L’inizio del 2026 si apre con più ombre che luci per il mondo dell’autotrasporto. A tracciare un’analisi netta è Michele Santoni, presidente nazionale CNA FITA, che commenta gli effetti della Legge di Bilancio 2026, a partire dal forte aumento delle accise sul gasolio, oggi tra le più alte in Europa.
“Non è stato un anno di buon auspicio – spiega Santoni – perché il nostro settore convive da tempo con problemi strutturali e cronici. Questo aumento delle accise arriva in un momento già complesso. Un incremento che era noto e concordato a livello ministeriale, ma che avrebbe dovuto essere graduale. Si parlava di un aumento di un centesimo e mezzo l’anno per tre anni, per arrivare a 4,5 centesimi complessivi. Invece ci siamo trovati tutto l’aumento concentrato subito nella legge di bilancio“.
Un colpo che pesa in modo diverso all’interno del comparto. “Una parte del mondo dell’autotrasporto – chiarisce Santoni – riuscirà a recuperare economicamente questo aumento grazie al meccanismo del rimborso delle accise. Oggi siamo intorno ai 21-22 centesimi al litro: ogni trimestre le aziende possono presentare domanda all’Agenzia delle Dogane e ottenere il rimborso. Nella prossima dichiarazione, questo beneficio aumenterà di 4,5 centesimi”.
Ma la nota dolente riguarda chi resta escluso. “Non tutti percepiranno questo beneficio – avverte – rimangono fuori i mezzi sotto le 7,5 tonnellate e quelli più datati. E parliamo di una fetta enorme del nostro settore”. Per Santoni è una discriminazione da superare: “Anche i mezzi più piccoli usano gasolio per professione. Fanno lo stesso lavoro, trasportano merci, ma con un tonnellaggio diverso. Devono avere diritto al gasolio professionale”.
Quattro centesimi e mezzo, apparentemente pochi, diventano una cifra importante su base annua. “Un nostro mezzo consuma in media 30-33 mila litri di gasolio all’anno – ricorda – questo significa un aumento netto dei costi energetici, tutto insieme, che incide pesantemente sui bilanci delle aziende”.
A preoccupare è anche il rischio di speculazioni. “Ogni volta che si parla di aumento delle accise – osserva Santoni – si apre la porta a dinamiche speculative di mercato. Non mi riferisco ai gestori dei distributori, ma a un meccanismo generale: quei 4,5 centesimi teorici spesso diventano di più. È un danno economico e crea instabilità“.
Alla stangata sul carburante si aggiunge quella sui pedaggi autostradali. “Ci sarà un aumento medio dell’1,5% – spiega – su una rete che è già tra le più care d’Italia e con servizi spesso inadeguati. È un aumento che non fa bene, soprattutto in territori con gravi carenze infrastrutturali”.
Non mancano però alcuni elementi positivi, frutto dell’azione sindacale. “Come CNA – conclude Santoni – siamo intervenuti sugli emendamenti alla legge di bilancio. Inizialmente era previsto che i crediti derivanti dal rimborso delle accise non potessero essere compensati con i versamenti Inps e Inail. Sarebbe stato un colpo durissimo sulla liquidità delle aziende. Ci siamo battuti, abbiamo ottenuto rassicurazioni e oggi quell’emendamento è stato corretto: i crediti possono continuare a essere compensati. È una boccata d’ossigeno, anche se il quadro generale resta molto difficile”.
Un 2026 che, per l’autotrasporto, si annuncia dunque come un anno di resistenza più che di rilancio.