In occasione della Giornata mondiale contro il cancro, che si celebra, come ogni anno, il 4 febbraio, abbiamo incontrato Carlo Milandri, direttore del Dipartimento Oncologico dell’Asl Toscana Sud-Est, ospite stamani in diretta a ‘Buongiorno Siena’.
Milandri parte da un punto fermo: gli strumenti più potenti sono spesso i più semplici. Stili di vita corretti e adesione agli screening salvano vite, perché riducono il rischio e anticipano la diagnosi.
“La prevenzione è fondamentale ed essenziale: significa evitare il contatto con sostanze cancerogene, rinunciare al fumo e all’abuso di alcol, seguire una dieta mediterranea e fare attività fisica. Poi c’è la prevenzione secondaria: in Toscana sono attivi programmi di screening per mammella, collo dell’utero e colon retto.”
La cultura della prevenzione, insiste, è “il primo step per combattere il cancro”, perché la diagnosi precoce migliora prognosi e aspettative di vita.
Tempi e percorsi: il paziente al centro
L’aumento dell’informazione e della consapevolezza ha cambiato anche il modo in cui le persone arrivano alle cure. Ma soprattutto è cambiato il modo in cui i professionisti costruiscono il percorso.
“L’attenzione ai segnali del proprio corpo è importante, ma oggi la strategia è multidisciplinare: il paziente resta al centro e gli specialisti dedicano un tempo condiviso per decidere insieme la migliore diagnosi e terapia.”
Terapie di nuova generazione: dai “bersagli” all’immunoterapia
Il nuovo millennio ha segnato una svolta: dalla chemioterapia standard a trattamenti mirati sulla biologia del tumore, fino ai farmaci che riattivano il sistema immunitario.
“Abbiamo caratterizzato genoma e alterazioni molecolari che guidano la malattia e sviluppato farmaci intelligenti che bloccano gli ‘interruttori’ della neoplasia. Insieme avanzano le immunoterapie, che risvegliano il sistema immunitario. Per ogni paziente facciamo una caratterizzazione istologica e molecolare che consente cure personalizzate.”
La ricerca corre, ma non è finita: non esistono ancora soluzioni per tutte le patologie. “Sappiamo cosa dobbiamo fare” sottolinea Milandri, “e ci stiamo arrivando”.
Prognosi: dove si guadagna e dove serve accelerare
Non tutti i tumori rispondono allo stesso modo. Su alcuni fronti i progressi sono già tangibili; su altri la sfida è aperta e passa anche dalla scelta del giusto timing terapeutico.
“Prostata e mammella, i più diffusi rispettivamente in uomo e donna, hanno una prognosi oggi ben oltre il 90%. Diverso il discorso per stomaco e, soprattutto, pancreas: i farmaci a bersaglio sono in fase iniziale e restano situazioni complesse. Ma cambia l’approccio: spesso prima i trattamenti sistemici e poi la chirurgia. La multidisciplinarità sta migliorando la prognosi anche qui”.
All’orizzonte, aggiunge, sono in arrivo nuovi farmaci “alcuni già disponibili”, che alimentano un futuro “molto promettente”.
Equità di accesso: informazione e screening fanno la differenza
Le disuguaglianze globali restano un tema aperto. In Italia, il Servizio sanitario nazionale garantisce le terapie oncologiche innovative, ma serve spingere sull’informazione capillare e sull’adesione ai programmi di prevenzione.
“Ci sono Paesi che non riescono a garantire le cure. Da noi l’accesso c’è, ma l’equità passa dall’informazione: stili di vita corretti e adesione agli screening. Per il colon retto siamo attorno al 50%, si può e si deve fare meglio. La sensibilizzazione va fatta a tutti i livelli, a partire dalle scuole.”
È qui che Milandri lascia il messaggio chiave: la medicina di precisione e l’organizzazione multidisciplinare stanno cambiando la storia dei tumori, ma il primo alleato resta la consapevolezza di ciascuno.
“Se tutti comprendono l’importanza degli screening e della prevenzione, garantiamo davvero una sanità più equa e prognosi migliori per tutti.”