Metal detector nelle scuole, sicurezza, prevenzione del disagio giovanile ma anche accorpamenti degli istituti e dimensionamento scolastico. Sono questi i temi al centro dell’intervista a Chiara Magini della FLC CGIL, ospite della trasmissione Sette Giorni, dove si è discusso della recente direttiva ministeriale che prevede controlli rafforzati negli istituti e del decreto regionale sugli accorpamenti per l’anno scolastico 2026/2027, che coinvolge direttamente anche la provincia di Siena.
Secondo Magini il rischio è quello di trasformare la scuola in un luogo sempre più repressivo, perdendo di vista la sua funzione educativa: “Siamo molto preoccupati dall’eventuale presenza delle forze di polizia negli istituti. Temiamo che gli studenti non comprendano una presa di posizione così forte, soprattutto considerando che nelle scuole del nostro territorio da anni si portano avanti percorsi educativi e di prevenzione del disagio giovanile”.
“Così si rischia la militarizzazione delle scuole”
Per Magini, il messaggio che arriva ai ragazzi è sbagliato: “Quando si parla di violenza, bullismo, spaccio o possesso di armi si parla sempre di disagio giovanile. Rispondere con metal detector e controlli rischia di essere percepito come una misura repressiva, non educativa”.
La FLC CGIL non nega la necessità di garantire maggiore sicurezza, ma chiede un approccio diverso: “La sicurezza non può ridursi ai controlli. Servono investimenti veri nella scuola, nell’educazione e nel sostegno ai ragazzi. Coordinarsi con i prefetti può essere positivo, ma servono tempi, risorse economiche e formazione specifica per il personale. Altrimenti resta tutto sulla carta”.
C’è poi il tema della stigmatizzazione: “Già oggi alcuni istituti, come i professionali, subiscono un’etichetta negativa. Con queste misure si rischia di classificare le scuole in base al “rischio”, con conseguenze pesanti per studenti e famiglie. Spesso basta poco per far scattare giudizi che non sempre sono fondati su valutazioni oggettive”.
La FLC CGIL annuncia iniziative di sensibilizzazione e formazione e assemblee territoriali aperte alla cittadinanza: “Nei prossimi mesi saremo impegnati sia sul fronte della sicurezza sia su quello degli accorpamenti”.
Accorpamenti, “colpo alla continuità didattica e ai territori”
Sul dimensionamento scolastico, Magini parla di criticità evidenti, soprattutto nel caso dello smembramento dell’istituto comprensivo San Bernardino: “Qui la continuità educativa andrà persa. Le scuole vengono distribuite su istituti diversi e tutta la progettualità costruita negli anni scompare”.
Diversa la situazione di San Gimignano, accorpata interamente al comprensivo 2 di Poggibonsi, dove almeno sarà possibile mantenere l’impostazione didattica già esistente. Ma restano problemi strutturali: “La conseguenza più immediata è la perdita di posti tra personale ATA e dirigenti scolastici, e in prospettiva anche di docenti, perché gli organici vengono calcolati sul totale degli iscritti dell’istituto”.
Magini rassicura le famiglie sul fatto che gli edifici scolastici resteranno gli stessi, ma evidenzia disagi concreti: “Non ci sarà più il presidio di segreteria in alcune scuole, quindi le famiglie dovranno spostarsi, ad esempio a Poggibonsi. Anche insegnanti e dirigenti saranno costretti a continui spostamenti, con inevitabili ricadute sull’organizzazione”.
La FLC CGIL ribadisce la propria contrarietà a una razionalizzazione “solo numerica”: “È un modello che risponde a logiche economiche, legate anche al PNRR, e non ai bisogni reali dei territori. Continueremo a lottare, anche sul piano regionale e nazionale. Questa partita in parte è persa, ma non possiamo abbassare la guardia: gli accorpamenti non finiranno qui”.
L’appello finale è alla cittadinanza: “Serve unità per difendere la scuola pubblica. Dobbiamo essere pronti a contrastare le prossime ondate di dimensionamento, perché una scuola di qualità nasce dalla vicinanza ai territori, dagli investimenti e dall’inclusione, non dai tagli”.