Mezz’ora. Il tempo di una commissione, l’illusione di un rientro veloce, la normalità di un pomeriggio qualunque. Poi i rumori, i passi, una finestra forzata. E, dall’altra parte del corridoio, non il marito e la moglie tornati perché “hanno dimenticato qualcosa”, ma due uomini entrati furtivamente in casa. È accaduto nei giorni scorsi a Castellina Scalo, frazione del comune di Monteriggioni, in una vicenda che ora è al vaglio dei carabinieri: una nuova ondata di furti in abitazione e, in questo caso, un’irruzione avvenuta mentre all’interno era rimasta la figlia adolescente della coppia.
Secondo quanto ricostruito, per la seconda volta in tre mesi la stessa abitazione è stata presa di mira. La famiglia, dopo il primo episodio, aveva installato un sistema di sicurezza e telecamere. Proprio le registrazioni – consegnate alle forze dell’ordine – hanno ripreso l’azione dei malviventi: appostamento, attesa dell’uscita dei coniugi e l’ingresso in casa durante una breve assenza.
L’elemento più delicato dell’episodio è legato alla presenza della ragazza. La giovane, sentiti i rumori, ha inizialmente pensato al rientro dei genitori. Invece i due hanno sfondato una finestra e sono entrati nell’abitazione. A quel punto l’adolescente se li è trovati davanti.
Qui la sequenza cambia ritmo. La ragazzina non si è chiusa in camera né è rimasta immobile. È andata in cucina, dove si trova il sistema di sicurezza, e ha fatto scattare l’allarme collegato con le forze dell’ordine. Poi ha iniziato a urlare e a chiedere aiuto. Un gesto istintivo e di forte impatto che ha avuto un effetto immediato: i ladri sono scappati.
Pochi minuti dopo la ragazzina ha chiamato i genitori, rientrati rapidamente, ed è partita la richiesta d’intervento ai carabinieri. Gli accertamenti sono in corso. Dalle immagini delle telecamere, riferisce la famiglia, i volti dei due malviventi sarebbero riconoscibili: il materiale è stato acquisito e messo a disposizione degli investigatori, che valuteranno ogni elemento utile all’identificazione.
L’episodio non sarebbe rimasto isolato. Nella stessa fascia temporale, i due – o comunque persone riconducibili alla medesima azione, circostanza che spetterà alle indagini chiarire – si sarebbero introdotti anche in altri appartamenti vicini, tra cui uno in prossimità dell’abitazione dove si trovava l’adolescente.
Sconvolta per quanto accaduto, la famiglia ha deciso di scrivere una lettera al sindaco, chiedendo maggiori controlli e misure di sicurezza sul territorio. Il marito sottolinea il trauma della ragazza e la sensazione di vulnerabilità: “Nostra figlia ha avuto sangue freddo ma è rimasta fortemente traumatizzata. Anche gli allarmi servono a poco, questi malviventi sanno benissimo che prima di venti minuti non arriva nessuno e fanno quello che vogliono. Qui non siamo al sicuro, è un continuo. Adesso c’è da avere paura anche se qualcuno resta in casa sua. Chiediamo più controlli e maggiore sicurezza, la percezione di non poter essere tutelati anche dalla legge è ogni giorno sempre più forte”.
La moglie parla di paura e di un cambiamento improvviso nella quotidianità della ragazzina: “Sono ancora sconvolta, ma fiera di mia figlia che adesso però ha tremendamente paura. Questi farabutti le hanno tolto la gioia della adolescenza, dell’intimità, della prima libertà che è quella di stare a casa da sola. Non è da credere e solo al pensiero ho profondamente terrore. Poteva succederle di tutto. Ho sentito le registrazioni delle telecamere e le urla di mia figlia sono inquietanti, gelano il sangue. Non ci sentiamo più tranquilli e sicuri, nemmeno in casa nostra”.
Come in ogni furto in appartamento, più che il valore dei beni sottratti pesa l’invasione dello spazio domestico e, soprattutto in questo caso, l’aver agito sapendo (o accettando) che in casa potesse esserci qualcuno. Gli inquirenti dovranno chiarire dinamica, responsabilità e collegamenti con gli altri episodi segnalati nella zona.
Resta, intanto, l’immagine di una porta domestica che smette di essere confine e diventa linea di contatto. E la reazione di una ragazzina che, in pochi secondi, ha trasformato la paura in un riflesso di coraggio: sufficiente, almeno questa volta, a interrompere il furto e a costringere i malviventi a scappare. Ma la cronaca quotidiana, purtroppo, insegna che non sempre va così.