Siena apre le porte dell’antica Biblioteca, ma si prepara anche alle polemiche e alle tensioni. Sabato 31 gennaio, alle 11, nella sala storica degli Intronati (in via della Sapienza), il giornalista David Parenzo presenterà il suo nuovo libro “Lo scandalo Israele” in un appuntamento che, a tre giorni dal via, è già diventato un caso: contestazioni, appelli, richieste di “riequilibrio” del confronto e un clima che – secondo quanto trapela – potrebbe imporre misure di sicurezza rafforzate. L’evento sarà introdotto dal presidente dell’istituzione senese, Raffaele Ascheri. Radio Siena Tv, in esclusiva, ha raccolto le parole del popolare conduttore radiofonico e televisivo mentre attorno alla presentazione si accende un dibattito che tocca libertà di espressione, opportunità istituzionale e ordine pubblico.
Parenzo spiega che il libro nasce come un tentativo di portare Israele fuori dalla caricatura e dentro una narrazione più ampia, destinata anche a chi non ha familiarità con la storia della regione: “Il mio intento – afferma – è voler raccontare e far conoscere lo Stato di Israele al grande pubblico. Un Paese che, secondo il racconto spesso dispregiativo che circola anche in Italia, appare come un’anomalia del Medio Oriente; e in un certo senso lo è, ma in senso positivo, perché Israele va considerato l’unica democrazia della regione. Certo, come tutte le Nazioni democratiche ha i suoi problemi, ha le sue forze e debolezze. Però resta una democrazia anche se nel racconto italiano non è così. Nel libro si trovano le storie di persone reali che possono raccontare al meglio Israele, nella sua quotidianità, nei suoi pregi e difetti”.
Il titolo, “scandalo”, per Parenzo è una parola-chiave che vuole descrivere una frattura: tra ciò che Israele è e come viene percepito, tra la sua collocazione geopolitica e il modo in cui – sostiene – si selezionano le indignazioni: “Uso la parola scandalo perché è come definire Israele una pietra d’inciampo nel Medio Oriente in contrapposizione all’Iran che considera Israele un cancro. Proprio quell’Iran che ha causato 30 mila morti in 48 ore nel reprimere il dissenso interno senza che nessuno organizzasse dall’Italia una flottiglia o un corteo fiume. Pensate invece che nell’ora più tragica per Israele, impegnato su sette fronti contro Hamas, Hezbollah, Houthi, Siria, Iran, Iraq e Cisgiordania, ci sono state manifestazioni di protesta del popolo israeliano anti governative, perfino sotto casa del primo ministro, Netanyahu. Solo un grande Paese e una grande democrazia può fare questo perché ha gli anticorpi che sono la libertà, la magistratura libera così come libere sono l’informazione e le istituzioni”.
Nel pieno delle contestazioni, uno dei punti più divisivi resta il linguaggio: “E’ una cosa assurda, io non utilizzerò mai la parola genocidio, ma ciò non vuol dire assolutamente negare le vittime civili. Che è un aspetto drammatico. Nel 1943 gli americani bombardarono e distrussero l’intero quartiere di San Lorenzo a Roma causando vittime inermi per la liberazione dell’Italia. Purtroppo anche nei bombardamenti di Gaza è successo questo. Nel progetto di Hamas, l’attacco del 7 ottobre avrebbe dovuto scatenare l’intifada globale, così non è stato, ma il racconto in Italia resta riduttivo. Parlare di democrazia e Israele fa più scandalo dei trentamila morti in Iran. Una vergogna”.
Le polemiche senesi – innescate da una lettera promossa da AllertaMedia che ha dichiarato di aver ricevuto adesioni anche da diverse sigle associative e singoli cittadini a favore della causa palestinese, con la richiesta di affiancare “altre voci” o prevedere ulteriori momenti di confronto durante l’evento in Biblioteca – si inseriscono per Parenzo in un copione già visto: “Il meccanismo per me non è nuovo. Io capisco il dissenso nel dialogo, ma ci sono attacchi che vogliono spegnere le voci. E a me, da uomo di sinistra, tutto questo fa male perché gli attacchi vengono proprio dalla sinistra che a parole dice di difendere la libertà”.
Sul tema sicurezza, il giornalista arriverà a Siena sotto scorta: “Ringrazio la polizia che tutela la mia libertà e quella della mia famiglia. Ma pensate che questo spiegamento di forze avviene per tutelare anche il mio diritto di parola. E’ inaccettabile, non dovrebbero esserci situazioni così. Io sono progressista e di sinistra, ma rischio di essere aggredito da quelli di sinistra. Mi chiedo: ma questi che mi minacciano, davvero sono di sinistra? Davvero sono loro i buoni? Uno come il rettore dell’Università per stranieri di Siena, Tomaso Montanari, può dire quello che vuole e quando fa le conferenze non ha la polizia a tutelarlo come capita a me”.
Parenzo interviene anche sullo scontro politico-culturale legato alle parole attribuite a Montanari e alle accuse di “nazificazione di Israele”, contestate dal giornalista: “Con questa frase, il rettore ha vilipeso la Giornata della memoria, ma pur dissentendo non mi permetterei mai di togliergli la parola come invece vogliono fare con me. Sto scrivendo una lettera aperta cercando di spiegare l’importanza del dialogo e del confronto mentre secondo loro io, ebreo italiano che non dico la parola genocidio, sarei complice della barbarie. Addirittura il professor Montanari ha scritto nero su bianco in un suo saggio edito da Einaudi che è giusto cacciarmi dalle Università, Questa è una vergogna assoluta, io non dirò mai che Montanari è un cattivo maestro”.
Intanto la Biblioteca degli Intronati, attraverso il presidente Ascheri, rivendica la propria missione di luogo di confronto e conferma la possibilità di interventi e domande del pubblico durante l’incontro, oltre alla disponibilità ad ospitare il prossimo 7 marzo un appuntamento specifico che dia spazio a un punto di vista palestinese in un evento separato. Parenzo, dal canto suo, dice di vivere l’appuntamento senese come un ritorno in una città a cui è legato, e prova a riportare la scena dal terreno dello scontro a quello del dialogo intellettuale: “Sono felicissimo, aspettavo da tempo questa occasione di presentare il mio libro a Siena, città che amo e adoro, che frequento, a cui sono affezionato e dove sono sempre presente per il Palio. Ci vediamo sabato, sono pronto anche a domande scomode e ad un bel confronto perché io sono per la libertà e contro le cacciate”.