Una storia che parte come tante – una convivenza, una rottura, un animale “di casa” che diventa il punto più sensibile – e che ieri, nel primo pomeriggio, è tornata nell’aula del tribunale di Siena. Non per reati da “codice rosso”, ma per un trittico di accuse che in aula pesa molto: violazione di domicilio, lesioni ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Alla sbarra una coppia, un uomo e una donna, chiamati a rispondere di quanto sarebbe accaduto nel 2020 ai danni di un trentenne di Colle Val d’Elsa, oggi parte civile.
Il procedimento è incardinato davanti al giudice Francesco Picardi. In udienza ha preso la parola il vice procuratore onorario Claudio Rotunno, che ha chiesto un rinvio: discussione e decisione sono state aggiornate a marzo.
Secondo la ricostruzione emersa e agli atti, i fatti affondano nel periodo della pandemia. Il giovane valdelsano e la donna – all’epoca coppia stabile – avevano iniziato una convivenza in un appartamento a Roma. In quel contesto, da un privato, arriva anche una cucciola di Yorkshire terrier, una femmina chiamata Lucky. La relazione poi si incrina e si interrompe. Il trentenne, sempre secondo quanto riferito, lascia l’abitazione e, contestualmente, non porta con sé la cagnolina, alla quale però dice di essersi legato e di cui si sarebbe occupato in precedenza anche sotto il profilo sanitario: applicazione del microchip e attenzioni per una salute descritta come precaria.
È qui che si innesta il primo nodo: l’uomo, preoccupato per le condizioni dell’animale, decide di tornare nell’appartamento romano avendo ancora le chiavi. Dopo un confronto con l’ex, riprende Lucky per occuparsene. Quell’episodio gli costa una denuncia per violazione di domicilio, ma la vicenda – come emerso anche ieri – viene archiviata.
Nel frattempo la donna intraprende una nuova relazione. Da quel punto, sempre stando alla prospettazione accusatoria e alla denuncia del trentenne, iniziano contatti insistenti per riavere il cane: telefonate e richieste che lui avrebbe respinto sostenendo di aver trovato Lucky in condizioni non buone e di volerla tenere con sé.
La contestazione, al vaglio del tribunale, riguarda il passaggio dalle parole ai fatti: la nuova coppia si sarebbe presentata nell’abitazione del trentenne e, secondo l’ipotesi accusatoria, vi sarebbe stato un accesso non autorizzato con una zuffa. Da qui le imputazioni: violazione di domicilio, lesioni e esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Il procedimento vede il trentenne costituito parte civile, assistito dall’avvocata Carlotta Padrini del foro di Firenze.
Sul piano pratico, Lucky risulta oggi affidata all’uomo di Colle Val d’Elsa, mentre sul piano giudiziario la partita è ancora aperta: ieri l’udienza si è chiusa con un rinvio, e sarà a marzo che il giudice Picardi affronterà discussione e decisione. In attesa della sentenza, resta la fotografia di un contenzioso che, dietro l’apparente “piccolezza” di un cane da compagnia, ha fatto scattare contestazioni penali tutt’altro che leggere. E che ora chiede al tribunale di distinguere, con precisione, tra torti percepiti e responsabilità provate.