Un sistema strutturato di infiltrazione mafiosa nei cantieri edili della provincia di Siena, con intimidazioni, estorsioni e minacce anche ai danni di scuole e comunità locali. È quanto emerge dall’operazione “Contractus”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze e condotta dai carabinieri della compagnia di Poggibonsi, che ha portato a 11 misure cautelari nei confronti di soggetti ritenuti vicini al clan Moccia di Afragola.
Al centro dell’inchiesta anche il territorio senese, dove il gruppo criminale avrebbe messo radici nei lavori finanziati dal Pnrr, imponendo un sistema di controllo e pressione sugli imprenditori locali. Tra i cantieri finiti nel mirino anche quello della scuola “Gianni Rodari” di Castellina Scalo, nel comune di Monteriggioni.
Le indagini hanno fatto luce su un meccanismo estorsivo ben rodato: contratti inizialmente contenuti venivano progressivamente rinegoziati con costi che lievitavano in modo esponenziale. Emblematico il caso di un’impresa impegnata proprio nei lavori della Rodari, partita da un affidamento di circa 16mila euro e arrivata a presentare un conto superiore ai 200mila.
Determinante, per far emergere il sistema, è stata la denuncia di alcuni imprenditori del territorio, soffocati da richieste sempre più pressanti. Un clima di intimidazione che non ha risparmiato neppure rappresentanti delle istituzioni, con minacce rivolte anche al comandante della polizia municipale.
Il cantiere della scuola era già finito sotto i riflettori nel maggio 2025, quando alcuni operai si barricarono all’interno dell’area per protestare contro il mancato pagamento degli stipendi da mesi, dando vita a una manifestazione che per giorni attirò l’attenzione pubblica.
Alla luce degli sviluppi investigativi, il Comune di Monteriggioni ha chiarito la propria posizione, sottolineando la totale estraneità ai fatti e il ruolo di parte offesa.
“Fin dalle prime fasi – afferma il sindaco Andrea Frosini – abbiamo operato con il massimo senso di responsabilità e nel pieno rispetto delle indicazioni delle autorità competenti, mantenendo il riserbo necessario per non compromettere il lavoro investigativo. In questo periodo il Comune ha collaborato attivamente con le forze dell’ordine, fornendo tutte le informative utili”.
Il primo cittadino rivendica la correttezza dell’operato amministrativo: “Ribadisco come l’Amministrazione comunale sia del tutto estranea ai fatti e sia risultata parte offesa. I nostri uffici hanno operato nel pieno rispetto delle procedure, assicurando tracciabilità, trasparenza e correttezza in ogni fase”.
Frosini evidenzia anche il clima difficile vissuto durante i mesi dell’indagine: “Abbiamo dovuto gestire una situazione complessa, alcuni dipendenti comunali hanno subito gravi minacce. A loro va il mio sostegno e la mia vicinanza”.
E non manca una stoccata alle polemiche: “C’è chi ha alimentato dubbi sull’operato amministrativo senza conoscere il quadro reale, in un momento in cui non era possibile rendere pubblici i dettagli per non compromettere le indagini”.
Infine, il ringraziamento alle istituzioni: “Desidero rivolgere un sentito ringraziamento all’Arma dei Carabinieri, alla magistratura e a tutti gli organi coinvolti per l’elevata professionalità dimostrata”.
L’inchiesta “Contractus” riaccende così i riflettori sul rischio di infiltrazioni mafiose anche in territori tradizionalmente considerati lontani da questi fenomeni, evidenziando l’importanza della collaborazione tra enti locali, forze dell’ordine e imprenditori per contrastare un sistema capace di insinuarsi nel tessuto economico sfruttando appalti e lavori pubblici.