Una serata carica di significato quella organizzata a Siena dall’Accademia Italiana della Cucina per celebrare un riconoscimento storico: la cucina italiana è ufficialmente patrimonio immateriale dell’umanità Unesco. Un traguardo che va ben oltre il valore gastronomico e che abbraccia cultura, identità e tradizione. A raccontarne il senso più profondo è stato il delegato senese Alberto Scarampi di Pruney, alla guida della delegazione da oltre 18 anni. “Stasera festeggiamo con una conviviale ecumenica straordinaria – spiega – il riconoscimento da parte dell’Unesco della cucina italiana come patrimonio immateriale dell’umanità”. Un riconoscimento che arriva dopo altri già ottenuti in ambito gastronomico, ma che segna un passaggio decisivo. “Questa volta viene riconosciuta la cucina italiana come stile di vita- afferma – un insieme di saperi e sapori tramandati di generazione in generazione”.
Non una celebrazione dell’alta cucina, ma della quotidianità. “Non è la cucina degli chef stellati, senza nulla togliere, ma quella che viene dal basso, dalla famiglia. La cucina è stare insieme, è cultura della tavola”. Un patrimonio fatto di gesti semplici, tradizioni domestiche e convivialità, che rappresenta uno degli elementi più autentici dell’identità italiana.
A sottolineare l’importanza dell’evento è stata anche l’assessore al turismo Vanna Giunti, che ha evidenziato il legame tra il riconoscimento e la città. “È una soddisfazione essere qui per celebrare un evento così importante: Siena, già Centro Storico Unesco, oggi celebra anche il riconoscimento della cucina italiana”. Un momento conviviale che rafforza il ruolo del territorio.
“Enogastronomia, cultura e paesaggi rappresentano un elemento fondamentale, soprattutto nelle nostre terre”. Un connubio che rende Siena un esempio concreto di come la tradizione gastronomica sia parte integrante del patrimonio culturale. “È una grande soddisfazione per tutti e per questa città: questo riconoscimento è un valore aggiunto”.
Un riconoscimento che guarda al futuro, oltre che al passato. La cucina italiana, intesa come cultura condivisa, continua a vivere nelle case, nelle comunità e nei territori. E proprio da qui passa la sfida più importante: conservarla e trasmetterla.