero più rigido. Questo può portare a difficoltà nella gestione della frustrazione e a una particolare sensibilità sensoriale: rumori forti, ambienti affollati, alcuni tessuti o etichette dei vestiti possono risultare particolarmente disturbanti.”

Un altro aspetto importante riguarda la diversa distribuzione delle diagnosi tra maschi e femmine. “La diagnosi è molto più frequente nei maschi – spiega Presotto – con un rapporto che varia da una femmina ogni quattro o cinque maschi, ma questo non significa che il disturbo sia realmente meno presente nelle bambine. Nelle femmine osserviamo spesso un fenomeno chiamato “mascheramento femminile”, cioè, sono presenti le caratteristiche dello spettro, ma vengono compensate o nascoste più a lungo. Anche per fattori culturali e sociali le bambine vengono spinte fin da piccole verso comportamenti relazionali ed empatici che in parte compensano le difficoltà. Per questo motivo, molte diagnosi nelle femmine arrivano più tardi.

“Spesso è in adolescenza che emergono le difficoltà reali. A quel punto ricostruendo la storia personale si capisce che quei segnali erano presenti da sempre. E capita che molte persone provano un grande sollievo quando finalmente viene dato un nome a ciò che hanno sempre percepito come una diversità.”

La Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo nasce proprio con l’obiettivo di diffondere conoscenza e superare stereotipi. “Parlare di autismo significa anche parlare di neurodivergenza – conclude la dottoressa Presotto – e aiutare la società a comprendere che esistono modi diversi di percepire il mondo e di relazionarsi con gli altri. La consapevolezza è il primo passo per costruire percorsi di supporto, inclusione e benessere per le persone e per le loro famiglie.”

 



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