Uno scenario mondiale segnato dai conflitti che si ripercuotono sul sistema di approvvigionamento energetico. Abbiamo chiesto a Francesco Macrì presidente esecutivo di Estra Spa, di fare un’analisi geo politica.
“Ancora siamo in uno scenario definito “base”, dove l’inflazione sta aumentando, ma ancora i segnali negativi non si sono palesati. Se il conflitto finisse entro aprile, sicuramente riusciamo a contenere i danni”
Il rischio di un lock down energetico potrebbe diventare concreto?
“Non sarebbe una sorta di lockdown come quello che abbiamo vissuto con il covid, dove tutto sommato il mondo era fermo, ma non ci mancava nulla, stavamo semplicemente a casa. In questo caso potrebbero mancare delle cose”.
Gas, gasolio, benzina, voci destinate ad aumentare. Esiste una strategia per rendere l’Italia in grado di non subire il mercato internazionale?
“Il gas non è un problema di natura fisica per l’Italia, nemmeno per Estra. Il problema è che noi,siamo dipendenti dall’estero in larghissima misura. Basta il rischio e si trasforma tutto in uno shock a livello di bollette. Siamo molto volatili come prezzi perché scontiamo un’assenza di un mercato unico europeo, una scarsa integrazione delle infrastrutture. Siamo sottoposti a ogni tipo di crisi geopolitica che fa rialzare i prezzi, che cambia le rotte di approvvigionamento. Il nostro non è un problema di natura fisica in questa fase, è più un problema di natura finanziaria, perché il prezzo del gas si è finanzializzato. Questo ci deve insegnare una cosa, che si deve correre verso un’assoluta indipendenza energetica”.