“Un fatto grave, da condannare con fermezza”. Non usa mezzi termini l’assessora regionale alla cultura e alle pari opportunità Cristina Manetti nel commentare l’episodio della cosiddetta “lista degli stupri” comparsa nei giorni scorsi all’istituto tecnico Tito Sarrocchi di Siena. “Un gesto che – sottolinea Manetti – non può e non deve essere derubricato a una bravata, perché colpisce direttamente le ragazze e alimenta una cultura di violenza e sopraffazione“.
Le parole dell’assessora si inseriscono nel solco della dura presa di posizione già espressa dalla dirigenza scolastica e dal sindaco di Siena Nicoletta Fabio. Dopo il ritrovamento della scritta, contenente un elenco di nomi di studentesse tracciato con tono minaccioso su una parete di un bagno, la stessa preside Cecilia Martinelli ha assicurato indagini interne e tolleranza zero.
Manetti richiama il ruolo delle istituzioni e della scuola come presidio culturale ed educativo. “Non possiamo far finta di niente – afferma –. La Regione Toscana è impegnata da anni nella promozione della parità di genere e del rispetto, anche attraverso iniziative come La Toscana delle Donne, che mette al centro diritti, dignità e libertà femminile. Episodi come quello avvenuto a Siena – aggiunge – dimostrano quanto sia fondamentale continuare a investire in educazione, cultura e prevenzione, a partire proprio dalle scuole“.

L’assessora regionale esprime infine piena solidarietà alle studentesse coinvolte, alle loro famiglie e all’intera comunità scolastica del Sarrocchi, sottolineando la necessità di una risposta chiara e condivisa da parte delle istituzioni, senza minimizzare segnali così allarmanti.
Il caso senese, arrivato all’attenzione dei media nazionali e dei telegiornali, riaccende il dibattito sul clima dentro le scuole e sulla prevenzione della violenza di genere tra i più giovani. Mentre le verifiche interne proseguono e non si esclude il coinvolgimento delle autorità, Siena si interroga e reagisce, nella consapevolezza – ribadita tanto dalla scuola quanto dalla Regione e dal Comune – che all’indignazione devono seguire azioni concrete.