Chiusi guarda a Kiev: la testimonianza di Paolo Buricca quattro anni dopo l’invasione dell'Ucraina

Dopo quattro anni dall'inizio dell'invasione, Buricca ripercorre quei momenti di paura e tensione vissuti a Kiev

Di Filippo Meiattini | 25 Febbraio 2026 alle 18:00

Chiusi guarda a Kiev: la testimonianza di Paolo Buricca quattro anni dopo l’invasione dell'Ucraina

“Non mi sarei mai aspettato che quella mattina iniziasse davvero l’invasione. A Kiev, nelle prime ore, sembrava tutto normale. Poi sono arrivati i missili e, a poche centinaia di metri da casa mia, è stato colpito un palazzo: dieci, dodici morti. Da quel momento ho capito che niente sarebbe stato più come prima“.

Riavvolge il nastro della memoria Paolo Buricca, imprenditore chiusino che per anni ha vissuto a Kiev, in Ucraina. Era lì il 24 febbraio 2022, quando è iniziata l’invasione russa. Da quel giorno tutto è cambiato: Buricca non vive più nella capitale ucraina ed è rientrato in Italia, ma per lavoro continua ad avere contatti frequenti con l’Ucraina e con i suoi collaboratori rimasti sul posto.

“Conosco la lingua e ho amici ucraini. Il lavoro, in parte, continua, anche se nulla è più come prima” dice. La guerra ha spostato equilibri economici e produttivi: molte aziende sono state costrette a trasferirsi dall’est verso l’ovest del Paese, vicino ai confini con Polonia e Ungheria: “Prima Crimea e Donbass rappresentavano gran parte del nostro fatturato. Oggi tutto è stato stravolto”.

A distanza di quattro anni, il conflitto non si è fermato e il prezzo più alto continua a pagarlo la popolazione: “L’Ucraina sta perdendo una generazione intera di ragazzi mandati al fronte – spiega l’imprenditore -. Molti padri sono partiti al posto dei figli. E tanti giovani fuggiti all’estero non vogliono tornare, perché verrebbero subito richiamati alle armi”.

I disagi quotidiani sono enormi, anche nelle grandi città. A Kiev, raccontano i collaboratori a Buricca, il freddo è diventato un nemico in più: temperature sotto i meno quindici gradi, blackout continui, appartamenti a sei o sette gradi: “Con gli sbalzi di corrente si bruciano anche le stufe elettriche – racconta l’imprenditore di Chiusi -. In città si fa fatica a trovare beni di prima necessità, i prezzi sono saliti del 30–40%. In campagna si sopravvive con quello che si produce, ma mancano servizi essenziali”.

E poi c’è la paura costante: “Con i droni non sai mai dove e quando colpiranno. L’altro giorno, mentre parlavo al telefono con una collaboratrice a Odessa, si è sentita un’esplosione a poche centinaia di metri da casa sua”.

Filippo Meiattini

Filippo Meiattini è nato a Siena il 13 gennaio del 1999. A febbraio del 2021 è diventato giornalista pubblicista. Non ama parlare di sé, soprattutto in terza persona.



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