Ferdinando Minucci respinge l’idea di "David Rossi fragile": "Dipinto come sperduto, ma era vittima di cose che non ha mai fatto"

L’ex presidente della Mens Sana ricostruisce il rapporto con Mps e il cambio di rotta con Viola durante la trasmissione David Rossi - Alla ricerca della verità

Di Simona Sassetti | 22 Gennaio 2026 alle 9:00

Ferdinando Minucci, ospite della seconda puntata del format David Rossi – Alla ricerca della verità, parte da una presa di posizione netta: respinge con decisione l’immagine dell’ex capo comunicazione di Banca Mps, precipitato la sera del 6 marzo 2013 da una finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni, come uomo fragile, depresso, schiacciato dalle pressioni. Secondo l’ex presidente della Mens Sana, attorno a Rossi si è consolidato negli anni un racconto sbagliato, una rappresentazione semplificata che non restituisce la complessità della sua figura.

“Per anni è stato dipinto come un uomo fragile, sperduto. Invece verrà fuori, è già venuto fuori, ma spero emerga del tutto – afferma – che David era probabilmente vittima di cose che non ha mai fatto”. Per Minucci, il punto è proprio questo: distinguere tra versioni costruite e realtà. E lo fa, richiamando una distinzione che, racconta, gli fu suggerita dal suo avvocato. “Il mio avvocato mi disse: esistono due verità, la verità processuale e la verità. Io mi sono battuto per la verità”. Una frase personale, ma che Minucci applica anche al caso Rossi: “Non ho interesse per la verità processuale, per quella mediatica, per il chiacchiericcio, per l’invidia e per i rancori personali. Ho sentito dire di David di tutto e di più, e questo fa male, perché oltre a non essere vero, serve a colpire chi è arrivato in posizioni di prestigio”.

Il filone delle sponsorizzazioni

Il nome di Minucci entra nel caso David Rossi attraverso il filone delle sponsorizzazioni, uno degli ambiti su cui oggi sta lavorando la Commissione parlamentare d’inchiesta: Mens Sana Basket, Robur Siena e Rugby Viadana. Su questo punto, Minucci chiarisce subito un aspetto che ritiene fondamentale: per anni, David Rossi non è stato il suo interlocutore diretto. “Io ho sempre trattato le sponsorizzazioni con i vertici della banca -racconta-. I contatti erano con il vice direttore vicario, poi con Stefano Bellaveglia, poi con Pierluigi Fabrizi. Il trade union di tutto era Valentino Fanti, che era il capo segreteria dei presidenti che si sono succeduti”.

Rossi entra direttamente nella vicenda solo in un momento preciso, quando la situazione del Monte dei Paschi comincia a incrinarsi. “Quando la situazione del Monte dei Paschi non era più rosea – sottolinea – Viola mi prese a braccetto e mi portò da lui nel suo ufficio”. Minucci ricorda quell’incontro come anomalo, fuori schema: “David era in grande imbarazzo, perché non era il suo lavoro trovare sponsor. Il suo lavoro era informare i media. Quello fu l’unico momento in cui entrò direttamente nelle sponsorizzazioni”.

La rottura con la banca

Poi, nella ricostruzione di Minucci, avviene qualcosa che cambia tutto. Un passaggio improvviso, che segna l’inizio della frattura con Mps. “Viola era stato molto disponibile all’inizio. Poi succede qualcosa”. Quel “qualcosa” arriva con una telefonata: “Valentino Fanti ci chiama e ci dice che, nonostante avessimo acquisito dei premi contrattualizzati, Viola non ha intenzione di pagarli. Lì inizia il grande problema”.

Da quel momento, racconta Minucci, il rapporto con la banca si irrigidisce: “Senza quei premi non ci saremmo potuti iscrivere. Questo è l’inizio della fine del rapporto pluriannale con la banca, quello che ci aveva permesso di raggiungere livelli sportivi altissimi”.

Il clima di tensione e il caso Rossi

Minucci collega la crisi di Mps al clima che si respira in città e dentro la banca. Un clima che, secondo lui, può avere avuto conseguenze anche sull’equilibrio personale di chi ne era coinvolto. “Quando nasce il problema Montepaschi e la banca entra in difficoltà, la tensione crea pericolo per il futuro. Per noi era la sponsorizzazione, per David l’uscita di Mussari, di Vigni, di tutti coloro che l’avevano sostenuto. Quello che è sorprendente – sottolinea – è che una persona non indagata riceva una perquisizione. Crolla il mondo, crollano le sicurezze”.

Secondo Minucci, quello potrebbe essere stato uno spartiacque: “Probabilmente questo è stato l’elemento che ha rotto quel filo di serenità”. Ma su un punto è netto: questo non motiva un gesto estremo. “Il suicidio? Una giustificazione ridicola. David non era una persona calata improvvisamente nel mondo che conta. L’ho conosciuto quando era capo ufficio stampa del Comune di Siena. Le battaglie lì non sono meno dure di quelle al Monte dei Paschi”.

La fine della Mens Sana Basket

Durante il format dedicato alla morte di Rossi Minucci si sofferma anche sulla fine della Mens Sana, un capitolo che, nelle sue parole, resta il più doloroso. “Nello sport, quando le cose crollano, è facile trovare un colpevole. È più semplice costruire una narrazione netta – spiega – fatta di buoni e cattivi, che fermarsi a capire davvero cosa sia successo”. Minucci torna sull’indagine per sovraffatturazione e ammette che fosse una pratica sbagliata. Ma insiste: “Era una pratica comune. Non eravamo una pecora nera. C’erano società come Cantù che facevano esattamente le stesse cose della Mens Sana. C’era Milano, che esercitava il suo potere in un altro modo. Ricordiamoci che Armani, in quel periodo, come azienda, ha pagato 380 milioni di multa per evasione fiscale. Questo non vuol dire che fosse giusto, era sbagliato, e io per questo ho pagato a caro prezzo. Ma non eravamo un’eccezione”.

Secondo Minucci, la società aveva competenze, struttura, storia per reggere anche senza il sostegno di Mps. “La Mens Sana aveva un know-how, un’esperienza, una tradizione internazionale. Si poteva andare avanti anche senza Montepaschi. Lo avevamo fatto per molti anni, ma – afferma – il piacere di vedere cadere dall’alto la Mens Sana ha coinvolto molte persone, purtroppo anche di Siena”.

L’accusa contro Egidio Bianchi

Poi Minucci fa il nome e cognome di Egidio Bianchi: “Da consulente ha fatto falsa dichiarazione ai magistrati per farmi arrestare – afferma -. Dopo il mio arresto, io mi sono dimesso come presidente di Lega e al mio posto è stato nominato lui”.

Cos’è la verità

 “Ricostruire quello che abbiamo perso sarà impossibile”. Si riferisce alla Mens Sana, e poi torna, ancora una volta, su David Rossi: “Per anni è stato dipinto come fragile. Ma si capirà che era probabilmente vittima di cose che non ha mai fatto”.

Simona Sassetti

Nasce a Siena nel 1991, lavora a Siena Tv dal 2016. Ha scritto prima sul Corriere di Siena, poi su La Nazione. Va pazza per i cantanti indie, gli Alt-J, poi Guccini, Battiato, gli hamburger vegani, le verdure in pinzimonio. È allergica ai maschilismi casuali. Le diverte la politica e parlarne. Ama il volley. Nel 2004 ha vinto uno di quei premi giornalistici sezione giovani e nel 2011 ha deciso di diventarlo



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