David Rossi – Alla ricerca della verità, Zanettin: "RIS, risultati opposti: sorpresa e imbarazzo. Uno svarione così mina la credibilità"

Ospiti: Rossella Canadè (Gazzetta di Mantova), Maurizio Montigiani (dipendente Mps), Pierantonio Zanettin (presidente prima Commissione parlamentare)

Di Simona Sassetti | 29 Gennaio 2026 alle 8:00

“Incongruenze” è la parola che apre la terza puntata di David Rossi – Alla ricerca della verità su Siena TV. Il tema nasce dall’audizione del testimone segreto ascoltato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta: oltre due ore di deposizione con valore testimoniale e acquisizione di documenti. Il presidente Gianluca Vinci parla di un racconto “importante” e “utile” alla ricostruzione della sera del 6 marzo 2013 e annuncia che, proprio alla luce delle incongruenze emerse tra atti e dichiarazioni, l’Ufficio di Presidenza ha deciso all’unanimità di riconvocare l’ex avvocato della famiglia Rossi, Luca Goracci, atteso di nuovo in audizione martedì.

Il filone Viadana- Siena

La giornalista della Gazzetta di Mantova, Rossella Canadè, collega l’audizione del testimone segreto a un ritorno netto sulla pista mantovana: “Questo testimone riporta in modo veramente pesante la pista verso Mantova”. Poi ricostruisce il quadro emerso negli anni: “In base all’audizione che aveva fatto Goracci, David Rossi frequentava tanto Mantova e tutti quelli che lo vedevano a Mantova lo vedevano con questa valigetta che è sparita. Goracci aveva parlato di questo imprenditore arrivato dal nord, tra Mantova, Brescia e Cremona, non si capiva tanto chi fosse e aveva detto che questo imprenditore era Antonio Muto.  Da qui, il problema che — dice — la Commissione dovrà sciogliere: tra Mantova, Reggio e Cremona di Antonio Muto ce ne sono almeno una quindicina e Goracci in un riconoscimento fotografico fatto tempo dopo non aveva riconosciuto l’Antonio Muto che vive a Mantova, perché diceva che la persona che aveva visto lui era una persona molto più alta”.  Vinci parla, infatti, di incongruenze. “Bisogna capire cosa sta succedendo – spiega -, se la pista porta effettivamente all’Antonio Muto mantovano o se porta da un’altra parte, oppure se è qualcun altro che aveva interesse a presentarsi come Antonio Muto”. E chiude: “Comunque gli accertamenti portano a Viadana”.

Montigiani: “Il “4099009” portava già a Viadana”

Maurizio Montigiani riparte dal numero sul telefono: “Per la sua sintassi, per la forma che aveva, non poteva essere un conto corrente”. E spiega perché non reggono le letture circolate: “Dopo l’archiviazione del 2015 veniva frainteso come un numero di autoricarica, ma nei cellulari aziendali non è possibile la chiamata a debito del destinatario di un’utenza business e quindi doveva per forza essere qualcos’altro”. Racconta poi come arriva alla pista: “Cercando su Google e scartando dei falsi positivi sono sceso nel dettaglio di un elenco di certificati al portatore predormienti –  aggiunge -. Uno dei quali conteneva questo numero e molti simili conservati proprio nella filiale di Viadana”. “In questa banca- risponde Canadè- avevano dei conti degli affiliati e delle figure di grande spicco del clan dei Grande Aracri”.

“Viadana”: filone esplorato ma non ritenuto decisivo per Zanettin

Sul filone Viadana–Siena, parla anche Pierantonio Zanettin, presidente della prima Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Rossi, ospite della seconda parte della trasmissione, che chiarisce la posizione della prima Commissione: “Noi l’abbiamo pure esplorato, lo avevamo affidato ai corpi speciali dei Carabinieri e sul piano patrimoniale alla Guardia di Finanza.  Ma – aggiunge – non erano emersi particolari rilievi che meritassero approfondimenti speciali”. E ribadisce: “I riscontri sembravano dare un risultato di non particolare rilievo”.

Zanettin: perizie RIS “in totale contrasto” e “imbarazzo” istituzionale

Mentre davanti alle immagini della nuova ricostruzione dei Ris, Pierantonio Zanettin va subito al punto: “Io sono rimasto molto sorpreso perché la nuova perizia contrasta in modo netto con quella fornita solo tre anni fa  dallo stesso reparto” . E sottolinea: “È abbastanza sorprendente che lo stesso reparto, a distanza di tre anni, abbia conclusioni così divergenti”. La spiegazione ricevuta, riferisce, è tecnica: “Ci è stato spiegato che dipende dall’utilizzo di un software – precisa – La prima volta è stato utilizzato un software offerto dall’Università della Sapienza, questa volta lo stesso software ma aggiornato, più sofisticato”. L’effetto, dice, è stato forte: “Questa cosa ci ha molto sorpreso, anche un po’ imbarazzato. Per questo io ho subito rivolto un’interrogazione al ministro Crosetto e al ministro Bernini,  per capire come sia possibile uno svarione così grande”. E aggiunge: “Vedere che poi i RIS si contraddicono ci lascia perplessi, crea dei dubbi sull’efficienza del corpo”. Alla domanda sul danno d’immagine, risponde: “È proprio quello che io ho lamentato nella mia interrogazione  perché la credibilità dei RIS viene minata da risultati così divergenti a solo tre anni di distanza”.

Video e tornelli: il punto lasciato aperto

Sul tema accessi e tornelli, Zanettin ricostruisce: “È stato anche un altro dei punti che noi abbiamo lasciato non approfondito  perché emerse proprio quando è emersa la perizia  e soprattutto quel video famoso in cui si vedevano persone uscire  dall’uscita secondaria”. Ci sono delle domande che restano: “Chi fossero questi due soggetti e perché fosse stato cancellato questo video dalla chiavetta e chi l’avesse cancellato”.

Il racconto sul campo di Daniele Magrini

La puntata inserisce anche il flashback di Daniele Magrini, costruito con materiali d’archivio, servizi e testimonianze di Siena TV, per provare a rimettere insieme i tasselli di una storia che, a distanza di anni, continua a sollevare domande. Un racconto sul campo che è partito davanti al tribunale di Siena, con una data simbolo: il 6 novembre 2015, quando i legali di Antonella Tognazzi depositarono le perizie che portarono alla riapertura del caso.

A chiudere, la voce del libro di Carolina Orlandi, Se tu potessi vedermi ora, letto da Marco Sarrecchia:

Una sera, a tavola, mentre mangiavi ti ho chiesto come mi sarei dovuta muovere, un giorno, se avessi voluto scrivere un libro. Tu ti sei girato verso di me, con la tua solita aria apparentemente disinteressata, e mi hai detto: «Intanto per scrivere un libro bisogna aver qualcosa da raccontare.» Quella sera la presi come la solita mancanza di fiducia nei miei confronti. Oggi io racconto la più dura delle storie. La tua“.

Simona Sassetti

Nasce a Siena nel 1991, lavora a Siena Tv dal 2016. Ha scritto prima sul Corriere di Siena, poi su La Nazione. Va pazza per i cantanti indie, gli Alt-J, poi Guccini, Battiato, gli hamburger vegani, le verdure in pinzimonio. È allergica ai maschilismi casuali. Le diverte la politica e parlarne. Ama il volley. Nel 2004 ha vinto uno di quei premi giornalistici sezione giovani e nel 2011 ha deciso di diventarlo



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