David Rossi – Alla ricerca della verità. Catia Silva dopo le minacce: “La paura va abbracciata. Non mi fermerò, cambieremo la storia”

Carolina Orlandi: “Per la prima volta ci sentiamo davvero affiancate dalle istituzioni”

Di Simona Sassetti | 14 Gennaio 2026 alle 22:30

Catia Silva parla per la prima volta in televisione delle minacce subite. Lo fa durante la prima puntata del format David Rossi – Alla ricerca della verità, in onda ora su Siena TV, rompendo il silenzio su una serie di minacce che nell’ultimo periodo hanno accompagnato il suo lavoro all’interno della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi. Caposegreteria della Commissione, Silva racconta un periodo segnato dalla paura, dallo stress e da una crescente escalation di intimidazioni: telefonate anonime, presenze sospette attorno alla sua abitazione, fino a un uomo che si è presentato sotto casa, ripreso dalle telecamere di sorveglianza, dopo aver ispezionato cancelli e accessi e averle detto una sola parola, scandita con voce metallica: “Morirai”.

“Non è un periodo felice – racconta – ti senti stanca, stressata. La paura c’è, certo, perché siamo esseri umani. Ma la paura va abbracciata. Io non mi fermerò. Questa per me è una missione”.

I primi segnali risalgono alla fine dell’estate. “A fine agosto, primi di settembre, ho cominciato a notare persone che giravano intorno a casa. Vivo in una colonica, tutta recintata e videosorvegliata, ma in alcuni punti, per via delle piante, non si riesce a coprire tutto. Mi ha messo in allarme, ma non avevo ancora collegato tutto”.

Poi la prima telefonata anonima. “Una voce camuffata, metallica. Mi diceva di non procedere con la Commissione, che era stato un suicidio e dovevamo fermarci. Questo numero fisso lo hanno in pochissimi”. Da lì, una serie di episodi sempre più gravi, culminati il 14 dicembre, quando, racconta, “una figura ha girato intorno alla casa, ha controllato gli accessi, i cancelli, con una torcia in mezzo alla nebbia. Poi ha suonato. Io ho chiesto chi fosse. Non ha risposto. Ha solo detto: “Morirai”“.

Non era sola. “Altre persone hanno sentito. Abbiamo chiamato subito le forze dell’ordine”. Silva sottolinea di non voler fare supposizioni: “Io non vivo di sospetti. Servono i fatti». Ma ammette che la coincidenza temporale con alcuni passaggi dell’inchiesta è evidente: “La settimana prima di uno di questi episodi – racconta – avevamo audito in Commissione un funzionario di Mantova, che era stato anche presidente della Fondazione Te. È stato inevitabile collegare le cose, soprattutto perché stavamo seguendo quella pista. Abbiamo approfondito testimonianze che ci sono state rilasciate anche in segretato e siamo andati avanti – poi aggiunge  -. Quando si è cominciato a entrare nel vivo, quando sono arrivate prove certe, come la relazione dei RIS, e quando è stato accertato che non si trattava di un suicidio ma di un omicidio, lì è cambiato tutto, le minacce sono diventate più pesanti”.

In studio, durante la trasmissione, era presente anche Carolina Orlandi, figlia di David Rossi, a lei Catia Silva ha voluto ribadire che non si fermerà di fronte alle minacce: “Da parte nostra andremo avanti. Sono convinta che cambieremo la storia di quest’uomo. David Rossi non era solo un manager importante dentro una banca. David Rossi era un uomo. E come uomo, lui e la sua famiglia hanno il diritto di sapere la verità. Noi stiamo ripercorrendo quei dubbi che la famiglia ha sempre avuto. Noi saremo sempre al loro fianco, comunque vada. Vorrei anche dire una cosa a chi commenta sui social – aggiunge -. Se hanno qualcosa da dire, vengano in Commissione. Non siate leoni da tastiera. È inutile parlare dietro uno schermo davanti a una persona che è morta. Se le cose stanno cambiando, dovremmo solo gioire che qualcuno stia cercando la verità”.

Parole a cui ha risposto subito Carolina Orlandi: “Mi commuove sentire parole così decise, così solide accanto a noi –  ha detto -. Per anni ci siamo sentite un po’ lasciate sole. Non tanto dalle persone comuni, che sempre più spesso ci sono state accanto, a Siena e in tutta Italia, ma da tante figure influenti della città. Io ho vissuto questo come un tradimento della mia città, che io amo e continuo ad amare. Proprio a Siena, più che altrove, si dovrebbe voler arrivare alla verità. Si dovrebbe chiedere giustizia a gran voce, perché è giustizia per mio padre, ma è giustizia per tutta la città. Sentire le parole della dottoressa Silva è per noi di grande conforto. Per la prima volta ci sentiamo davvero affiancate dalle istituzioni in un modo che non ha avuto precedenti finora”.

Simona Sassetti

Nasce a Siena nel 1991, lavora a Siena Tv dal 2016. Ha scritto prima sul Corriere di Siena, poi su La Nazione. Va pazza per i cantanti indie, gli Alt-J, poi Guccini, Battiato, gli hamburger vegani, le verdure in pinzimonio. È allergica ai maschilismi casuali. Le diverte la politica e parlarne. Ama il volley. Nel 2004 ha vinto uno di quei premi giornalistici sezione giovani e nel 2011 ha deciso di diventarlo



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