Adesso bisogna guardare avanti. È questo il concetto che l’avvocato Paolo Pirani, legale della famiglia Rossi, ripete più volte intervenendo alla trasmissione “David Rossi – Alla ricerca della verità”, commentando la riapertura del fascicolo da parte della Procura di Siena sulla morte dell’ex capo comunicazione di Monte dei Paschi precipitato dalla finestra del suo ufficio il 6 marzo 2013. “Cerchiamo di mettere un punto sul passato – spiega Pirani-. Se continuiamo a guardare indietro non riusciamo ad avere gli occhi lucidi per le indagini. Dobbiamo guardare avanti e mettere la Procura nelle condizioni di lavorare serenamente per arrivare alla verità”.
La riapertura del fascicolo
Per il legale della famiglia Rossi la riapertura del fascicolo rappresenta un passaggio inevitabile alla luce delle nuove risultanze emerse negli ultimi mesi. “Era un atto dovuto – afferma Pirani-. La Procura esercita l’azione penale obbligatoria e, alla luce delle ultime relazioni e del lavoro della Commissione parlamentare, era inevitabile che si aprisse un fascicolo”. Allo stesso tempo il legale non nasconde l’amarezza per i tempi lunghi della vicenda. “Se devo parlare in termini emotivi parlerei di rabbia – dice-. Questo doveva avvenire molti anni fa, già tra il 2016 e il 2018. Tutto quello che oggi emerge era stato segnalato dai consulenti della famiglia fin dal primo giorno”.
Il nodo del fascicolo modello 45
Il fascicolo aperto dalla Procura di Siena risulta al momento registrato come modello 45, cioè come atti non costituenti reato. Un passaggio tecnico che secondo Pirani potrebbe però evolversi rapidamente. “La Procura ha aperto il fascicolo sulla base di quanto emerso pubblicamente dalla Commissione – spiega-. La richiesta delle relazioni alla Commissione è proprio il passaggio che consentirà alla Procura di trasformare quel fascicolo”. Secondo il legale, infatti, l’approdo naturale delle indagini dovrebbe essere un procedimento per omicidio contro ignoti. “Non abbiamo alternative – afferma-. La Procura dovrà prendere atto delle relazioni e aprire un fascicolo per l’omicidio di David Rossi, anche se oggi non ci sono ancora responsabili identificati. L’obiettivo delle indagini deve essere proprio individuare il movente e chi è stato quella sera del 6 marzo 2013”.
Il ruolo della Procura di Siena
Negli ultimi giorni alcuni esponenti politici hanno sollevato dubbi sull’opportunità che l’indagine resti alla Procura di Siena, la stessa che in passato aveva archiviato il caso come suicidio. Pirani invita però a non alimentare contrapposizioni istituzionali. “Oggi a Siena il procuratore capo è il dottor Boni, che era anche il magistrato che coordinò l’apertura delle indagini nel 2016- ricorda-. Questo è un elemento di garanzia importante”. Per il legale della famiglia Rossi la priorità è creare le condizioni per nuove indagini efficaci. “La Procura territorialmente competente è quella di Siena- sottolinea- Mettiamola nelle condizioni di lavorare con serenità ambientale per poter svolgere tutte le attività necessarie ad arrivare a una verità che non è quella scritta nel 2017”.
Il legale della famiglia Rossi ricorda però che lo scenario potrebbe cambiare qualora dalle indagini emergessero elementi legati alla criminalità organizzata. “Se dovessero emergere collegamenti con procedimenti relativi alla criminalità organizzata – spiega – allora la competenza potrebbe cambiare e il fascicolo potrebbe essere acquisito dalla Direzione Distrettuale Antimafia, la DDA, che avrebbe gli strumenti investigativi per approfondire quel tipo di contesto”. Una volta chiarita la dinamica della morte, secondo Pirani l’attenzione deve ora spostarsi proprio sul movente.
Il possibile movente
“Le indagini non devono più partire dal chiedersi se si sia suicidato o meno- afferma-. Il punto fermo è che David è stato aggredito ed è stato gettato da quella finestra. Da qui bisogna partire per capire chi è stato”. Tra i possibili filoni investigativi c’è anche quello legato all’attività di Rossi all’interno di Monte dei Paschi, in particolare alla gestione delle sponsorizzazioni. “David gestiva circa 50 milioni di euro di sponsorizzazioni all’anno- ricorda Pirani-. È possibile che qualcuno abbia temuto che potessero emergere situazioni problematiche, soprattutto in un momento in cui Rossi aveva avuto perquisizioni e contatti con la magistratura”. Secondo il legale non si può escludere che proprio questo contesto possa aver generato tensioni. “È un elemento che deve essere approfondito come possibile movente”, conclude.
Chi era con Rossi quella sera
Secondo Pirani una delle chiavi per arrivare alla verità potrebbe essere proprio individuare chi si trovava con Rossi all’interno della banca la sera della sua morte. “Ritengo difficile che qualcuno completamente estraneo potesse entrare facilmente dentro la banca e arrivare fino al suo ufficio- osserva -. Chi era lì probabilmente aveva già accesso o comunque una certa familiarità con quell’ambiente”. Il legale si pone anche una domanda rimasta senza risposta. “Possibile che quella sera in banca nessuno abbia sentito nulla?- dice-. È una domanda che mi pongo non solo da avvocato ma anche da cittadino”.
Una verità difficile ma non impossibile
A tredici anni dai fatti per Pirani arrivare ai responsabili sarà complesso. Ma non impossibile. “Con onestà professionale devo dire che è difficile- ammette Pirani-. Negli omicidi i casi si risolvono spesso nelle prime 48 ore o nella prima settimana. Qui sono passati tredici anni”. Eppure il legale non esclude che nuovi elementi possano emergere. “Bisogna cercare nel posto giusto e restringere la cerchia delle persone che potevano avere interesse alla morte di David – conclude-. Se si indaga nel modo corretto con gli strumenti che ha la Procura qualcosa potrebbe ancora emergere”.