“Siamo alla vigilia di un passaggio importante per la nostra città: l’annuncio delle dieci finaliste al titolo di Capitale italiana della Cultura 2028. C’è molta attesa, ma anche molta speranza”. Con queste parole il sindaco di Colle di Val d’Elsa, Piero Pii, interviene a pochi giorni dall’annuncio della short list, previsto per martedì 20 gennaio.
“Colle2028 – continua Pii – è stata per l’amministrazione comunale e per tutta la comunità colligiana un’occasione preziosa di crescita e di investimento. In un solo anno abbiamo avuto l’opportunità di rafforzare una visione comune, di mettere in rete energie e competenze e di riconoscere nella cultura un motore concreto di sviluppo, coesione e benessere. Siamo cambiati. Colle di Val d’Elsa è già cambiata”.
Una nuova visione di governo, capace di guardare lontano.
“In questi mesi – spiega ancora Pii – abbiamo avuto la lungimiranza di usare la candidatura come uno strumento di governo, facendo leva su una visione nuova che rimettesse ordine nelle priorità, mettesse in connessione politiche che troppo spesso viaggiano separate e costruisse una prospettiva di lungo periodo fondata su sviluppo e inclusione, crescita e coesione, innovazione e memoria. Oggi molti di questi principi si sono già tradotti in azioni concrete”.
Il welfare culturale come motore di sviluppo.
“In un solo anno – sottolinea il sindaco – Colle di Val d’Elsa può affermare di essere tra le pochissime città ad aver reso concreto, con scelte di governo chiare, il concetto di welfare culturale. Abbiamo riconosciuto alla cultura un impatto diretto sulla salute, sulla coesione sociale, sulla dignità delle persone e sull’inclusività. Un approccio che ha portato a ripensare i luoghi della cultura come spazi di cura e di relazione: musei intesi come presìdi civici, biblioteche come luoghi di accoglienza e crescita, teatri e spazi culturali come ambienti aperti, abitabili e attraversabili da tutti. La cultura – aggiunge Pii – non più solo come offerta di eventi, ma come contesto quotidiano in cui le persone possono riconoscersi, incontrarsi e partecipare”.
Fondamentale anche il metodo.
“In un solo anno – continua Pii – siamo riusciti a costruire e sperimentare insieme alla comunità un vero metodo di governo basato su partecipazione, co-progettazione e formazione. Non parole, ma pratiche concrete. Abbiamo dimostrato che è possibile costruire politiche pubbliche come processi aperti, che il confronto non rallenta ma migliora le scelte, che la complessità non è un ostacolo ma una risorsa. Un metodo che non vale solo per la cultura, ma rappresenta un patrimonio per tutta la vita pubblica della città”.
Al centro ci sono le persone e le relazioni.
“C’è un’eredità che porteremo nel futuro – evidenzia il sindaco – ed è quella legata al capitale umano. Colle2028 ha rimesso al centro le competenze, le relazioni, la capacità delle persone di immaginare e costruire futuro insieme. È un patrimonio che cresce quanto più viene condiviso, così come la rete di relazioni che si è ulteriormente rafforzata. Una città che impara a lavorare insieme ha uno strumento potentissimo per affrontare le sfide future. Le relazioni costruite non appartengono a una candidatura, ma alla comunità”.
Il percorso ha contribuito anche a ridefinire l’immagine di Colle di Val d’Elsa.
“Grazie a questo cammino – osserva Pii – la città ha iniziato a occupare una nuova posizione simbolica. È stata riconosciuta come luogo di pensiero, di sperimentazione, di proposta. Non per una campagna di immagine, ma per un lavoro reale e condiviso. Questo è un capitale di credibilità che ci permetterà di costruire nuove alleanze e nuove opportunità”.
Il senso più profondo di Colle 2028.
“Credo che il lascito più importante – conclude il sindaco – sia la consapevolezza che una città può cambiare partendo da sé stessa. Colle2028 ha dimostrato che anche una città di dimensioni medie può permettersi una visione, può dichiararla e può lavorare per realizzarla. Questo genera fiducia, e la fiducia è una condizione fondamentale per qualsiasi trasformazione duratura. Colle2028 non è un documento, un logo o un programma, ma un modo nuovo di essere comunità, un organismo vivo capace di generare futuro. Colle di Val d’Elsa ha già compiuto un passaggio di maturazione. Ha imparato a guardarsi, a riconoscersi, ad assumersi la responsabilità del proprio futuro. Se saremo tra le finaliste, racconteremo l’origine di un riconoscimento. Se non lo saremo, racconteremo l’origine di una trasformazione che non ha bisogno di titoli per essere reale”.