Ieri pomeriggio il Santa Maria della Scala si è raccontato camminando: non in una conferenza – come avvenuto al mattino con la conferenza di programmazione – ma lungo corridoi, sale e cantieri già immaginati. Venerdì 20 febbraio, durante la tappa senese del suo tour istituzionale, l’assessora regionale alla cultura Cristina Manetti ha trascorso circa un’ora nel complesso monumentale che fu il primo ospedale del mondo e oggi è uno dei poli museali più ambiziosi d’Europa. Una visita ravvicinata, in un giorno non casuale: proprio ieri la Fondazione ha annunciato la programmazione del prossimo biennio.
Ad accompagnarla c’erano il presidente della Fondazione Santa Maria della Scala Cristiano Leone, il vicepresidente Niccolò Fiorini, la direttrice Chiara Valdambrini e la direttrice dei Musei Civici Michelina Eremita. Il percorso è stato costruito come un attraversamento completo: mostre in corso, spazi identitari e nuovi progetti, con un’attenzione particolare ai luoghi che segnano la memoria religiosa e civile del complesso.
Manetti ha visitato tutte le esposizioni, compreso il luogo sacro legato a Santa Caterina e l’esposizione internazionale di Teodora Axente. Ma il punto su cui ha chiesto più dettagli è stato il masterplan annunciato dalla Fondazione: la cornice strategica che dovrebbe guidare la trasformazione del Santa Maria della Scala nei prossimi decenni, firmata da tre archistar e pensata per riorganizzare funzioni, accessi e spazi. Tra gli interventi più attesi rientra l’auditorium, un’infrastruttura culturale di cui Siena discute da tempo e che nel progetto viene indicata come elemento chiave per ampliare la vocazione performativa del complesso.
Sul versante della programmazione, accanto alla grande mostra dedicata a Santa Caterina nel 2027, l’assessora regionale si è soffermata in particolare sull’annunciata esposizione dedicata a Richard Wagner, collegata a un progetto presentato come “Wagner Bayreuth”. L’idea, nelle intenzioni illustrate durante la visita, è raccontare il legame tra Siena e una stagione artistica tra Otto e Novecento, intrecciandola con una collaborazione con la città tedesca di Bayreuth e con un impianto multidisciplinare che unisca arti visive e musica.
Al termine del sopralluogo Manetti ha sottolineato il valore del luogo e la sua capacità di rinnovarsi: “Il Santa Maria della Scala l’ho visto in diverse occasioni, ma ogni volta riesce a stupirmi: è talmente bello, grande e ricco di elementi straordinari che sono convinta che, negli anni, potrà continuare a sorprenderci, crescere e essere valorizzato sempre di più. Questo luogo – ha detto ancora – ha davvero potenzialità incredibili. Pensando al futuro, se dovessi scegliere un ambito su cui puntare – ne ho parlato a lungo anche con il presidente Leone – direi senza esitazione il Santa Maria della Scala. Inoltre ho saputo del progetto straordinario che è stato appena lanciato, il “Wagner Bayreuth”. Mi piace molto anche l’idea di una multidisciplinarità che unisca arte e musica e che costruisca relazioni internazionali importanti: a conferma della possibilità, e delle potenzialità, che questo luogo ha di parlare non solo a Siena, non solo alla Toscana, ma davvero al mondo” ha concluso.
La visita si inserisce in una fase di particolare esposizione pubblica per il Santa Maria della Scala: da un lato la presentazione del biennio di attività, dall’altro la costruzione di una traiettoria di lungo periodo affidata al masterplan, al nuovo Statuto che sarà pronto ad aprile e tante idee che trovano il loro plauso a livello nazionale e internazionale. Tra mostre già aperte e scelte che dovranno misurarsi con tempi, risorse e sostenibilità, il Complesso si conferma un osservatorio sensibile: per la città, che ne attende un salto di scala; e per la Regione, chiamata a leggere il Santa Maria della Scala non solo come contenitore di eventi, ma come infrastruttura culturale con un impatto potenziale sull’intero territorio. Oggi, a ventiquattr’ore di distanza e dopo l’annuncio ufficiale dei fondi del Ministero della cultura che entrerà anche nella compagine amministrativa, la fotografia è quella di una visita istituzionale concreta, fatta di domande, tappe e progetti sul tavolo. Il resto, come sempre, lo diranno i passaggi successivi.