Calcio serie C, Pianese: domani arriva il Campobasso. Il patron Maurizio Sani: “Il sogno continua”

Di Redazione | 3 Aprile 2026 alle 20:00

Calcio serie C, Pianese: domani arriva il Campobasso. Il patron Maurizio Sani: “Il sogno continua”

45 punti conquistati, 10 vittorie e 15 pareggi, con il sesto posto in solitaria nel girone B di Serie C. È questo lo straordinario bilancio della Pianese che, al secondo anno consecutivo in Lega Pro disputato a Piancastagnaio, non smette di stupire. A quattro partite dal termine, infatti, i bianconeri sono ancora in piena corsa per i playoff e, di conseguenza, per un posto in Serie B. Un traguardo che, fino a pochi anni fa, era impensabile per un paese di poco più di 3mila anime, che il calcio professionistico lo aveva visto solo in televisione.

L’artefice di questa favola ha un nome e un cognome: Maurizio Sani. Il patron bianconero, fondatore di Stosa, è colui che ha dato vita a tutto questo, prendendo la squadra del suo paese (quella in cui aveva giocato da ragazzo) e portandola fino al professionismo. Una scelta che potrebbe sembrare controcorrente rispetto a investimenti lontano dal territorio, ma che racconta molto del senso di appartenenza della famiglia Sani e dell’azienda stessa.

Presidente, la Pianese è una delle realtà più particolari del calcio italiano: quanto conta oggi l’identità di Piancastagnaio nei vostri risultati?

Conta tantissimo. La Pianese è una realtà piccola, ma rappresenta un territorio. Come diciamo spesso, il nostro più grande successo è vedere persone che vengono allo stadio da tutto il Monte Amiata. Quando i ragazzi scendono in campo sanno di rappresentare non solo un paese ma un’intera comunità.

Che voto dà alla stagione della Pianese fino a questo momento?

Per dare un voto aspetterò la fine della stagione, ma siamo già su un livello molto alto. Anche quest’anno eravamo partiti come sempre, con l’obiettivo salvezza. Il traguardo è stato raggiunto con largo anticipo e ora stiamo costruendo qualcosa di ancora più importante. Le pagelle le daremo a giugno, ma al momento possiamo dirci più che soddisfatti.

La Pianese può essere considerata un modello sostenibile per il calcio italiano? Quale è il suo segreto?

Il segreto è semplice: alle spalle abbiamo Stosa. Siamo una realtà sostenibile perché il nostro mantra è l’equilibrio. Non facciamo mai il passo più lungo della gamba e lavoriamo con persone competenti che hanno costruito una struttura solida. A partire dal direttore sportivo Francesco Cangi, che negli ultimi anni ha dato forma alla squadra che vediamo oggi.

Quanto sarebbe importante per la Pianese centrare i playoff? Entrare tra le prime dieci sarebbe un traguardo o un punto di partenza?

Centrarli, per di più per il secondo anno consecutivo, sarebbe già storico. Per una società come la nostra, giocarsi gli spareggi per la Serie B era impensabile fino a poco tempo fa. Poi è chiaro: quando ci sei, non vuoi fermarti. Quindi sì, è un traguardo, ma deve diventare anche un punto di partenza per crescere senza perdere la nostra identità.

Il fatto che la Pianese, a obiettivo salvezza raggiunto, sia arrivata a giocarsi una gara così, cosa dice del percorso fatto fin qui?

Dice che non è un caso. Il lavoro del direttore sportivo sta dando i suoi frutti. Quando una squadra raggiunge la salvezza con due mesi di anticipo e continua a fare risultati, significa che dietro ci sono organizzazione e grande applicazione. Tengo a fare i miei complimenti anche a tutto lo staff, a partire da mister Birindelli fino a coloro che lavorano a contatto con la squadra ogni giorno, per lo straordinario cammino fatto fino ad oggi. Questo gruppo non si è mai accontentato: ha continuato a migliorarsi, e questo è il segnale più importante.

Presidente, che messaggio vuole mandare alla squadra e ai tifosi in vista di sabato contro il Campobasso?

Alla squadra dico di continuare a essere quella vista finora: compatta, umile ma coraggiosa, senza paura e con grande spirito di sacrificio. Ai tifosi dico grazie: spero davvero di vedere lo stadio pieno, perché il loro entusiasmo dà una spinta incredibile a chi scende in campo e riempie di orgoglio tutta la società. Domani non giochiamo solo una partita: rappresentiamo una storia e un sogno che abbiamo costruito insieme e dal quale non vogliamo svegliarci.

 



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