Siena: sesso a tre, droga e botte all'ex moglie. "Cento giorni d’inferno"

Processo a un 46enne senese accusato di violenze fisiche e psicologiche, uso di cocaina e coercizione sessuale: chiesti 5 anni e 7 mesi. La difesa: “E' innocente”. Sentenza il 3 marzo

Di Andrea Bianchi Sugarelli | 21 Gennaio 2026 alle 7:30

Siena: sesso a tre, droga e botte all'ex moglie. "Cento giorni d’inferno"

Un’immagine racconta più di qualsiasi parola la calma apparente che ha preceduto la battaglia finale nel delicato processo – per maltrattamenti – contro un 46enne di Siena: la pm Silvia Benetti, in silenzio, prende ago e filo e si sistema la toga, rammendando con gesti pazienti il piccolo strappo sulla spalla sinistra. Un frammento di normalità in una giornata che di normale ha avuto ben poco, destinata a scavare tra accuse e difese, nei cento giorni più bui di una coppia senese. Perché ci sono storie che non si accontentano di essere semplicemente raccontate. Pretendono di essere ascoltate nel dettaglio, parola dopo parola, come se ogni testimonianza, ogni referto, ogni messaggio potesse restituire la complessità di ciò che accade nel chiuso delle case e delle coscienze. È questa la sensazione che ha accompagnato per mesi il procedimento penale, arrivato ieri alla sua penultima tappa.

Sei ore di arringhe e requisitoria

Davanti al collegio presieduto dal dottor Fabio Frangini (a latere il dottore Alessandro Maria Solivetti Flacchi e il dottore Francesco Picardi), la giornata si è snodata tra la requisitoria del pubblico ministero Silvia Benetti e le arringhe degli avvocati. Sei ore di maratona giudiziaria non sono bastate a chiudere il cerchio su una vicenda – avvenuta tra il novembre 2022 e il maggio 2023 – che, come ha sottolineato la stessa dottoressa Benetti, “somiglia a molte altre storie di violenza in famiglia, ma si distingue per la difficoltà, quasi fisica, di ricostruire i fatti”. Un processo che ha visto sfilare decine di testimoni e che, ancora una volta, ha rimesso al centro la domanda su cosa significhi davvero provare, negare, subire, manipolare.

Il quadro dell’accusa

Le contestazioni mosse dalla Procura sono pesanti: violenze fisiche e psicologiche, minacce, insulti, privazione della libertà, anche davanti ai figli minori. Tra gli episodi più cruenti figurano schiaffi, pugni, strattoni e un’occasione in cui, dopo una lite per futili motivi, la donna sarebbe stata trascinata fuori dall’auto, ferita e abbandonata sull’asfalto. Ma anche coercizioni più sottili: l’uomo avrebbe, secondo l’accusa, costretto la consorte all’uso di cocaina e a rapporti sessuali a tre con escort trans, in situazioni di forte pressione e umiliazione. “L’indagine è stata ostacolata dalla reticenza dolorosa della vittima, determinata dal desiderio di difendere la famiglia che aveva sempre sognato, pur trovandosi in una dinamica di controllo crescente”, ha detto la dottoressa Benetti.

La moglie, stimata professionista e madre di due figli, avrebbe subito aggressioni fisiche documentate da fotografie e referti medici; segnali di disagio sarebbero stati colti pure nei minori, con la più piccola diventata improvvisamente silenziosa e chiusa in se stessa, e il maggiore allarmato dai lividi visti sulla madre. Secondo la ricostruzione della Procura, il controllo da parte dell’uomo era totale: spostamenti, telefonate, interruzione dei rapporti con amici e familiari. Ed è stato fatto emergere anche la presenza di “regali importanti e spese ingenti” sostenute dalla donna, fino a oltre 70mila euro, addirittura l’acquisto di un suv: “La moglie ha tentato di compiacere il marito, di salvare il rapporto – ha aggiunto il pubblico ministero – ma la progressiva escalation di violenza l’ha portata sull’orlo del suicidio. Anche la presenza costante dei figli durante le aggressioni costituisce una gravissima aggravante”. Un passaggio chiave, quello del tentato gesto autolesionista, che l’accusa legge come conseguenza diretta di un clima familiare divenuto insostenibile.

In aula sono state ricordate testimonianze di colleghe, operatori sanitari, insegnanti. “La donna si è presentata in caserma piena di ecchimosi e in lacrime, senza riuscire a fare subito il nome del compagno. Solo con fatica è riuscita a denunciare”, ha detto Benetti nella accalorata e coinvolgente requisitoria.

La parte civile: “Vittima manipolata”

Nell’arringa di Massimo Rossi (nella foto), avvocato a tutela della donna e dei figli, sono stati richiamati tutti i punti di forza dell’impianto accusatorio: “Le prove raccolte sono molteplici e dimostrano inequivocabilmente la colpevolezza dell’imputato. La mia assistita ha dichiarato addirittura di essersi sposata sotto minaccia”. Rossi insiste sulla figura della vittima come “classica manipolazione”, una donna che “ha creduto in una situazione patologica architettata dal compagno”. Vengono richiamati i messaggi volgari, i lividi, il terrore anche sul lavoro, il controllo totale della vita privata, le spese per droga e ménage à trois con escort non voluti. “Gli elementi oggettivi raccolti sono insuperabili: abbiamo testimonianze che riportano tutto. L’imputato si è dimostrato un vero manipolatore”, ha ribadito l’avvocato. Secondo Rossi, il danno psicologico subito dalla vittima “la segnerà per tutta la vita”. Da qui la richiesta di un risarcimento di 150mila euro (con provvisionale di 50mila) e la sottolineatura di come solo l’intervento delle forze dell’ordine abbia fermato una spirale pericolosissima.

