La sanità senese guarda ancora una volta oltre i confini nazionali, rafforzando un legame con il Kenya costruito nel corso di un quarto di secolo. L’Università di Siena entra ufficialmente nel protocollo di cooperazione sanitaria internazionale tra l’Azienda ospedaliero-universitaria Senese e il North Kinangop Catholic Hospital, aprendo nuove opportunità di formazione e crescita professionale anche per i medici specializzandi. L’accordo è stato sottoscritto oggi, giovedì 8 ottobre, nell’aula 6 del centro didattico di Siena, nell’ambito dell’incontro dedicato al bilancio e alle prospettive future della collaborazione. Un progetto che negli anni ha portato numerosi professionisti sanitari senesi in Kenya, contribuendo allo sviluppo dei servizi ospedalieri, alla formazione del personale locale e alla realizzazione di attività mediche e chirurgiche in numerose specialità.
Di Pietra: “Non soltanto competenze tecniche, serve anche un cuore che batte”
La principale novità riguarda il coinvolgimento strutturato degli specializzandi dell’Università di Siena, che potranno partecipare alle missioni internazionali affiancando i professionisti dell’Aou Senese. “Siamo davvero contenti del fatto che, attraverso i nostri colleghi dell’Azienda ospedaliero-universitaria e i docenti universitari, abbiamo la possibilità di prevedere qualcosa che consenta ai nostri specializzanti e alle nostre specializzande di fare questa esperienza, che diventa un pezzo del loro percorso formativo”, ha spiegato Roberto Di Pietra, rettore dell’Università di Siena. Un’esperienza che va oltre l’acquisizione di competenze mediche. “Sono sicuro che sia un segnale dal punto di vista professionale e anche dal punto di vista umano, della formazione della persona. Non è soltanto tecnica professionale, ma ci deve essere anche un cuore che batte in chi svolge una professione così delicata come quella della sanità”.
Barretta: “In Kenya si riscopre il rapporto tra medico e paziente”
A sottolineare il valore reciproco della cooperazione è stato Antonio Barretta, direttore generale dell’Aou Senese, che ha raccontato anche la propria esperienza diretta nell’ospedale kenyano. “Penso sia un investimento anche per l’azienda, perché i professionisti in luoghi come quelli non danno soltanto una mano ad altri colleghi negli aspetti formativi o nelle attività concrete, ma si riportano a casa qualcosa”. Un arricchimento che riguarda soprattutto la dimensione umana della professione sanitaria. “Lì si recupera una dimensione relazionale tra professionista e paziente che a volte da noi, con tutta la tecnologia che per fortuna abbiamo, si perde. Lì ancora si auscultano i pazienti, si toccano, e la diagnosi avviene con metodiche che da noi venivano utilizzate anni fa”. Il nuovo accordo consentirà inoltre di sostenere economicamente la mobilità degli specializzandi, che fino a oggi dovevano affrontare autonomamente le spese utilizzando la propria borsa di specializzazione. La collaborazione prevede anche scambi formativi nella direzione opposta, con professionisti kenyani ospitati a Siena per periodi di aggiornamento e formazione.
Don Sandro Borsa: “Oltre 150 sanitari hanno prestato servizio nel nostro ospedale”
A raccontare i risultati raggiunti in questi anni è stato don Sandro Borsa, amministratore del North Kinangop Catholic Hospital.
“Sono 25 anni di collaborazione con l’ospedale di Siena e sono almeno 150 i sanitari che hanno fatto servizio, formazione professionale e attività chirurgiche. È stata un’esperienza per me entusiasmante”. Nel corso degli anni la collaborazione ha interessato numerosi settori, dalla pediatria alla neonatologia, dalla chirurgia ortopedica all’oculistica, fino all’otorinolaringoiatria e alla prevenzione delle infezioni. “Credo che siano almeno una ventina le specialità a servizio della nostra comunità. Hanno fatto un mondo di bene”, ha sottolineato don Borsa. Un contributo che ha accompagnato anche la crescita della struttura ospedaliera. “In questi 25 anni siamo passati dal livello 4 al livello 5. In Kenya ci sono sei livelli, l’ultimo è quello universitario. Siamo arrivati al livello 5 di specialità”.
Ma il risultato più importante, secondo don Borsa, riguarda anche la diffusione di una cultura della solidarietà e del volontariato. “Il volontariato porta l’idea della donazione”, ha spiegato, ricordando il progetto di apertura di un centro trasfusionale e la volontà di promuovere la donazione del sangue anche attraverso iniziative nelle scuole. L’esempio dei professionisti italiani ha inoltre incoraggiato il personale sanitario locale a impegnarsi in attività di volontariato nelle comunità più bisognose. Un rapporto di cooperazione che si rinnova, dunque, e che punta a unire assistenza sanitaria, formazione universitaria e scambio umano, trasformando l’esperienza internazionale in un’opportunità di crescita per entrambe le realtà ospedaliere.