David Rossi – Alla ricerca della verità, Antonella Tognazzi e la "leggerezza" dopo la nuova perizia: "Un senso che non provavo da tanti anni"

Rizzetto (membro della Commissione parlamentare): "Telefoni e dispositivi: uso post mortem, dati cancellati, contenuti alterati". In trasmissione anche il nodo sponsorizzazioni

Di Simona Sassetti | 11 Febbraio 2026 alle 22:45

Nella quinta puntata di David Rossi – Alla ricerca della verità, in onda su Siena TV, il confronto si è concentrato sugli sviluppi più recenti del caso: la nota della Procura di Siena, la nuova perizia illustrata in Commissione parlamentare e i filoni su cui la Commissione d’inchiesta sta proseguendo gli approfondimenti.

Ospiti in studio Antonella Tognazzi, moglie di David Rossi, e Walter Rizzetto, membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte dell’ex capo comunicazione di Banca Monte dei Paschi di Siena.

La nota della Procura

Al centro della prima parte, la presa di posizione del procuratore capo Andrea Boni, che ha dichiarato che l’ufficio, “immediatamente dopo aver appreso dai media” dell’esistenza di “elementi di valutazione diversi rispetto alla ricostruzione precedente”, ha “tempestivamente posto in essere quanto di propria competenza”, senza fornire ulteriori dettagli per il necessario riserbo. Antonella Tognazzi ha definito “legittima” la richiesta di chiarimenti avanzata dal legale della famiglia, sottolineando che dalla nota emerge che “qualcosa è stato fatto”, ma evidenziando che “non è dato sapere che cosa sia stato aperto” e quali misure verranno adottate.

Walter Rizzetto ha parlato di “risposta dovuta”, aggiungendo che, alla luce delle novità emerse in Commissione, sarebbe “auspicabile un approfondimento ulteriore da parte della magistratura rispetto alle indagini svolte in passato”.

La nuova perizia e le “zone d’ombra”

Nel corso della trasmissione si è tornati sulla nuova perizia illustrata in Commissione, che ha portato alcuni membri a ritenere superata l’ipotesi del suicidio. Antonella Tognazzi ha raccontato il momento in cui, in sede istituzionale, si è parlato di omicidio: “Per me è stato veramente un senso di leggerezza. Una leggerezza che non provavo da tanti anni”. Poi ha sintetizzato con un’espressione netta: “È stato come respirare. Non si sono fatti bastare delle risultanze perché hanno visto che non erano complete” e ha parlato del lavoro della Commissione come “un lavoro serio, fatto con onestà”. Poi, pur riconoscendo i passi avanti, ha precisato: “Aspetto ancora di avere altri risultati”.

Walter Rizzetto ha invece sottolineato che, dopo gli ultimi accertamenti, “le zone d’ombra, al posto di diminuire, sono aumentate”. Ha definito quanto emerso “assolutamente drammatico” e ha ribadito che “qualche procura è certamente auspicabile riapra una sorta di fascicolo”. Tra gli ambiti ancora da chiarire ha citato “il tema delle sponsorizzazioni”, “audizioni secretate della scorsa commissione” e altri elementi sui quali ha precisato: “Non posso evidentemente svelare nulla sotto questo punto di vista”. Ma ulteriori accertamenti verranno fatti su i dispositivi elettronici. Rizzetto ha parlato di “un utilizzo del telefono di David Rossi post mortem”, di “dati cancellati e alterati” e di dispositivi che “sono stati di fatto manipolati”. Ha elencato ulteriori anomalie: “una telefonata scomparsa”, “hard disk rotti”, “mail con date impossibili”. E ha aggiunto: “C’è anche un telefono che è sparito”. Secondo il parlamentare, “tutta questa roba qui fa il paio con quanto accaduto” e rappresenta un capitolo su cui “la Commissione dovrà concentrarsi nei prossimi mesi”.

Sponsorizzazioni e nuovi filoni

Rizzetto ha richiamato il tema delle sponsorizzazioni sportive, ricordando che Rossi “gestiva una mole di sponsorizzazioni molto importanti” in un periodo cruciale per l’istituto bancario. Si tratta, ha detto, di un ambito che “va valutato molto bene”. Descrivendo l’andamento dei lavori, ha osservato: “Ogni volta che aprivamo una porta, dietro se ne aprivano altre cento”. Nel corso della puntata è stata richiamata anche l’audizione del commercialista Stefano Roncelli, chiamato a riferire su documenti relativi a Giovanni Fava e sull’ipotesi di una sua presenza a Siena il 6 marzo 2013. Rizzetto ha sintetizzato quanto emerso affermando che, sulla base della documentazione esaminata, “non era presente a Siena”, pur precisando che “serve ancora fare almeno un paio di verifiche”.

Il 6 marzo

È ufficiale: un ritorno simbolico, nella data più simbolica. Il 6 marzo. Proprio nel giorno che segna l’anniversario della morte di David Rossi, la Commissione parlamentare d’inchiesta tornerà a Siena per presentare una relazione intermedia sui lavori svolti. L’appuntamento è fissato per venerdì 6 marzo 2026 alle ore 11 nella sala conferenze di Palazzo Piccolomini. Ad annunciarlo, ospite proprio della trasmissione, era stato il presidente della Commissione, Gianluca Vinci, durante la seconda puntata.

 Tognazzi ha parlato dell’avvicinarsi del 6 marzo: “Da allora non è più vita, è sopravvivenza”. Ha ribadito la necessità di “ridare la giusta figura di David” perché, ha detto, “non è quella che hanno disegnato in questi anni”.  L’intervista si è chiusa con un richiamo al libro di Carolina Orlandi, Se tu potessi vedermi ora, e alla frase di Rossi: “Ho paura di perdere credibilità, ma è il mio lavoro“. Antonella Tognazzi ha commentato quel passaggio ricordando il momento in cui al marito venne proposto di passare dalla Fondazione alla Banca: “Io mi rendevo conto dell’impegno che questo nuovo lavoro avrebbe comportato” e gli aveva detto “chi te lo fa fare?”. Ha spiegato di aver sempre rispettato le sue scelte: “Io rispettavo come ho sempre fatto le sue volontà, quello che lui decideva per me andava bene”. E ha aggiunto, tornando a quella frase riportata nel libro della figlia: “Non era importante che avessi avuto ragione io. Mi dispiaceva che David si fosse trovato in difficoltà”.

Poi la domanda finale su cosa sia la verità, Rizzetto ha richiamato la definizione come “corrispondenza fra l’intelletto e la cosa”, sostenendo che “non collimava un ragionamento d’intelletto con la verità delle cose”. Tognazzi ha invece definito la verità “un valore” e “un dovere giuridico”.

Simona Sassetti

Nasce a Siena nel 1991, lavora a Siena Tv dal 2016. Ha scritto prima sul Corriere di Siena, poi su La Nazione. Va pazza per i cantanti indie, gli Alt-J, poi Guccini, Battiato, gli hamburger vegani, le verdure in pinzimonio. È allergica ai maschilismi casuali. Le diverte la politica e parlarne. Ama il volley. Nel 2004 ha vinto uno di quei premi giornalistici sezione giovani e nel 2011 ha deciso di diventarlo



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