La frana a Niscemi ha riportato al centro dell’attenzione la fragilità dei territori di fronte a questi eventi. Anche la Toscana sa di poggiare su un territorio delicato, da gestire con estrema cautela, dove le zone a elevata pericolosità da dissesto superano la media nazionale. Eppure, proprio questa fragilità ha spinto negli anni la Regione a costruire un sistema avanzato di prevenzione e gestione del dissesto. La Toscana è infatti l’unica Regione italiana a utilizzare in modo strutturato il monitoraggio satellitare radar per l’individuazione delle frane lente ed è pronta a collaborare con la Sicilia per esportare questa tecnologia anche nei territori colpiti dai recenti eventi.
Accanto al controllo satellitare, tra gli strumenti messi in campo figura anche lo studio di suscettibilità da frana, realizzato dalla commissione scientifica dopo l’alluvione del novembre 2023, che individua le aree maggiormente predisposte all’innesco dei fenomeni franosi – in particolare quelli rapidi – fornendo indicazioni fondamentali per la pianificazione territoriale.
La gestione operativa è assicurata da procedure unitarie e da un tavolo che coinvolge Regione Toscana, Autorità di Bacino dell’Appennino Settentrionale e Università di Firenze, garantendo coordinamento, rapidità d’intervento e supporto tecnico ai Comuni sia in fase preventiva sia dopo gli eventi.
“In Toscana siamo messi bene sotto molti aspetti – spiega Lorenzo Sulli, geologo dell’Autorità di bacino dell’Appennino settentrionale – abbiamo tantissime frane, ma la gestione è obiettivamente una delle migliori d’Italia. Il motivo principale è una pianificazione di bacino univoca e una gestione del rischio coordinata tra Autorità di Bacino e Regione”.
Negli ultimi anni, aggiunge Sulli, è stata anche ottimizzata l’azione successiva agli eventi: “La conoscenza e l’intervento sulle frane in Toscana sono tra i più avanzati del Paese. Certo, manca ancora lo sviluppo completo degli interventi preventivi ottimali per ridurne gli effetti, ma va messo in conto che viviamo su un territorio franoso”.
Un concetto chiave resta quello del limite strutturale della prevenzione: “Qualsiasi cosa faremo migliorerà la situazione – sottolinea – ma non potremo mai arrivare al cosiddetto rischio zero. Non esiste per le frane, così come non esiste per le alluvioni”.
Oggi in Toscana convivono frane attive, lente o rapide, e migliaia di aree potenzialmente instabili che possono riattivarsi in caso di piogge intense o interventi antropici errati. “Ogni nuovo evento può generarne di nuovi o riattivarne altri – conclude Sulli – la situazione è negativa per l’aumento del numero di frane, ma positiva perché siamo più preparati ad affrontarle”.