Choc per sospetto avvelenamento di cani nel giardino di casa

Terrore per una famiglia sanquirichese: scatta la denuncia

Questa è la storia di Yanuk, cucciolo di pastore tedesco di 8 mesi, ma anche di Zeta, Sofia, Beatrice, Pasquale, Sveva e Tancredi. Una giovane famiglia sanquirichese che sta vivendo un periodo, che dura ormai da mesi, di terrore, di grande inquietudine. Una brutta pagina di cronaca che riguarda uno dei borghi più belli della Val d’Orcia: San Quirico d’Orcia. Pasquale e Beatrice, grandi amanti di animali, hanno sempre voluto far crescere i propri figli, Sveva e Tancredi, a contatto con gli animali: cani e gatti, per questo già dal 2011 decidono di adottare Zeta, una cucciola di pastore tedesco.
La famiglia vive in un appartamento di un condominio in periferia, fuori dal centro storico, un appartamento con una piccola lingua di giardino a ridosso di altri palazzi, ma totalmente indipendente. Purtroppo Zeta, dopo 5 anni, inizia a non stare bene e così, dopo alcuni accertamenti, arriva la diagnosi: tumore ai linfonodi. Una diagnosi che lascia poco scampo, i veterinari infatti danno poche settimane di vita allo sfortunato pastore tedesco, che però, grazie alle cure di chemioterapia e all’attenzione dei padroni su cibo e medicinali, riesce a resistere per oltre un anno e mezzo fino a Giugno del 2018.
Nel frattempo, viste le condizioni precarie di Zeta e la voglia di condividere l’amore per un animale con i figli, arriva Sofia nel 2016, un’altra cucciola di pastore tedesco. Il destino però, a volte, è molto amaro, infatti Sofia, a soli 9 mesi di vita inizia, anche lei, ad avere problemi evidenti: scarsa crescita, pochissimo appetito, cattivo odore dell’alito, difficoltà nel fare le urine: campanelli d’allarme chiari e preoccupanti, che però non danno neanche tempo ai giovani sanquirichesi che, a marzo di quest’anno, le difficoltà renali peggiorano repentinamente, così una colica di reni diventa fatale.
L’amore per i cani però spinge ancora Beatrice e Pasquale a prenderne uno nuovo: Yanuk, ancora un pastore tedesco, perfettamente sano e in forma nei primi mesi di vita, stato che però cambia di colpo, a metà giugno anche lui inizia a manifestare gli stessi sintomi di Sofia: diminuzione dell’appetito, dimagrimento repentino, inappetenza per giorni. Dopo aver cambiato diversi veterinari, dagli esami dell’emocromo, il cane risulta essere anemico ma soprattutto dopo gli esami delle urine, per controllare la funzionalità dei reni, è uscito fuori un valore della creatinina impressionante: 6 mg/dl, i cui valori standard di un cucciolo di cane dovrebbero oscillare tra 0 e 1mg/dl.
Non convinti e ancora preoccupati, i padroni decidono di spostarsi in una clinica specializzata a Firenze, dove, visti i risultati impressionanti delle analisi del sangue e delle urine, i veterinari provvedono subito a fare un’ecografia ai reni, ecografia che mostra come i reni fossero già compromessi ed estremamente oberati, praticamente dei reni di un cane di 15 anni e non di 6 mesi come effettivamente aveva Yanuk. Una funzionalità dei reni al 5% rispetto alla capacità effettiva che un cane di 6 mesi dovrebbe avere.
I veterinari fiorentini non credono sia una problema genetico del cane, infatti hanno specificato nel referto che si tratta di un’intossicazione alimentare, senza poter accertare con sicurezza che si tratti o meno di un avvelenamento con veleno per topi o anti-gelo, somministrati giornalmente a piccole dosi (veleni specifici che permettono il lento regredire delle funzionalità renali e anatomiche), perché per avere la certezza è necessaria una biopsia, esame estremamente invasivo che necessita di anestesia totale, che difficilmente il cane avrebbe retto e da cui quasi sicuramente non si sarebbe risvegliato.
In assenza della biopsia, si può parlare solo di sospetto avvelenamento, un sospetto però fondato secondo i giovani padroni dei cani e secondo i veterinari fiorentini, che è aumentato visti gli stessi identici sintomi che poco tempo prima aveva mostrato Sofia. Questo fa pensare, anche per una questione di semplice statistica, visto che per due cuccioli uno di 6 e l’altro di 9 mesi, con pedigree, sani alla nascita, presi in due allevamenti diversi, è altamente improbabile che abbiano avuto lo stesso identico problema genetico, non collegandolo invece ad un qualcosa accaduto nello stesso ambiente che hanno condiviso per mesi.
Alcuni vicini si erano lamentati per i rumori notturni, per qualche abbaiata notturna, additando la colpa direttamente ai cani di Pasquale e Beatrice. Nel piccolo giardino, indipendente, ma facilmente accessibile a tutti, vista la bassa ringhiera che confina con un piazzale pubblico, sono stati trovati tanti rifiuti: fazzoletti di carta, involucri di ovuli vaginali, plastiche di vario genere; in più per due volte il telo del loro gazebo nel giardino è stato tagliato e strappato a metà.
Segnali strani che possono essere collegati oppure no, per questo però Pasquale e Beatrice hanno deciso di sporgere denuncia e cercare di fare chiarezza, per loro, per i loro cani, per i loro figli, che quotidianamente giocano in quel giardinetto, ma anche per noi tutti, in un mondo in cui a volte sembra che qualcuno proprio non riesca più a rispettare l’altro, ad essere tollerante con chi è diverso, con chi ha una voce fuori dal coro, con chi è più debole o, appunto, con chi può disturbare, per alcuni minuti, la quiete con un’abbaiata prolungata.

Lorenzo Agnelli

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