Le infrastrutture della provincia di Siena restano una ferita aperta. A dirlo senza giri di parole è Michele Santoni, presidente nazionale CNA FITA, che vive ogni giorno sulla propria pelle le difficoltà di un sistema viario in affanno. “È una vera e propria croce – spiega – prima ancora di essere presidente nazionale sono un trasportatore, un artigiano di questo territorio. Alcuni problemi non sono più esasperati come 10-12 anni fa, ma quelli rimasti sono diventati cronici”.
Il punto più critico, secondo Santoni, è concentrato nella bassa provincia e in particolare nella Val d’Orcia. “La Galleria delle Chiavi è chiusa da due anni e due mesi. All’inizio si parlava di dieci mesi di stop: oggi siamo oltre il doppio del cronoprogramma. Qualcosa si muove, finalmente si intravede “la luce in fondo al tunnel”, ma nel frattempo tutti siamo stati costretti a deviazioni pesantissime”.
Deviazioni che hanno messo in ginocchio la viabilità secondaria. “La SP24 di Radicofani e la 478 verso la Bisarca sono in condizioni disastrose – denuncia – con ponticelli che necessitano interventi urgenti. È evidente che non ci si possa permettere una doppia chiusura, quella della Cassia e quella delle Chiavi: sarebbe il collasso totale. Quindi si attenda la riapertura della Galleria per poi agire se quelle due arterie”.

Proprio la Cassia è per Santoni l’emblema di anni di abbandono. “Per troppo tempo non si è visto alcun intervento serio. Oggi ANAS sta finalmente intervenendo, ma ci troviamo davanti a una situazione compromessa: il ponte sull’Orcia di Bagno Vignoni, quello a San Quirico d’Orcia, quello a Buonconvento, viadotti che devono essere messi in sicurezza uno dopo l’altro”.
Uno spiraglio di ottimismo arriva dalla variante Monteroni–Monsindoli. “A marzo dovrebbero arrivare le prime aggiudicazioni di gara – osserva –, sulla carta i propositi ci sono, speriamo che ai fatti seguano tempi rapidi”.
Lo sguardo si allarga poi alle grandi arterie. “La Siena–Grosseto va avanti ma restano criticità alla galleria di Casal di Pari e sul Lotto Zero. E poi c’è l’Autopalio: siamo tornati indietro di anni, con 7-8 cantieri su appena 56 chilometri. Scambi di carreggiata pericolosi, lavori infiniti, un impatto enorme su chi trasporta merci ogni giorno”.
Per il presidente CNA FITA la chiave è una sola: cambiare approccio. “Le infrastrutture vanno viste in modo “anatomico”: ogni strada è vitale. Te ne accorgi solo quando viene chiusa. Serve lavorare H24, 7 giorni su 7, per ridurre al minimo i disagi, soprattutto in un territorio come il nostro, già penalizzato dalla morfologia”.
Il quadro resta critico anche nell’Alta Valdelsa e nell’area sud. “Il ponte di Bellavista sulla Cassia è da ricostruire da anni, il ponte di Ribussolaio a Chianciano Terme è sempre chiuso, la variante di Chianciano versa in condizioni disastrose”.
E infine il simbolo di tutti i ritardi: il Ponte di Nove Luci. “È la copertina di questo libro – conclude Santoni – crollato nel 2012, se tutto va bene verrà ricostruito nel 2029. Diciassette anni per rifare un ponte dovrebbero farci riflettere. Finché non ci passeremo sopra, non si può cantare vittoria. E in realtà, di vittorie, qui ce ne sono ancora poche“.