Farà un passo indietro oppure tirerà dritto, confermando la sua apertura a Intesa Sanpaolo? E soprattutto: i rappresentanti degli enti nominanti chiederanno conto a Riccardo Coppini di un annuncio che ha aperto un nuovo fronte nel dibattito senese sul futuro del Monte dei Paschi? Sono gli interrogativi che accompagnano la vigilia della riunione di domani della Deputazione Generale della Fondazione Mps, chiamata a indicare la linea dell’ente in vista dell’assemblea degli azionisti della banca, convocata per il 29 ottobre.
La presa di posizione del presidente, che ha annunciato l’intenzione di proporre un giudizio positivo sull’Opas di Intesa Sanpaolo e la conseguente adesione all’offerta, ha provocato la reazione della sindaca Nicoletta Fabio e della presidente della Provincia Agnese Carletti. Entrambe hanno chiesto chiarimenti sulle motivazioni della scelta, richiamando la necessità di tutelare il legame storico tra Siena e la banca, la permanenza della direzione generale in città e i livelli occupazionali.
Un messaggio rivolto a Palazzo Sansedoni, dove il confronto non riguarda soltanto la strategia finanziaria, ma anche il rapporto tra il presidente e gli organi della Fondazione, espressione di un territorio che sul Monte continua a rivendicare voce e attenzione.
Dopo le polemiche, la Deputazione Amministratrice ha già stabilito all’unanimità che ogni decisione sulle operazioni straordinarie riguardanti Mps sarà assunta soltanto dopo l’indirizzo della Deputazione Generale. Un passaggio che riporta il confronto nelle sedi istituzionali e che lascia aperta la questione politica: Coppini confermerà la propria linea oppure accetterà una soluzione condivisa?
Tra le ipotesi di un tavolo quasi spaccato a metà la soluzione definitiva potrebbe essere quella dell’astensione nell’assemblea del 29 ottobre. Una strada che consentirebbe alla Fondazione di non schierarsi apertamente né a favore dell’offerta di Intesa né contro di essa, evitando una presa di posizione divisiva in una fase delicata. Per ora, tuttavia, si tratta di uno scenario possibile, non di una decisione annunciata. E l’astensione non fermerebbe lo scontro politico
C’è poi un dato che pesa nella valutazione: la Fondazione detiene circa lo 0,2% del capitale di Mps. Una quota che, sul piano strettamente numerico, difficilmente può modificare gli equilibri assembleari. Ma il peso di Palazzo Sansedoni non si misura soltanto in azioni. La Fondazione resta un interlocutore storico della banca e un punto di riferimento per il territorio, e la sua scelta avrebbe un significato anche simbolico.
Ecco perché la giornata di domani potrebbe rivelarsi decisiva soprattutto per chiarire gli equilibri interni alla Fondazione. I deputati generali chiederanno conto a Coppini del suo annuncio? Il presidente confermerà la propria apertura a Intesa o prevarrà la ricerca di una posizione comune? E l’astensione potrà diventare la via d’uscita per evitare uno scontro?
Domande ancora aperte, mentre Siena attende risposte sul futuro del Monte. Perché, al di là dello 0,2% del capitale, la partita riguarda anche il ruolo che la Fondazione intende giocare e le garanzie che ritiene necessarie per la città e il suo territorio.