Al negozio Cisalfa Sport di Porta Siena l’allarme che suona è diventata una routine quotidiana: “Subiamo furti tutti i giorni, uno o due di media. È un continuo, dobbiamo combattere quotidianamente con questa microcriminalità. Finché non ci sarà la certezza della pena succederà di tutto”.
È da qui, più che dal singolo episodio, che ieri mattina è ripartito dal tribunale di Siena il processo per furto che vede imputato un uomo extracomunitario di 30 anni, già noto alle forze dell’ordine e attualmente sotto procedimento anche per altri fatti analoghi.
Secondo l’accusa, rappresentata dal pm Massimo Rossini, il 15 gennaio 2024 l’uomo (all’epoca 29enne) avrebbe sottratto un capo d’abbigliamento di marca del valore di 99 euro all’interno del negozio sportivo alla stazione. La ricostruzione emersa in aula parla di un antitaccheggio rimosso con “attrezzatura” improvvisata – una spilla da balia e una pinza – e del capo poi infilato in una busta della spesa. Ma, nella fretta, sarebbero rimasti gli adesivi antifurto: appena varcata la soglia è scattato l’allarme.
Tre i testimoni ascoltati davanti al giudice Fabio Frangini. La direttrice ha riferito: “Erano circa le 13.30. Quando un ragazzo è uscito dal negozio è scattato l’allarme. Gli è stato chiesto di fermarsi e rientrare. Con nostra meraviglia non è scappato come tanti altri”. Nella borsa, ha detto, “abbiamo rinvenuto il materiale rubato e, come da prassi della nostra azienda, gli abbiamo chiesto di pagarlo”. Alla risposta “non ho soldi, non posso”, è partita la chiamata ai carabinieri: “Purtroppo con alcuni attrezzi riescono a togliere l’antifurto, il metodo è diventato una prassi. I furti al nostro negozio avvengono regolarmente ogni giorno”.
Uno dei carabinieri intervenuti ha confermato il controllo: “Oltre alla felpa, abbiamo trovato nella borsa un cacciavite, una spilla da cucito e una pinza, ma non siamo riusciti a rinvenire l’antitaccheggio” mentre un’altra dipendente ha aggiunto: “Prima ha negato, poi nella borsa c’era la felpa… ci ha riconsegnato il capo, non essendo rovinato lo abbiamo rimesso in vendita”.
L’avvocato d’ufficio Marco Fanti ha evidenziato difficoltà nel rintracciare l’imputato e ha prospettato un risarcimento, su cui però la direttrice non ha potuto decidere: “È una decisione che spetta all’azienda”. L’udienza è stata rinviata al 9 aprile, termine ritenuto utile per valutare anche eventuali condotte riparatorie e le possibili conseguenze sul piano processuale.