Cinque giorni, una manciata di telefonate e la promessa di “mettere al sicuro” il conto. Ieri, nell’aula del tribunale di Siena, un 55enne di Chiusi ha ricostruito davanti al giudice Alessandro Maria Solivetti Flacchi il meccanismo che – secondo l’accusa – nell’ottobre 2021 gli avrebbe svuotato il BancoPosta per 24mila euro, tra ricariche e trasferimenti, e che oggi porta a processo cinque imputati per truffa e autoriciclaggio.
Alla sbarra due donne di 26 e 36 anni, entrambe di Benevento, un uomo di 24 anni, oltre a un quarantenne originario di Napoli e un venticinquenne nato in Romania: tutti residenti in Campania. Per la procura, rappresentata dal pm Alberto Bancalà, sarebbero coinvolti in quanto intestatari delle carte PostePay sulle quali sarebbero confluiti i versamenti disposti dalla persona offesa e poi movimentati.
La vittima, assistita dall’avvocata Fanny Lucia Zoi (foro di Siena) e costituita parte civile, ha raccontato un periodo “complicato”, tra problemi familiari e lavoro, nel quale dice di non essersi sentito lucido. Tutto sarebbe partito da un messaggio che richiamava l’universo PostePay e, a distanza di poco, da una chiamata: un uomo, sempre lo stesso, con voce e inflessione “nordica”, che si sarebbe presentato come addetto e avrebbe parlato di un blocco in corso e di un aggiornamento necessario. L’aggancio, riferisce, era la sicurezza: per completare la procedura, avrebbe dovuto seguire istruzioni precise allo sportello e agli Atm, digitando codici che in realtà – secondo l’impostazione accusatoria – corrispondevano a operazioni di ricarica verso carte intestate a terzi e a due postagiro.
Tra i passaggi più incisivi emersi in udienza, l’episodio notturno: una telefonata intorno a mezzanotte e l’invito a tornare subito allo sportello perché “a quell’ora il sistema è più veloce”. In aula sono arrivate anche le domande delle difese: per gli imputati assistono, tra gli altri, gli avvocati Giovanni Bizzarri e Ada De Marco del foro di Avellino; Orlando Sgambati e Clemente Crisci del foro di Santa Maria Capua Vetere; Michele Catafa del foro di Napoli e Fabio Ficedolo del foro di Benevento. Una delle vittime donne è stata difesa ieri in aula anche dall’avvocata senese Giada Airò Farulla.
Il processo è stato rinviato all’8 aprile per l’audizione della polizia giudiziaria che ha svolto gli accertamenti, l’esame degli imputati e la discussione.