David Rossi - Alla ricerca della verità, Vinci: "Accertato l'omicidio. Ora bisogna trovare il movente"

Sul fascicolo aperto con modello 45 e sulle polemiche politiche, il presidente della Commissione: “Può essere modificato in qualsiasi momento”

Di Simona Sassetti | 4 Marzo 2026 alle 22:30

“Adesso bisogna trovare il movente. Dopo tredici anni di interrogativi sulla morte di David Rossi, il lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta entra in una nuova fase”. A dirlo è il presidente della Commissione, Gianluca Vinci, ospite della trasmissione “David Rossi – Alla ricerca della verità”, il programma di Siena TV che continua ad approfondire il caso dell’ex capo comunicazione di Monte dei Paschi precipitato dalla finestra del suo ufficio il 6 marzo 2013. “La prima metà del lavoro è stata chiarire che David Rossi non si è suicidato –  spiega Vinci – . Ora il passo successivo è capire il movente, chi è stato e come si è arrivati a quella dinamica”.

Il fascicolo modello 45 e le polemiche politiche

La Procura ha aperto il fascicolo con il cosiddetto modello 45, cioè senza ipotesi di reato. Una scelta che ha suscitato perplessità da alcuni politici, ma che secondo Vinci potrebbe essere solo una fase iniziale, o una sorta di atto formale. “Il modello 45 è stato probabilmente utilizzato perché all’inizio la Procura aveva solo notizie di stampa sulle nuove perizie- spiega-. Ma può essere modificato in qualsiasi momento e diventare un modello 44, cioè una notizia di reato contro ignoti”. Anche le dichiarazioni del deputato Walter Rizzetto, che ha espresso dubbi sull’opportunità che indaghi la stessa Procura che archiviò il caso in passato, vengono commentate con prudenza dal presidente della Commissione. “Capisco che su una vicenda così complessa possano emergere sensibilità diverse-  dice Vinci-. Ma tra istituzioni non può esserci uno scontro. Io prendo il dato positivo: la riapertura dell’indagine e l’assegnazione del fascicolo a due pubblici ministeri con la supervisione del procuratore capo”.

Il lavoro della Commissione e la ricerca del movente

Nel frattempo la Commissione prosegue il proprio lavoro investigativo, che ora si concentra soprattutto sulla ricerca del movente. Secondo Vinci, una delle piste più rilevanti riguarda l’attività meno conosciuta di Rossi all’interno del Monte dei Paschi, legata alla gestione delle sponsorizzazioni e alla movimentazione di risorse economiche. “Non pensiamo a una violenza immediata – osserva – È più plausibile che ci sia stata una minaccia degenerata in tragedia. Per questo stiamo approfondendo il contesto delle sponsorizzazioni e delle attività finanziarie che Rossi seguiva”.

Tra i filoni di indagine della Commissione anche alcune testimonianze e verifiche su possibili collegamenti con ambienti criminali e su un presunto testimone che avrebbe raccontato particolari della vicenda. “C’è Antonio Muto, o sedicente tale, originario del Crotonese, che avrebbe raccontato all’avvocato Luca Goracci alcuni particolari legati a quei giorni e a quella sera- spiega Vinci- . Ha parlato anche di una valigetta contenente denaro e ha fornito alcuni riferimenti che stiamo verificando”. Il presidente della Commissione ricorda inoltre che tra gli elementi al vaglio c’è anche il riferimento a un libretto al portatore collegato a una filiale bancaria citata nella sentenza del processo Grimilde contro la ’ndrangheta in Emilia-Romagna. “Quel conto risultava riconducibile a un clan che sembrava operare soprattutto tra Emilia e Lombardia – aggiunge Vinci – ma proprio a Siena, poche settimane fa, è stato avviato un procedimento giudiziario per riciclaggio di circa cinque milioni di euro nel territorio senese da parte dello stesso clan già dal 2007. Per questo stiamo facendo approfondimenti anche su questo filone, per capire perché ci fosse quel numero e cosa potesse sapere Rossi su eventuali collegamenti con quel contesto”.

La relazione della Commissione in diretta su Siena Tv

Il lavoro parlamentare, sottolinea Vinci, è solo a metà. “Abbiamo approvato una relazione intermedia che segna una svolta storica: lo Stato riconosce che David Rossi non si è suicidato ma è stato ucciso. Adesso dobbiamo capire chi è stato e perché”.

La relazione sarà presentata ufficialmente venerdì alle 11 all’Archivio di Stato di Siena e verrà illustrata nel dettaglio durante un incontro pubblico.  L’evento sarà seguito in diretta televisiva su Siena Tv, canale 91 e diretta streaming sul sito www.radiosienatv.it. 

Simona Sassetti

Nasce a Siena nel 1991, lavora a Siena Tv dal 2016. Ha scritto prima sul Corriere di Siena, poi su La Nazione. Va pazza per i cantanti indie, gli Alt-J, poi Guccini, Battiato, gli hamburger vegani, le verdure in pinzimonio. È allergica ai maschilismi casuali. Le diverte la politica e parlarne. Ama il volley. Nel 2004 ha vinto uno di quei premi giornalistici sezione giovani e nel 2011 ha deciso di diventarlo



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