La difesa: “Contraddizioni e patologie pregresse”

Le repliche della difesa affidate agli avvocati Daniele Fabbrizzi e Serena Gasperini del foro di Roma hanno cercato di smontare l’impianto accusatorio, ribaltando la prospettiva. “Tutto il processo si basa sulle dichiarazioni della donna – ha affermato Fabbrizzi – mentre i testimoni si limitano a riferire ciò che lei stessa ha raccontato. Abbiamo prodotto una relazione psichiatrica che la descrive come affetta da disturbo della personalità”. La difesa ha posto al centro le numerose contraddizioni nelle versioni della vittima, la sua presunta instabilità emotiva (“disturbo borderline”, secondo una consulenza prodotta), le telefonate e i messaggi, “ben 1.400 da parte della donna, contro 1.000 dall’uomo”.

Viene negata la violenza assistita: “I bambini non hanno mai riferito di aver visto episodi di aggressioni, al massimo discussioni. E questo non basta per parlare di violenza”, ha ribadito Fabbrizzi. E ancora: “L’isolamento? Era già una persona riservata e schiva prima della relazione”. La difesa contesta anche la lettura degli atti autolesionistici, che sarebbero stati “inscenati”, e del tentato suicidio, “mai davvero voluto portare a termine”. Si insiste sull’idea che i comportamenti della donna siano stati dettati da un quadro psicologico fragile, e che la narrazione di violenze sia emersa solo “a posteriori, quando la relazione volgeva al termine”. E’ stata contestata pure la ricostruzione dell’accusa relativa all’episodio dell’auto, sostenendo che la donna, sarebbe scesa volontariamente dal veicolo e che l’uomo avrebbe invece cercato di persuaderla a risalire.

“Non posso fare a meno di commentare: mi viene spontaneo dire ‘mamma mia’. Una condanna a 5 anni e 7 mesi, con tutte le relative conseguenze, basata su un incidente probatorio così altalenante e inverosimile… Di solito, quando una responsabilità è accertata, la situazione è ben diversa. Qui si celebra un processo per maltrattamenti su queste basi? Basta rileggere i messaggi: non c’è nulla di quello che sostiene la Pm”, ha affermato con forza l’avvocatessa Gasperini. La dimensione temporale è stata centrale per la difesa: “In 100 giorni, come può una persona manipolare un’altra così profondamente? Non è un caso di maltrattamenti, ma una relazione disfunzionale tra due persone incompatibili”. Gasperini ha poi invitato a rileggere attentamente tutti i messaggi in chat: “Non si trovano da nessuna parte gli insulti. Semmai è stata la moglie a tempestarlo di messaggini nella mattinata in cui lui viene accusato di offenderla e minacciarla. La mole dei messaggi che l’imputato riceve in poche ore è schizofrenica, continuativa. E se davvero la donna fosse stata vittima di violenza, non si sarebbe mai riavvicinata all’imputato. Siamo di fronte a due persone che non sanno stare insieme, non a un caso di maltrattamenti”.

Il nodo giuridico e umano

Dal punto di vista giuridico, il procedimento rappresenta un caso esemplare di come la prova nei reati di maltrattamenti e violenza domestica richieda un’analisi approfondita, soprattutto quando fatti e dinamiche si consumano in ambito familiare e talvolta senza testimoni diretti. Al termine, la pm Benetti ha chiesto la condanna a 5 anni e 7 mesi, senza attenuanti, “vista la gravità dei comportamenti e la condotta denigratoria dell’imputato”. La difesa ha invocato l’assoluzione perché “i fatti non sussistono”, o quantomeno l’esclusione dell’aggravante della violenza assistita, il riascolto della parte offesa su un episodio specifico oltre al consulente psichiatra. Per l’ultimo capo d’imputazione, è stata depositata anche una sentenza della Corte d’Appello di Cagliari che, secondo la difesa, escluderebbe la rilevanza penale del messaggio contestato all’imputato.

Verso la sentenza

Il processo è stato aggiornato al prossimo 3 marzo per le repliche e, salvo nuovi colpi di scena, per la lettura della sentenza. Una decisione che dovrà tenere insieme la complessità delle relazioni umane, la vulnerabilità delle vittime, i limiti della prova e il rispetto delle garanzie. “Siamo davanti a una storia difficile, pesante, inquinata” hanno detto in aula sia la pm sia gli avvocati. E il diritto, per una volta, sembra chiamato non solo a giudicare, ma a non smettere di ascoltare.

Andrea Bianchi Sugarelli

Andrea Bianchi Sugarelli è giornalista professionista con una lunga esperienza maturata nelle tv senesi e nella stampa locale dove dal 1996 ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità negli ambiti dello sport, cultura, Palio e cronaca giudiziaria. Nato a Siena nel 1973, nel corso della sua carriera ha gestito le attività di comunicazione per le Città del Vino, svolgendo anche le funzioni di portavoce e curando i rapporti istituzionali con la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dell’Agricoltura. Ha inoltre fatto parte del CdA dell’antica Biblioteca degli Intronati. Ha guidato il settore comunicazione del Siena Calcio in serie C e, tra il 2020 e il 2021, è stato responsabile della comunicazione per il sindaco di Siena, Luigi De Mossi, e delle Società partecipate del Comune. Ha un percorso accademico che si è svolto nelle università di Siena e Firenze e alla Luiss Business School. È autore e co-autore di saggi di carattere storico e di attualità.



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