Ieri, davanti al Gup del tribunale di Siena, dottore Andrea Grandinetti, il rito abbreviato sul presunto abuso sessuale di gruppo che vede imputati due giovani schermidori italiani (all’epoca nella Nazionale juniores) è entrato nella fase decisiva. L’accusa colloca i fatti nella notte tra il 4 e il 5 agosto 2023 a Chianciano Terme, durante un ritiro internazionale legato all’ambiente schermistico: secondo la ricostruzione della Procura, la vittima – una schermitrice messicana che gareggiava per l’Uzbekistan e che allora aveva 17 anni – avrebbe subito violenza in una stanza d’albergo al termine di una serata trascorsa con altri atleti, in un contesto in cui avrebbe assunto alcol (e, stando agli accertamenti, sarebbero emerse anche tracce di cannabinoidi). La pm Serena Menicucci ha chiesto una condanna a 5 anni e 4 mesi; sul fronte civile, la parte offesa ha chiesto risarcimenti per 200mila euro alla ragazza e 110mila euro alla madre, con provvisionali rispettivamente di 100mila e 55mila euro. Il giudice ha fissato la decisione al 24 aprile.
Parla l’avvocato della vittima
Sul versante della persona offesa, l’avvocato Luciano Guidarelli (foro di Roma) ha ribadito la richiesta di conferma della responsabilità, contestando anche il peso attribuito al percorso di giustizia riparativa. “Io ho insistito affinché, alla fine, la condanna venga confermata. A mio avviso la vicenda deve essere valutata in modo equo pienamente coerente con i fatti”.
Per il legale, in aula non sono emersi elementi inattesi: “Non mi aspettavo elementi realmente nuovi: era prevedibile che venisse messa in discussione l’attendibilità della persona offesa nelle sue dichiarazioni. Su questo hanno puntato le difese, ed era abbastanza scontato”.
Guidarelli ha poi concentrato le critiche sulla giustizia riparativa richiamata nel processo: “È stato detto che il percorso di giustizia riparativa si sarebbe concluso con esito positivo. Io, però, ho dei dubbi su questa ‘positività’, perché non risulta un vero e proprio programma strutturato… mi sarei aspettato anche un esito formale, ad esempio una lettera di scuse che non c’è stata”.
Quanto al racconto della ragazza, il legale sostiene che resti solido: “Il Pubblico Ministero ha evidenziato che le sue dichiarazioni sono rimaste ‘cristallizzate’, coerenti e costanti”.
Sul nodo del consenso, Guidarelli ha rimarcato lo stato di alterazione rilevato dagli accertamenti e la successiva revoca: “Nel momento in cui però ha ripreso lucidità ha chiesto di fermarsi. Dunque c’è stata una negazione del consenso, o quantomeno una revoca del consenso, che non è stata rispettata”.
In vista della sentenza del 24 aprile, “spero che la ragazza possa partecipare. Ho chiesto che venga autorizzato il paravento perché non ha bisogno di trovarsi di fronte gli imputati ed è comprensibile. Purtroppo, quando riaffiorano questi ricordi, manifesta reazioni molto forti: rivivere l’episodio la porta a uno stato di forte disagio e la spinge anche a rimuginare su ciò che è accaduto. Preferisco non usare ulteriori parole” ha concluso Guidarelli.
La difesa degli imputati
Di segno opposto la linea difensiva. L’avvocato Enrico De Martino (foro di Siena), uno dei legali degli imputati, ha insistito sulla lettura alternativa degli atti e sulla tenuta del quadro probatorio: “Da parte nostra speriamo di aver chiarito – nel rispetto assoluto della ragazza e degli imputati – l’innocenza dei nostri difesi sulla base del copioso materiale consegnato al giudice, costituito dall’intero fascicolo del Pm”. E, al termine di un’udienza definita “lunga e intensa”, ha aggiunto che, a loro avviso, “ci sono tutti gli elementi che depongono a favore dell’innocenza” dei ragazzi, sottolineando la delicatezza di una vicenda che coinvolge persone molto giovani e che impone “massimo rispetto” per tutte le parti.
Al centro della discussione, in aula, anche gli esiti degli accertamenti medici e i contenuti acquisiti dai dispositivi, oltre alla valutazione delle dichiarazioni rese dalla ragazza e al tema, giuridicamente decisivo, dell’esistenza del consenso e della sua eventuale revoca. Ora la parola passa al giudice: il 24 aprile sarà il giorno della sentenza.

