“Sette Giorni”, la trasmissione di approfondimento di Siena TV, affronta il tema del caporalato in agricoltura e i segnali emersi nelle ultime settimane sul territorio tra le province di Siena e Grosseto. Ospiti Andrea Biagianti (Flai Cgil) e il senatore Silvio Franceschelli, per analizzare il percorso che coinvolge istituzioni e parti sociali e che punta a prevenire lo sfruttamento prima ancora che reprimerlo, attraverso strumenti operativi, formazione e regole condivise. Dopo, infatti, le audizioni in Prefettura con la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro, si rafforza il percorso condiviso tra istituzioni e parti sociali con un obiettivo chiaro: prevenire lo sfruttamento prima ancora di reprimerlo.
Biagianti: “Fenomeno sempre più sofisticato, serve pragmatismo”
Nel corso della trasmissione, Biagianti ha descritto un quadro in cui lo sfruttamento si presenta in forme strutturate e via via più complesse, con dinamiche che impattano sia i lavoratori, in gran parte manodopera straniera, sia le imprese che operano correttamente, perché lo sfruttamento genera anche concorrenza sleale. Per Biagianti, non basta l’intervento repressivo: “Dobbiamo essere pragmatici: accanto alla repressione servono strumenti di prevenzione”, con particolare attenzione al nodo delle aziende “senza terra” e alla necessità di criteri verificabili per separare le realtà regolari da quelle opache.
Franceschelli: “Portare i problemi reali alla politica, e trasformarli in soluzioni”
Il senatore Franceschelli ha sottolineato l’importanza di trasformare le segnalazioni dal territorio e il lavoro di documentazione in azioni concrete, ricordando che il compito della politica non può ridursi alla produzione di norme, ma deve tradursi in risultati verificabili e monitorati nel tempo. Nel ragionamento entra anche il contesto agricolo che cambia: tempi di raccolta sempre più stretti e bisogno di manodopera in picchi rapidi. Un quadro che rende ancora più urgente, secondo Franceschelli, intervenire con strumenti rapidi e praticabili, tutelando lavoratori e imprese che rispettano le regole.
Brigate del Lavoro e “sindacato di strada”
Nella seconda parte della puntata, “Sette Giorni” è entrata ancora una volta, dopo il reportage L’altra faccia della vendemmia, nel lavoro sul campo con le Brigate del Lavoro, la campagna della Flai Cgil che ha unito presenza nei luoghi di reclutamento, distribuzione di materiale informativo anche in lingua e ascolto diretto dei lavoratori.
Biagianti ha raccontato che in provincia di Siena, in molti casi, il reclutamento avviene all’interno dei centri di accoglienza straordinaria (CAS), mentre nell’area dell’Amiata grossetana i lavoratori spesso vivono in abitazioni messe a disposizione dai datori di lavoro. In entrambi i casi, uno degli aspetti decisivi è la fragilità linguistica e burocratica che rende i lavoratori più esposti.
Un punto centrale emerso nel racconto è la necessità di costruire fiducia: la presenza di mediatori culturali e l’attività “di strada” hanno permesso, nelle settimane successive, di avviare contatti e prendere in carico situazioni anche sul fronte dei diritti e delle pratiche (permessi, servizi, assistenza burocratica).
“Il reclutamento può partire subito”
Biagianti ha evidenziato come lo sfruttamento possa coinvolgere anche chi è arrivato da pochissimo in Italia: ragazzi intercettati a ridosso dei centri di accoglienza e inseriti quasi immediatamente nel circuito del lavoro agricolo. Un elemento che, secondo il sindacato, indica la presenza di meccanismi organizzati e di reti che indirizzano i flussi di manodopera.
La richiesta: “Risultati e strumenti misurabili”
In chiusura, Biagianti ha ribadito la priorità: “concretezza”. L’obiettivo, ha spiegato, è far sì “che il percorso avviato produca risultati e strumenti correttivi reali, con parametri in grado di verificare la coerenza tra fabbisogno di manodopera e attività agricola, rendendo più difficile l’occultamento di lavoro irregolare”.