Le Donne del Muro Alto al Santa Chiara Lab di Siena il 10 marzo con lo spettacolo Ramona e Giulietta

L’appuntamento è alle ore 10.30 per una matinée riservata all3 student3 dell’Università di Siena e del Liceo Piccolomini

Di Redazione | 4 Marzo 2026 alle 14:00

Le Donne del Muro Alto al Santa Chiara Lab di Siena il 10 marzo con lo spettacolo Ramona e Giulietta

Le Donne del Muro Alto saranno al Santa Chiara Lab dell’Università di Siena martedì 10 marzo. La compagnia, diretta dalla regista Francesca Tricarico e composta da attrici ex detenute e ammesse alle misure alternative, porterà in scena l’amore, la rabbia e il coraggio di Ramona e Giulietta: due donne recluse che, nonostante cancelli, sbarre e pregiudizi, trovano la forza di amarsi e di gridare il loro sentimento. L’appuntamento è alle ore 10.30 per una matinée riservata all3 student3 dell’Università di Siena e del Liceo Piccolomini.

La rappresentazione sarà preceduta e seguita da due momenti di incontro-dibattito, in cui la regista e le attrici della compagnia dialogheranno con l3 ragazz3 presenti; sarà l’occasione per parlare di diritti e di educazione alla legalità, di inclusione sociale e di superamento di stigma e pregiudizi. Ma anche delle opportunità offerte dal teatro come strumento di espressione, crescita emotiva e libertà.

Un focus particolare sarà dedicato alla negazione dell’affettività in carcere e ai diritti LGBTQIA+, affrontati come diritti fondamentali della persona: diritto all’identità, all’autodeterminazione, all’unione civile, al riconoscimento dell’amore.

Lo spettacolo Ramona e Giulietta, prodotto da Per Ananke ETS, approvato e sovvenzionato dal bando Connecting Spheres, finanziato dall’Unione Europea, è interpretato da Le Donne del Muro Alto Bruna Arceri, Chiara Ferri, Betty Guevara, Giulia Massimini, Daniela Savu, Sara Panc*; le musiche sono di Gerardo Casiello e i costumi di Marina Sciarelli.

Scritto e allestito per la prima volta nel 2019 all’interno della Casa Circondariale Femminile di Rebibbia a Roma, è una rivisitazione tragicomica della celebre opera shakespeariana. La drammaturgia nasce dall’esperienza della prima unione civile tra due donne celebrata nel carcere femminile di Rebibbia, un evento che ha segnato profondamente la vita detentiva, generando tensioni, divisioni e conflitti, ma anche una riflessione collettiva sui diritti LGBTQIA+ e sull’affettività negata. La storia diventa così un pretesto per raccontare il carcere con i suoi tempi, i suoi spazi e le sue privazioni, a cominciare dalla limitazione delle relazioni affettive, e per interrogare ciò che ancora oggi resta tabù dentro e fuori le mura carcerarie: l’amore tra due donne. Alcune delle attrici che oggi interpretano lo spettacolo da donne libere sono le stesse che gli diedero vita in carcere.

Il progetto Le Donne del Muro Alto, nato nel 2013 da un’iniziativa dell’associazione Per Ananke ETS come progetto di attività teatrali all’interno delle carceri, dal 2021 si è esteso anche fuori dalle mura dei penitenziari con attrici ex detenute o ammesse alle misure alternative alla detenzione. Conquistando spazi e scene in cui fare esplodere la parola e il gesto teatrale come strumenti di incontro, confronto e verità. Ma anche, come dimostra proprio la storia della compagnia, come opportunità di inclusione sociale e di superamento dello stigma sociale legato alla detenzione.

“Connecting Spheres: strengthening CSOs and networks to protect GBV survivors in all their diversity” è finanziato dall’Unione europea. I punti di vista e le opinioni espresse sono esclusivamente dell’autor3 e non riflettono necessariamente quelli dell’Unione europea o della Commissione europea, Direzione generale giustizia e consumatori. Né l’Unione europea, né la DG JUST possono essere ritenuti responsabili.

 



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