“Abbiamo sotto i piedi una risorsa che può cambiare il futuro industriale italiano ed europeo. E rischiamo di lasciarla sepolta per sempre”. È un appello deciso e documentato quello che arriva da Francesco Oporti, consigliere comunale di Chiusdino e capogruppo della Lista Civica “Per Chiusdino”, che nelle scorse ore ha inviato una dichiarazione ufficiale alle autorità locali, regionali e nazionali – e alla stampa – per chiedere una valutazione urgente sulla possibilità di riaprire la miniera di antimonio delle Cetine, in provincia di Siena.
Il ritorno dell’antimonio: “Una materia prima strategica”
Nel suo intervento, Oporti richiama l’attenzione sul nuovo scenario geopolitico e industriale che vede l’antimonio – elemento metalloide poco conosciuto al grande pubblico – tornare al centro delle politiche europee e nazionali sulle materie prime critiche: “L’antimonio è tornato ad avere un ruolo centrale per l’industria europea – spiega – perché è indispensabile in settori dove la sostituibilità è molto limitata: sicurezza antincendio, batterie al piombo, componentistica tecnologica e leghe speciali”. Secondo i dati riportati dal consigliere, il consumo annuo dell’Unione Europea si aggira sulle 18.800 tonnellate, mentre l’Italia ne consuma circa 5.000. Oporti fa notare come il mercato europeo sia “concentrato e vulnerabile”, soprattutto dopo il recente stop alle esportazioni dalla Cina, leader mondiale del settore. “Con una produzione anche solo dell’1-2% del fabbisogno europeo, ogni sito produttivo diventa strategico. La nostra miniera delle Cetine potrebbe coprire fino al 5% del fabbisogno nazionale, con un valore lordo annuo di circa 10 milioni di euro”.
La miniera delle Cetine: storia, potenzialità e unicità
Il sito minerario, oggi in stato di abbandono, ha prodotto storicamente circa 3.500 tonnellate di antimonio tra il 1878 e il 1949, con tecnologie ormai superate e lunghe pause operative: “La nostra cava è stata trascurata dalle politiche minerarie italiane – sottolinea Oporti – mentre altri paesi hanno saputo investire nelle loro risorse. Eppure, secondo l’Università di Pisa, le Cetine sono un sito unico al mondo per la varietà dei minerali scoperti, fra cui la Batonite, classificata come ‘minerale dell’anno 2023’ dall’European Journal of Mineralogy”. Oporti ricorda inoltre che il sito, oggi oggetto di una bonifica in corso, è riconosciuto come Geosito di importanza regionale e mondiale, con oltre 80 specie minerali identificate. “Non si tratta soltanto di valore economico, ma anche di un patrimonio scientifico e culturale che rischia di andare perso”.
L’appello alle istituzioni e al mondo scientifico
Il consigliere comunale chiama in causa tutte le istituzioni, “ognuna secondo le proprie competenze e responsabilità”, invitando ad avviare una verifica aggiornata e multidisciplinare delle potenzialità estrattive, ambientali ed economiche della miniera. Oporti propone di coinvolgere anche l’Università di Pisa, che ha già condotto ricerche e scoperte importanti sul sito: “Chiedo che si sviluppino contatti immediati con i ricercatori, perché qui potrebbero essere presenti anche alcuni minerali della categoria delle ‘terre rare’, fondamentali per le industrie hi-tech”. Nel suo appello, Oporti sottolinea come piccole quantità di produzione nazionale possano avere un impatto strategico enorme, sia come leva per l’autonomia produttiva, sia come garanzia per le filiere industriali più esposte alle crisi internazionali. “Non parliamo solo di soldi, ma di sicurezza industriale, innovazione e posti di lavoro. Oggi – conclude – anche modesti contributi interni possono valere molto in un mercato dominato dalle incertezze geopolitiche”.
La proposta di Oporti riapre un tema che da anni divide il territorio tra ricordi di archeologia industriale, esigenze di tutela ambientale e nuove opportunità. La palla, ora, passa alle istituzioni. E la miniera delle Cetine resta in attesa: potrebbe tornare a produrre ricchezza per il territorio e il Paese, oppure restare, ancora una volta, un “tesoro nascosto” sotto la macchia toscana?