Un fermo no ai tagli alle autonomie scolastiche e al dimensionamento della rete che rischia di compromettere l’equilibrio del sistema educativo pubblico, penalizzando in modo particolare le aree interne, montane e periferiche della Toscana. È la posizione espressa dal gruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, che insieme ai gruppi di maggioranza – Casa Riformista, Alleanza Verdi e Sinistra e Movimento 5 Stelle – ha presentato una mozione sul dimensionamento scolastico e sul recente commissariamento deciso dal Governo.
Con l’atto, la maggioranza impegna la Giunta regionale ad attivarsi nei confronti del Governo e del Ministero dell’Istruzione affinché, nell’adozione dei provvedimenti di dimensionamento della rete scolastica per l’anno scolastico 2026/2027, il Commissario tenga conto in modo puntuale e sostanziale dei dati reali sulla popolazione scolastica, insieme alle specificità territoriali della Toscana.
La mozione chiede inoltre di ribadire in tutte le sedi istituzionali una netta critica alla riduzione del numero delle autonomie scolastiche come strumento di razionalizzazione, evidenziandone gli effetti potenzialmente negativi sull’organizzazione del servizio, sulla qualità dell’offerta formativa e sull’occupazione. Allo stesso tempo, viene sottolineata la necessità che le politiche sul dimensionamento scolastico tengano maggiormente conto delle istanze delle Regioni, degli enti locali e delle componenti del sistema scolastico, per arrivare a scelte più condivise, sostenibili ed efficaci sul piano organizzativo.
“Siamo di fronte a una situazione grave per le scuole toscane – dichiarano Simone Bezzini, capogruppo Pd in Consiglio regionale, e Simona Querci, consigliera regionale Pd e componente della commissione diritto allo studio e formazione – che rischiano di essere penalizzate da un dimensionamento costruito su stime della popolazione scolastica non aderenti ai dati reali e alle dinamiche dei territori”.
Secondo Bezzini e Querci, il piano voluto dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara deve essere rivisto: “Una necessità che va nella direzione esattamente opposta rispetto al commissariamento imposto ad alcune Regioni, tra cui la Toscana. Si tratta di un colpo alla scuola pubblica che va fermato”.