Inchiesta Hidden Partner, i vertici di Sielna Spa hanno chiesto il dissequestro dei beni confiscati, su ordine del gip, a seguito delle indagini di Procura e Guardia di Finanza sugli affari del magnate kazako Igor Bidilo. Oggi pomeriggio sono stati discussi, dinanzi al collegio presieduto dal giudice Luciano Costantini, i ricorsi per il riesame delle misure cautelari depositati dal legale di Bidilo – l’avvocato Carlo Arnulfo di Roma – dal difensore dell’ad di Sielna Costantin Catalin Maxim – Fabio Pisillo – e dall’ avvocato del direttore di Sielna, Cataldo Staffieri (Roberto Inches, del foro di Firenze). Arnulfo, in particolare, ha chiesto il dissequestro dei beni (per una cifra intorno ai 10 milioni di euro) contestando la tesi accusatoria del pm Siro De Flammineis, che ruota intorno alla presunta evasione fiscale in Estonia e alla ricostruzione dei flussi di denaro che qui convergevano, un accumulo di capitali, per l’accusa, sottratti a tassazione. La difesa di Bidilo ha evidenziato come, in realtà, gli importi venissero tassati nei luoghi dove veniva prodotto reddito, sottolineando il fatto che l’autorità giudiziaria estone non abbia mosso contestazioni, pur interessata dall’inchiesta.
Pisillo invece, nel discutere il ricorso sulla confisca dei beni in relazione ad un’ipotesi di frode fiscale da 3 milioni commessa secondo gli inquirenti in Italia, ha cercato di dimostrare che gli 11,5 milioni a favore di Sielna – cifra che ha fatto muovere le antenne degli investigatori, i quali contestano il mancato pagamento delle tasse come sopravvenienza – costituivano un finanziamento soci e non un atto liberalità. Prossimo appuntamento l’8 aprile per la discussione del ricorso dei difensori di Andrea Bellandi, a metà aprile udienza sulle misure cautelari per le società coinvolte. Le decisioni del tribunale dovrebbero arrivare dopo le festività pasquali.
C.C