Doppio Senso 4 a Siena: alla Biblioteca Briganti il libro d’artista diventa “oggetto ribelle”

Inaugurata al Santa Maria della Scala la mostra “L’inchiostro e il colore”: 37 autori, formati sperimentali e laboratori con le scuole tra pagine, segni e materiali.

Di Redazione | 28 Febbraio 2026 alle 18:00

C’è un momento, entrando in Biblioteca Briganti, in cui ci si accorge che qui il libro non sta fermo: si apre, si piega, si fa scatola, teatrino, fisarmonica. E soprattutto chiede tempo – quello della visione e della lettura – per raccontare storie che non passano solo dalle parole. Questa mattina, 28 febbraio 2026, la Biblioteca e Fototeca Giuliano Briganti (nel Complesso museale di Santa Maria della Scala) ha riacceso i riflettori su Doppio Senso, la biennale dedicata al libro d’artista, arrivata alla quarta edizione con il titolo “L’inchiostro e il colore”.

La mostra è promossa dalla Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala e realizzata in collaborazione con Libri Liberi – Associazione Culturale di Firenze, che da anni lavora sulla valorizzazione del libro d’artista come settore specifico e spesso poco raccontato dell’arte contemporanea. Il progetto era partito a novembre 2025negli spazi di Libri Liberi a Firenze e oggi approda a Siena, nella cornice della Biblioteca Briganti.

 

 

Al centro c’è il “libro oggetto d’arte”, che Germano Celant definiva “oggetto ribelle”: un libro pensato non solo per contenere, ma per progettare. Colori, segni, materiali, forme: tutto concorre a una narrazione che si compone pagina dopo pagina, o talvolta senza pagine nel senso tradizionale.

“L’inchiostro e il colore” lavora sul confine – sempre mobile – tra scrittura e immagine. L’edizione invita a guardare da vicino quegli artisti noti soprattutto come pittori ma meno come scrittori e poeti: Giorgio de Chirico, che a Parigi affiancava alla pittura testi densi e visionari; Toti Scialoja, autore di poesie dall’ironia tagliente; Filippo de Pisis, che partì proprio dalla scrittura e continuò a pubblicare per tutta la vita. E poi nomi come Chagall, Klee, Picasso, Bourgeois, Munch, Savinio, Dalì, Hilma af Klint, Carrà, van Gogh, Valadon, Maria Lai, in un percorso che ricorda come diari, appunti e trattati possano essere “segni su tela” quanto un quadro. La storia, però, funziona anche al contrario: grandi scrittori che hanno praticato il disegno e la grafica. Tra questi Wislawa Szymborska, Nobel per la Letteratura, nota anche per collage e illustrazioni, a cui la mostra dedica un omaggio già nella grafica promozionale.

 

 

A dare corpo all’edizione senese sono 37 autori, ciascuno chiamato a lavorare “sulle tracce” di un testo o di una singola frase, trasformandola in libro d’artista. Tra i partecipanti figurano, tra gli altri, Guido Leoni (ispirato a Giorgio De Chirico), Marcello Paoli (Edvard Munch), Francesca Senzani (Marc Chagall), Monica Michelotti (Pablo Picasso), Enrico Guerrini, Laura Poli e Giovanna Sparapani (tutti su Paul Klee), Silvia Fossati e Anna Soncini (su Salvador Dalì), Barbara Noci (Maria Lai), Margot Ferolla (Vincent Van Gogh), Carla Latino (Carlo Carrà), Antonella Iacopozzi e Paola Sardone (Carlo Levi). E ancora: Francesca Bagnoli e Meri Iacchi (entrambe su Louise Bourgeois), Rebecca Hayword (Hilma af Klint), Paolo Della Bella (Dino Buzzati), Aldo Frangioni & Dorotea Dolce (William Blake), fino al lavoro di Antonella Pieraccini dedicato a Wislawa Szymborska, richiamata anche nell’identità visiva della mostra.

L’appuntamento di oggi ha avuto il tono della vera cronaca culturale cittadina: pubblico delle grandi occasioni, tanti artisti presenti, spiegazioni direttamente davanti alle opere, domande, confronti e una visita guidata che ha trasformato la mostra in una conversazione dal vivo più che in una semplice inaugurazione.

 

 

Per Niccolò Fiorini, vicepresidente della Fondazione, il progetto conferma un percorso di crescita: dopo le edizioni dedicate a Calvino e Hesse, “Doppio Senso” prosegue “grazie alla collaborazione con l’Associazione Libri Liberi e alla partecipazione di artisti di rilievo nazionale”. Fiorini sottolinea anche il valore delle opere donate alla Biblioteca Briganti come contributo al patrimonio cittadino e alla dimensione internazionale dell’iniziativa.

La direttrice della Fondazione, Chiara Valdambrini, mette l’accento sul libro d’artista come “spazio di libertà creativa” e come territorio di dialogo tra tradizione e innovazione, in cui grafica e colore diventano strumenti di ricerca e narrazione.

Dal punto di vista della Biblioteca Briganti, Beatrice Pulcinelli richiama la storia del fondo: aperto al pubblico l’11 febbraio 2006, in vent’anni il patrimonio si è ampliato grazie a lasciti e acquisizioni. La biblioteca, spiega, non è solo luogo per studiosi e ricercatori ma anche “officina creativa”, con progetti – tra cui quelli dedicati al libro d’artista – capaci di costruire relazioni con scuole e istituzioni.

Tra gli interventi, anche quello di Antonella Pieraccini, che ha collegato l’iniziativa a una dimensione di lavoro collettivo e continuità nel tempo. Le sue parole: L’intento, per noi, è quello di dare spazio a questa comunità di artisti che esiste da tempo e che, ogni volta, si impegna per farci vedere qualcosa di nuovo. È un’occasione per ritrovarci insieme, con uno scopo comune e per fare qualcosa collettivamente, anche perché tutta la fase di lavoro che precede l’evento è molto intensa. E’ un modo per costruire comunità attorno a qualcosa che ci fa bene e che speriamo possa portare qualcosa a tutti: una spinta a cercare nuovi slanci e nuove modalità di fare e di stare insieme”.

 

 

Accanto alla mostra, prosegue il versante didattico. Per l’edizione senese tornano – per il quarto anno consecutivo – i laboratori “Pagine d’artista” dedicati all’oggetto libro, rivolti agli studenti del Liceo Artistico di Siena all’interno delle attività interdisciplinari per la Formazione Scuola Lavoro (Fsl). È prevista un’esposizione finale in Biblioteca Briganti tra giugno e settembre 2026.

Nel complesso, “Doppio Senso 4” arriva a Siena con un’idea semplice ma non scontata: il libro non come supporto neutro, ma come campo di prova. E questa mattina, tra domande del pubblico e spiegazioni degli autori, l’impressione è che la sfida – rendere il libro un oggetto vivo, non da vetrina – abbia trovato il suo spazio naturale.



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