La legge toscana sul fine vita resta pienamente in vigore ed è applicabile. È quanto emerge dal parere dell’Avvocatura regionale e dell’Ufficio legislativo, illustrato in commissione Sanità del Consiglio regionale. Sul tema sono intervenuti il presidente della commissione, Matteo Biffoni (Pd), e il portavoce dell’opposizione, Alessandro Tomasi (FdI).
Secondo Biffoni, il parere ha chiarito in modo definitivo gli effetti della sentenza della Corte costituzionale: “L’Ufficio legislativo della Regione ha spiegato in maniera netta e inequivocabile cosa accade alla legge sul fine vita dopo la pronuncia della Consulta. La legge è pienamente in vigore, è applicata e applicabile sul nostro territorio e contiene previsioni normative ben precise“.
Il presidente della commissione Sanità sottolinea inoltre che il richiamo della Corte riguarda il Parlamento: “Non è una questione di governo o di colori politici – aggiunge – ma è il Parlamento che deve definire quei passaggi che le Regioni non possono normare. Il nostro lavoro è stato quello di cristallizzare la situazione della legge dopo la sentenza e sollecitare il legislatore nazionale a colmare le lacune ancora esistenti”.
Per Biffoni, la normativa rappresenta un risultato politico importante: “La legge c’è ed è un grande risultato del lavoro della Regione Toscana, frutto dell’azione della precedente Giunta e del precedente Consiglio. È un patrimonio che oggi consegniamo ai cittadini con una punta d’orgoglio“.
Di diverso tenore la valutazione dell’opposizione. Per Alessandro Tomasi, il parere dell’Avvocatura certifica sì la sopravvivenza della legge, ma mette in luce anche l’effetto positivo delle correzioni introdotte dalla Corte costituzionale.
“Abbiamo finalmente un parere formalizzato nei verbali della Commissione – spiega – che dice che la legge, con le correzioni della Consulta, rimane in piedi. Ma è emerso anche che l’intervento della Corte è stato opportuno“.
Secondo Tomasi, alcune parti della norma regionale sono state migliorate proprio grazie all’impugnativa del Governo: “Sono stati corretti aspetti che potevano creare problemi ai medici e alle strutture sanitarie, come i tempi troppo stringenti – osserva – che non si conciliavano con la libertà del medico e del paziente di decidere nei tempi necessari”.
Tra i punti modificati anche la possibilità di delega: “È stato tolto il riferimento al delegato – conclude – ed è stato ribadito che il diritto resta in capo alla persona interessata. La legge resta quindi in piedi, ma con correzioni che ne migliorano l’impianto”.
Il confronto politico sul fine vita resta dunque aperto: da un lato la maggioranza rivendica la piena validità della legge regionale, dall’altro l’opposizione sottolinea il ruolo correttivo svolto dalla Corte costituzionale. Ma l’impasse rimane e che riguarda la necessità di un intervento del Parlamento per una disciplina uniforme a livello nazionale.