“Mi hanno informato mercoledì mattina che nel bagno c’era una scritta sul muro con i nomi di alcune ragazze, ma solo nella tarda serata ho saputo che si trattava di una ‘lista stupri’ come già successo a Roma e che in quell’elenco c’ero finita pure io”.
È una voce giovanissima quella che oggi si fa strada tra le cronache, dopo giorni di silenzio, indignazione e richieste di responsabilità. È la voce di una sedicenne dell’Istituto Sarrocchi di Siena, finita – insieme ad altre 22 ragazze – nella famigerata “lista degli stupri” scritta sul muro del bagno della scuola e diventata un caso nazionale. In esclusiva a Radio Siena Tv, la studentessa racconta cosa è accaduto e come si vive dall’altra parte del muro. La ragazza non esita a spiegare come lei e le sue amiche abbiano tentato subito di capire cosa stesse succedendo: “In totale – spiega – c’erano una ventina di nomi, tutte ragazze tra i 14 e i 16 anni tranne una maggiorenne che fa quinta”. “Il giovedì mattina siamo andate subito con altre due amiche, anch’esse finite nella lista, a vedere questo muro – prosegue la studentessa – ma la porta era chiusa ed abbiamo saputo che era stato tutto già cancellato. Siamo quindi andate a parlare con una professoressa che ci ha detto di stare tranquille, di non preoccuparci e che era stato tutto rimosso. Le scritte, da quello che abbiamo potuto sapere, erano lì solo dal giorno prima”.
Quello che era nato tra le mura di un bagno ha fatto in fretta il giro della città, complice la velocità dei moderni mezzi di comunicazione: “Sì, sono state fatte delle foto a questa lista e poi sono girate via social. Sono circolate sia nel nostro Istituto sia in altri, infatti mia sorella che frequenta un’altra scuola, lo ha saputo da alcuni compagni che l’hanno avvertita”.
Sul possibile autore o autori, la studentessa non si sbilancia: “Non sappiamo chi possa essere stato, ma onestamente credo che siano persone della nostra età, perché tutti i nomi sono di ragazze tra i 14 e i 16 anni. Quindi le conoscono. Voglio sperare che non siano quelli più grandi, ma credo di no. Onestamente non mi interessa l’autore o gli autori, è il gesto in sé che non deve passare inosservato. Lo avrei detto anche se non ci fossi stata io in quella lista che si tratta di una vergogna e che oggi più che mai serve parlare. Si discute tanto di stupri, violenze, ma cose del genere non possono essere sottaciute”.
Il peso della scoperta è stato forte: “Ho provato un senso di disgusto e di schifo. Io però ho un carattere forte, queste cose me le faccio scivolare, ma ci sono altre ragazze che non sono come me, hanno più sensibilità e vulnerabilità e so che ci sono rimaste molto male”.
Il confronto tra compagni è stato immediato e significativo: “Fra noi, non solo le ragazze nella lista, ne abbiamo parlato e per tutte la sensazione è stata di rabbia e nausea. Da tanti ragazzi abbiamo avuto solidarietà, si sono preoccupati, ci sono stati tutti molto vicini. È stato importante”.
L’onda d’urto è arrivata anche a casa: “Sì, subito. Ho parlato con i miei genitori di questa cosa e sono rimasti di stucco. Sia babbo sia mamma si sono subito preoccupati e hanno chiesto chiarimenti”.
Sul ruolo della scuola, la giovane mette in luce una certa mancanza di dialogo: “Della vicenda fino all’assemblea d’Istituto nessuno ha parlato. Solo ieri (venerdì 16 gennaio 2026) dopo quasi tre giorni è uscito fuori il fatto. Noi giovedì mattina siamo state dalla nostra tutor che sapeva della questione e ci ha consigliato di andare a parlare con le vice presidi. La coordinatrice di classe invece non sapeva niente. Io mi aspettavo che qualcuno ci venisse a dire qualcosa, anche semplicemente se avevamo bisogno di parlare. Invece niente, ci siamo rimaste male. Ripeto, sarebbe stato opportuno che della vicenda ne avesse parlato la scuola perché una cosa del genere non si può nascondere o mettere sotto il tappeto soprattutto in una società in cui la violenza sulle donne è all’ordine del giorno”.
La speranza è che già da lunedì possa muoversi qualcosa: “Spero di sì. Io ne ho parlato con delle ragazze. Speriamo che ci sia un’assemblea di emergenza oppure nelle classi si possa confrontarci su questa vicenda. Ritengo sia importante per tutti, non solo per le vittime come me”.
Radio Siena Tv ha potuto visionare la lista, scritta con un pennarello nero e, in parte, con penna o lapis: diciotto nomi vergati dalla stessa mano, altri cinque aggiunti successivamente, sicuramente da una seconda persona che ha una grafia diversa. Un atto che ha lasciato un segno dentro e fuori la scuola, e che impone una riflessione collettiva sulla responsabilità, l’ascolto e il rispetto.
Oggi, la voce di questa ragazzina di 16 anni si unisce a quelle della preside, delle istituzioni e delle famiglie. Ma è nella sua testimonianza, lucida e diretta, che emerge il bisogno di non abbassare la guardia: “È il gesto in sé che non deve passare inosservato”.

