D’Ambrosio (OPI Siena): "Bene le nuove assunzioni di infermieri, ma il problema non è affatto risolto”

Emergenza infermieri: a Siena e in Toscana i numeri restano critici. Dati sotto la media UE, stipendi più bassi e difficoltà a trattenere i professionisti. Ecco le priorità indicate dall’Ordine.

Di Redazione | 26 Maggio 2026 alle 18:30

Francesco D’Ambrosio, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Siena, in diretta a “Buongiorno Siena” fa il punto su una carenza che dura da mesi e che, nonostante alcuni segnali positivi, resta strutturale. “Bene le nuove assunzioni all’Azienda ospedaliero-universitaria senese e in quella territoriale”, premette, “ma il problema non è affatto risolto”.

Il quadro a Siena e in Toscana

D’Ambrosio parla di un’emergenza che riflette una criticità nazionale. La Federazione (FNOPI), citando uno studio della Scuola Superiore Sant’Anna, stima una mancanza di circa 65 mila infermieri in Italia. Un dato che pesa sulla qualità e sulla continuità dell’assistenza.

“In Italia abbiamo circa 6,9 infermieri ogni mille abitanti, contro una media europea di 8,4: siamo circa il 20% sotto. Non è solo un problema di organici, ma di tenuta del sistema sanitario”.

Perché mancano infermieri: non è (solo) una questione di ‘vocazione’

Alla base non c’è un calo di interesse per la professione, spiega D’Ambrosio, quanto un problema di attrattività e di permanenza nei servizi.

“Parlare di vocazione è fuorviante. Gli infermieri ci sono: il punto è renderle attrattive e sostenibili, le condizioni di lavoro, per farli restare”.

Reclutare e trattenere: cosa fare

Al centro, il tema della retention. Secondo il coordinamento regionale dei presidenti OPI, che la scorsa settimana ha incontrato l’assessore alla Salute Monia Monni, in Toscana mancano circa 5.000 infermieri e crescono le uscite anticipate dal servizio.

“Non basta pensare ai nuovi ingressi: bisogna trattenere chi c’è. Serve ridurre la fatica organizzativa, valorizzare le competenze, rendere i percorsi di carriera più sostenibili”.

La leva economica non è l’unica, ma conta: anche le retribuzioni, in media, sono circa il 20% sotto i livelli europei.

“Una professione ad alta responsabilità e complessità deve essere riconosciuta anche sul piano economico. Ma vanno riviste pure le condizioni di lavoro e le politiche sociali di supporto”.

Formazione: la Toscana tiene, ma il nodo resta dopo la laurea

Sul fronte universitario, la regione regge l’urto: i posti messi a bando vengono sostanzialmente coperti, a differenza di alcune aree del Nord dove le immatricolazioni non bastano. In diverse regioni del Sud, invece, il fabbisogno formativo è colmato. Il vero salto è dopo il titolo: trattenere i neo-professionisti sul territorio.

Politica e sanità: “Tema caldo, ma servono fatti”

Nelle campagne elettorali la sanità è sempre centrale. Per D’Ambrosio, però, l’Ordine deve restare un presidio istituzionale, al di sopra delle polemiche.

“OPI è un ente pubblico: rappresenta tutti gli infermieri e tutela i cittadini. Con la politica il confronto è costante, ma sui fatti, non sulle diatribe”.

E avverte: la salute è un bisogno essenziale, su cui la politica “può giocare” — talvolta anche troppo. Per questo, conclude, serve concretezza.

“Dietro ogni numero ci sono cittadini, famiglie, persone fragili e professionisti che ogni giorno tengono in piedi l’assistenza. È il momento di agire”.



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