Crisi occupazionale a Siena: Busini, Confindustria: "Disponibilità al dialogo, ma serve approccio più ampio"

A chiarire la posizione dell’associazione degli industriali è il presidente della delegazione di Siena

Di Filippo Meiattini | 20 Gennaio 2026 alle 18:30

Il territorio senese continua a fare i conti con una crisi occupazionale complessa e frammentata. Negli ultimi mesi diverse vertenze aziendali hanno acceso l’allarme sul futuro di centinaia di lavoratori, spingendo i sindacati a chiedere l’attivazione di tavoli ad hoc per governare le crisi e limitare l’impatto sociale delle ristrutturazioni e delle chiusure. In questo percorso, tra i soggetti più chiamati in causa c’è Confindustria, considerata un interlocutore chiave nel confronto con istituzioni e parti sociali.

A chiarire la posizione dell’associazione degli industriali è Marco Busini, presidente della delegazione di Siena, che ribadisce la disponibilità al dialogo ma anche la necessità di un approccio più ampio. “L’associazione Confindustria è naturalmente sensibile, attenta e risponde nell’ambito delle proprie possibilità alle chiamate che riceve”, spiega Busini, sottolineando però come le vertenze aperte siano “situazioni molto diverse fra loro”, con radici che vanno “dalle scelte di multinazionali di delocalizzare” fino alle difficoltà legate a mercati oggi critici come “Russia o Crimea”.

Proprio questa eterogeneità rende, secondo Busini, insufficiente un’azione isolata. “Noi abbiamo a cuore il tessuto occupazionale di tutte le imprese, non soltanto quelle di Confindustria”, afferma, chiarendo che la partecipazione ai tavoli deve essere estesa “a tutte le associazioni datoriali, perché quando difendiamo un territorio la difesa va fatta con tutti gli strumenti e tutte le rappresentanze che il territorio esprime”. Da qui la richiesta di coinvolgere artigianato, agricoltura e mondo cooperativo insieme alle istituzioni.

Sul fronte delle possibili soluzioni, Busini richiama esperienze già sperimentate altrove. “Ad Arezzo abbiamo visto una situazione analoga, con una società del mondo orafo che ha rischiato di chiudere”, racconta, spiegando che il lavoro di filiera ha permesso di valutare “una possibile ricollocazione di parte, auspicabilmente di tutti i lavoratori”. Senza illusioni: “Nessuno ha la bacchetta magica e non possiamo fare da agenzia di collocamento”, ma un’azione di sistema può aiutare.

La strada indicata è quella di tavoli “più allargati e più completi di valutazione”, capaci di incrociare competenze, settori e istituzioni. Un impegno dal quale, conclude Busini, “non solo non ci sottraiamo, ma ci facciamo carico di essere, se possibile, anche promotori”.

Filippo Meiattini

Filippo Meiattini è nato a Siena il 13 gennaio del 1999. A febbraio del 2021 è diventato giornalista pubblicista. Non ama parlare di sé, soprattutto in terza persona.



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