Il testimone segreto avrebbe fatto emergere nuovi elementi sul caso David Rossi. A confermarlo è Gianluca Vinci, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta, che senza poter entrare nei dettagli parla di sviluppi rilevanti. “Essendo un testimone segreto non posso scendere nel particolare – spiega – ma posso dire che era un’audizione che doveva chiarire aspetti decisamente importanti per la ricostruzione di quanto accaduto quella sera. E ha dato i suoi frutti”.
Il testimone resta top secret, ma l’argomento no. Dalle parole dell’audito risultano incongreuenze con quanto dichiarato dal’avvocato Luca Goracci (qui l’audizione). Per questo la Commissione ha deciso di riconvocare martedi prossimo l’ex legale della famiglia Rossi.
“Lo sentiremo – annuncia Vinci – nella forma dell’audizione di testimoni, quindi con tutti gli avvertimenti di legge e l’obbligo di dire la verità. È una modalità che spesso le commissioni non utilizzano, ma noi abbiamo scelto sin dall’inizio questa metodologia per avere punti fermi”. Il nodo centrale riguarda alcune dichiarazioni specifiche rese da Goracci nel tempo, che sarebbero oggi entrate in conflitto con documentazione già acquisita dalla Commissione e con quanto riferito nell’ audizione di questa mattina.
L’avvocato aveva svolto per conto della famiglia Rossi un’attività investigativa andata avanti per diverso tempo, affrontando vari temi: “Aveva affrontato diversi temi, a partire dalla valigetta 24 ore che sarebbe stata vista da più persone e dal fratello di David – spiega Vinci – e anche da un tal Muto che si sarebbe presentato come proveniente da Mantova. Oltre ad alcuni spostamenti ricostruiti nel corso delle indagini. È stato un lavoro abbastanza corposo, che era già stato in parte riferito durante un’audizione di circa due mesi fa, ma sul quale ora sono emerse delle incongruenze. Per questo è d’obbligo riconvocarlo, per chiarire dove può essere nata questa differenza tra la documentazione in nostro possesso e altre dichiarazioni rilasciate nei mesi scorsi e questa mattina da altri soggetti. Goracci dovrà essere ascoltato nuovamente in forma testimoniale, con tutti gli avvertimenti di legge e l’obbligo di dire la verità: non parliamo più di semplici riferimenti, ma di vere testimonianze ufficiali. Ed è chiaro che così stanno emergendo incongruenze forti e, in base a quello che verrà fuori, dovremo trarre le nostre conseguenze, eventualmente anche effettuando comunicazioni all’autorità giudiziaria”.
Le incongruenze di cui oggi parla la Commissione affondano le radici anche in quanto Goracci raccontò pubblicamente già nel 2017 a diverse testate nazionali. Secondo quella versione, il legale avrebbe ricevuto nel 2016 la visita di un uomo che si presentava come imprenditore attivo tra Brescia e Mantova. L’uomo avrebbe sostenuto di aver fissato un appuntamento con David Rossi alle ore 18 del 6 marzo 2013, giorno della morte del manager Mps, ma di essere arrivato con quasi due ore di ritardo. Raccontava di essere giunto a San Francesco intorno alle 19.50, quando Rossi era già riverso a terra nel vicolo, e di essere stato improvvisamente aggredito alle spalle da tre o quattro persone, riuscendo poi a fuggire mentre udiva uno sparo. Sempre secondo Goracci, quell’uomo parlò di presunti conti correnti aperti con l’aiuto di dirigenti della banca per finanziare attività imprenditoriali tra Brescia e Mantova, di incontri frequenti con Rossi e di un viaggio a Roma durante il quale sarebbe stata consegnata una misteriosa valigetta, poi portata da David fino all’ospedale di Siena. Un particolare che Goracci disse di aver verificato: nel novembre 2012 Rossi si sarebbe effettivamente presentato in ospedale dal padre con una valigetta. Il racconto si concludeva con riferimenti a denaro nero proveniente da operazioni immobiliari.
“Ci sono incogruenze, dobbiamo risentire Goracci – precisa – perché dalle testimonianze ufficiali stanno emergendo incongruenze forti. E in base a ciò che verrà fuori dovremo trarre le nostre conseguenze, eventualmente anche facendo comunicazioni all’autorità giudiziaria”.